“Domenica decidiamo il nostro futuro”: La Sardegna chiede chiarezza e unità d’intenti

“Domenica decidiamo il nostro futuro”: La Sardegna chiede chiarezza e unità d’intenti
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“Ci apprestiamo al rinnovo dell’amministrazione regionale in una fase difficile in Sardegna, testimoniata da indicatori economici poco rassicuranti, un disagio sociale diffuso, una palese arretratezza infrastrutturale, nelle reti, nei trasporti, nell’energia, sulla quale pesano le incertezze sul metano e la lentezza, quando non il blocco, di tante opere pubbliche”. Così il segretario generale Michele Carrus nell’editoriale del periodico della Cgil L’Altra Sardegna, che mette a confronto i sette candidati alla presidenza della Regione su otto domande.

Carrus analizza la fase politica che precede il voto e mette in rilievo le “evidenti contraddizioni interne alla compagine giallo-verde che guida il Governo nazionale, con vedute sostanzialmente diverse su questioni che hanno necessità di essere affrontate con il concorso di Stato e Regione, per la loro complessità prima che per il doveroso rispetto di impegni già sottoscritti, che rischiano di essere sacrificati sull’altare di una discontinuità più di facciata che non di merito. Serve chiarezza alla Sardegna, soprattutto nel rapporto con lo Stato: l’autonomia differenziata per le regioni ricche del Nord, sostenuta dalla Lega, i dubbi del Movimento 5 Stelle sulla metanizzazione dell’Isola, le stesse divisioni fra le due forze sulla vertenza dei pastori per il prezzo del latte, che si è cercato di strumentalizzare, sono discordanze nette che non forniscono ai sardi un quadro di orientamento elettorale trasparente rispetto agli intenti di governo della Regione”.

Nel testo il segretario coglie l’occasione anche per segnalare “l’eccessiva ruvidità di toni che non ha risparmiato la stessa dialettica interna al centro-sinistra, quando ci si è concentrati sui veri o presunti errori della legislatura che si chiude trascurando alcuni importanti risultati, come ad esempio il piano Lavoras, che dev’essere consolidato e rafforzato perché funziona e rappresenta una risposta concreta a problemi veri delle persone e dei territori”. Proprio sul lavoro, non a caso oggetto della prima delle otto domande rivolte nelle pagine del giornale ai sette candidati, la Cgil rivendica più attenzione: “Siamo pronti a confrontarci con chiunque vincerà le elezioni, ma chiediamo fin d’ora disponibilità a quel dialogo sociale che spesso viene posto in secondo piano, poiché sull’assenza di condivisione si fondano le riforme mal nate o mal gestite o rimaste incompiute e incomprese”.

Dalla Cgil anche il richiamo all’opportunità della doppia preferenza di genere: “Abbiamo bisogno di idee e persone sulle quali poter fare affidamento – scrive Michele Carrus – e per la prima volta, finalmente, abbiamo la possibilità che ci offre la doppia preferenza di genere di avvalerci del contributo fondamentale delle donne alla politica regionale, che può essere il segno di un vero cambiamento. Cogliamola!”

Il sindacato approfondisce le rivendicazioni che ha portato in queste settimane all’attenzione delle forze politiche e che continuerà a sostenere con forza con chi governerà la Regione: “Vorremmo una Sardegna capitale dell’innovazione, meno dipendente dagli altri ma più connessa e integrata, aperta al mondo e anche all’accoglienza, perché ci arricchisce e non è affatto vero che ci crea problemi in più: dobbiamo spezzare il nostro obbligato isolamento, integrandoci nella più vasta comunità nazionale ed europea, con adeguate politiche di sviluppo e di coesione”.

E ancora, al centro delle richieste: la realizzazione del piano di metanizzazione, dorsale compresa, perché “è una fandonia che sia troppo costosa e impattante, è invece funzionale alla sicurezza del sistema, all’alimentazione delle attività produttive e degli usi civili in tutti i territori, e soprattutto al controllo pubblico della risorsa, su approvvigionamento, distribuzione e prezzo”; la riforma della Regione, “non a fine legislatura solo per fare finta, in direzione di un nuovo patto fiscale con lo Stato e del federalismo interno”; una nuova politica industriale orientata al rilancio della filiera della metallurgia non ferrosa, alla riqualificazione di settori tradizionali, dall’estrattivo alle ceramiche fino al primario e investimenti sull’innovazione, su attività come blue e la green economy, la chimica verde e l’economia circolare, i nuovi materiali, la cantieristica e l’aerospazio, le bio-tecnologie e la meccanica fine, le nuove energie e l’Ict. E ancora, investimenti pubblici nelle infrastrutture e nei servizi universali, diritto allo studio, scuola, ricerca e università, servizi socio-sanitari, housing sociale, politiche attive del lavoro.