“Giunta inadeguata”: Cgil, Cisl e Uil ribadiscono le ragioni della mobilitazione

Nel giorno della mobilitazione regionale rinviata a causa della retrocessione in zona arancione, Cgil Cisl e Uil ribadiscono le ragioni della protesta contro l’inadeguatezza delle azioni della Giunta. In particolare, evidenziano l’insufficienza delle misure di contrasto agli effetti della pandemia, sia sul versante sanitario che economico e, più in generale, una forte carenza di misure per lo sviluppo, per il  lavoro e contro le povertà. L’elenco delle priorità trascurate dal presidente Solinas e dalla maggioranza al governo della Regione spazia dalla programmazione delle ingenti risorse messe a disposizione dall’Unione europea e dallo Stato fino alle politiche su sanità e sociale, scuola e istruzione, trasporti interni e continuità territoriale, industria e reti digitali ed energetiche.

I sindacati chiedono da tempo un confronto alla Giunta e al suo presidente che, invece, continuano ad agire in modo autoreferenziale, imponendo decisioni senza alcuna condivisione. Il risultato è una sostanziale mediocrità degli interventi in campo. Perciò, affermano i segretari generali Cgil, Cisl e Uil Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca, “è indispensabile una revisione di metodo e contenuti dell’azione di governo, che non può prescindere dal dialogo con le parti sociali”. Nel frattempo, i sindacati attendono l’uscita dalla zona arancione per riprogrammare una mobilitazione regionale senza escludere il ricorso allo sciopero generale.

Fra i temi sui quali Cgil, Cisl e Uil rivendicano di confrontarsi ci sono le misure di sostegno per il mondo del lavoro, a iniziare dagli esclusi, e un piano di politiche attive che rafforzi e implementi quanto fatto finora, a partire da programma Lavoras e dalle altre misure rivelatesi insufficienti, in particolare per le donne, i giovani e i segmenti deboli del mercato del lavoro.

Poi un Piano regionale di utilizzo delle risorse del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza integrato con i programmi dei Fondi strutturali europei e dello Stato: secondo i sindacati “serve una programmazione economica e finanziaria integrata e coerente con gli obiettivi più avanzati di crescita sostenibile e inclusiva, nella prospettiva della transizione ecologica e digitale”.

E ancora, un programma pluriennale di interventi di coesione e inclusione sociale, contro le povertà, che guardi ai soggetti e ai territori più deboli, promuovendo servizi di qualità accanto alle necessarie prestazioni monetarie. Poi investimenti consistenti sul Servizio sanitario, sul personale, sui servizi ospedalieri e della medicina territoriale, un valido e veloce piano di vaccinazione e misure per superare l’emergenza e tornare alla normalità. Sono decisamente urgenti anche gli interventi per gli anziani e nelle aree della disabilità e non autosufficienza.

L’attenzione dei confederali è rivolta inoltre alle misure su Formazione e Istruzione (a partire dalla loro messa in sicurezza) e al rilancio della ricerca di base e applicata (per promuovere l’ammodernamento tecnologico e l’innovazione produttiva nelle imprese e nei sistemi locali), al potenziamento dei trasporti interni e della continuità territoriale aerea e marittima, e a un piano delle opere pubbliche. Cgil, Cisl e Uil sollecitano politiche industriali ed energetiche di difesa e rilancio dei presidi esistenti e orientate all’innovazione, alla transizione ecologica e digitale.


Poi politiche di governo del territorio rispettose del paesaggio e dei suoi beni culturali, per promuovere una visione moderna di rilancio delle costruzioni e della qualità urbana e del turismo. Sulle riforme, i sindacati rivendicano partecipazione e forme di sussidiarietà e decentramento in forma partecipativa dei poteri oggi fortemente accentrati sulla Regione, il tutto in uno spirito unificante, evitando politiche spartitorie o meramente campanilistiche: solo così può realizzarsi l’efficienza amministrativa e l’efficacia dei servizi pubblici. Attenzione anche al riequilibrio territoriale, per il quale occorre una nuova programmazione dello sviluppo che riconosca e valorizzi le specializzazioni produttive e l’integrazione economica e sociale.