Regione assente sulla programmazione energica, l’appello della Filctem

Regione assente sulla programmazione energica, l’appello della Filctem
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Idroelettrico, biomasse, idrogeno: sono le tre fonti sulle quali la Sardegna potrebbe puntare se finalmente la Regione volesse dotarsi di un piano energetico per accompagnare, insieme all’uso del gas, la necessaria fase di de-carbonizzazione: è la posizione della Filctem Cgil regionale tracciata insieme al Coordinamento degli elettrici riunito ieri a Tramatza per definire le azioni utili a sollecitare la maggioranza al governo regionale che “rischia invece di subire decisioni prese altrove e da soggetti che hanno interessi ben diversi da quelli della collettività dei sardi”.

“Per stare dentro i processi della transizione e il proposito di riduzione dei gas climalteranti garantendo l’approvvigionamento, la stabilità e la sostenibilità energetica della Sardegna, abbiamo necessità della diversificazione delle fonti”: è uno dei punti fermi emersi in tutti gli interventi dei delegati delle aziende del settore elettrico, che hanno infatti sottolineato l’urgenza di puntare sulla produzione da fonti rinnovabili, a partire da quelle tre fonti. “La proposta è ovviamente accompagnata e sostenuta da una produzione programmabile a gas dentro un contesto di interconnessioni delle reti elettriche e di trasporto del gas da nord a sud dell’Isola gestite con le competenze necessarie già presenti”.

Per quanto riguarda le fonti su cui puntare, oltre a eolico e fotovoltaico, eccole: l’idroelettrico, utilissimo per il bilanciamento e la sicurezza del sistema con lo sfruttamento dei bacini idrici compresi quelli minerari; le biomasse, che sono programmabili, forniscono un apporto doppio in termini di assorbimento di CO2, e sono utili anche per la programmazione delle manutenzioni del verde boschivo; l’idrogeno come vettore de-carbonizzato in quanto non produce gas nocivi per la sua produzione né per il suo utilizzo.

Rispetto a queste prospettive, che potrebbero essere perseguite proficuamente, nel corso della riunione è emerso invece un giudizio critico verso chi dovrebbe indirizzare le politiche di settore: “Non c’è consapevolezza di quanto sia importante la partita energetica necessaria a tutte le attività produttive, dei servizi, così come agli usi civili, non c’è un piano complessivo di indirizzo che tenga insieme gli obiettivi di sostenibilità ecologica e socio-economica”.

Eppure l’attualità dovrebbe suscitare ben altra reazione: “La pandemia prima e il conflitto bellico adesso ci hanno messo davanti all’inadeguatezza delle scelte fatte anche a livello nazionale: assenza di programmazione, carenza di infrastrutture, limiti negli approvvigionamenti, monocultura delle fonti di produzione basate solo sugli idrocarburi. Una realtà che la Sardegna paga più di altre regioni”.

Per questo la Filctem Cgil chiede azioni, interventi e indirizzi regionali capaci di recuperare il tempo perduto, soprattutto di mettersi al passo con le urgenze della transizione in atto. Nessuna produzione può essere esclusa e il periodo che stiamo vivendo lo dimostra: “La ricetta è il mix delle fonti, nessuna è sufficiente da sola a garantire ai sardi l’energia necessaria per sostenere e sviluppare tutti i settori dell’economia, chi sostiene cose diverse, che sia un’impresa o un soggetto istituzionale dice cose non vere che rischiano di far regredire la Sardegna e portarla fuori dai necessari percorsi di transizione”. Di sicuro, per la Filctem la soluzione non passa per i parchi batteria, perché non consentono la stabilità della rete e, oltretutto, per i materiali di cui sono composti e per il loro smaltimento, impattano gravemente sull’ambiente.
L’appello del sindacato va quindi al presidente Solinas, alla Giunta e a tutta la politica regionale affinché inizi a confrontarsi su una programmazione del sistema energetico: “Le iniziative imprenditoriali – ha concluso il segretario regionale Filctem Cgil Francesco Garau ieri a Tramatza – devono essere coordinate e non lasciate al libero arbitrio di chi vuole curare solo i singoli interessi senza costituire una vera soluzione per l’economia e occupazionale per la Sardegna”.