Governo inconsistente, Sardegna allo sbando
Martedi 23 Settembre 2014
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L’Altra Sardegna novembre 2011

Editoriale di Enzo Costa, segretario generale Cgil Sardegna   

Governo inconsistente, Sardegna allo sbando
 
La minaccia di dimissioni del presidente Cappellacci, dichiarazione d’intenti che resta per adesso senza seguito, dimostra ancora una volta la debolezza politica di questo governo regionale. Il presidente abbozza una reazione alle contraddizioni della sua stessa maggioranza, continua a snobbare l’Aula di via Roma, nonostante il voto segreto abbia reso evidente a tutti che il Consiglio Regionale reclama il suo ruolo. Un atteggiamento davvero irresponsabile, soprattutto se si pensa alla sofferenza del sistema economico e sociale della Sardegna. Perciò c’è da chiedersi quali interessi muovano davvero questo Presidente. Perché minaccia la crisi politica quando si parla del Piano casa tre?
 
Tutto sembra ruotare intorno al settore delle costruzioni, dalla legge per il golf alle modifiche al Ppr sino al piano casa. Sono davvero queste le priorità per i sardi? Non è un caso che Cgil, Cisl e Uil abbiano indetto lo sciopero generale per venerdì 11 novembre, il terzo da quando è in carica l’attuale Giunta regionale. Uno sciopero diverso da quelli proclamati negli anni scorsi che, come ricorderete, avevano lo scopo di unire le forze politiche e sociali contro una crisi pesantissima che la Sardegna non poteva e non può permettersi. Quel movimento trovò sintesi nell’accordo firmato con il Presidente della Giunta regionale il 4 giugno 2010, un documento nel quale si individuava un percorso comune e un metodo di dialogo sociale che avrebbe dovuto avviare una stagione di ripresa economica e di uscita dalla crisi. Quell’accordo, a distanza di un anno, è stato totalmente disatteso e, purtroppo, la situazione sarda è drammaticamente peggiorata: l’inefficienza e l’inadeguatezza delle politiche messe in campo per fronteggiare la crisi sono evidenti a tutti, al punto che la Confindustria, insieme a Cgil, Cisl e Uil, ha sottoscritto un documento di denuncia comune. Un fatto significativo, perché gli industriali hanno condiviso con il sindacato un giudizio pesantemente negativo sull’operato della Giunta spingendosi fino a denunciare “gli attuali balbettii e le generiche promesse che denotano carenza di idee”, invitando la maggioranza che governa a smetterla con “slogan e spot, parole al vento che vengono portate via dalla prima folata di maestrale”. Un giudizio nettissimo e durissimo che giustifica la proclamazione dello sciopero generale, lo strumento più forte che le organizzazioni sindacali possano mettere in campo: uno sciopero che chiede discontinuità e cambiamento nella linea politica che il presidente Cappellacci porta avanti in totale solitudine, un modo di operare che produce macerie e allontana sempre di più la Sardegna dall’Italia e dall’Europa.
 
Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, provi a leggere i primi documenti prodotti per elaborare la manovra finanziaria del 2012: sulle entrate si continua a contabilizzare poste rilevanti (800 milioni di euro) in applicazione dell’articolo 8 dello Statuto, risorseche il Governo ci nega e che la maggioranza timidamente rivendica attraverso una dichiarata azione legale. Inoltre, per i vincoli imposti dal patto di stabilità interno, la spesa dovrebbe diminuire di circa 405 milioni rispetto a quella registrata nel 2010. Tutte risorse che non sono spendibili e che portano il livello massimo dei pagamenti nel 2012 (competenza + residui) a soli 2.766 milioni, escludendo la spesa per la sanità. Questo significa che forse riusciremo a far fronte esclusivamente alle spese ordinarie e che non ci sono risorse per investimenti, infrastrutture e crescita. Un bilancio economico che non potrà contribuire in nessun modo a migliorare la situazione, anzi, sicuramente servirà a peggiorarla. E la responsabilità è tutta di chi non ha affrontato il governo a muso duro, con coraggio e autorevolezza, su temi fondamentali come le entrate, il fondo infrastrutture, il riconoscimento della nostra condizione di insularità, la negoziazione del patto di stabilità. In una parola, tutto deriva dalla subalternità di questo governo regionale. È inoltre preoccupante l’incapacità di spendere i fondi Fesr e Feasr: la rimodulazione attuata sul primo fondo impedirà di perdere le risorse per disimpegno automatico al 31 dicembre ma non risolve il problema, lo rimanda semplicemente agli anni successivi. Il modo con cui si vuole fronteggiare questa drammatica situazione, è sconfortante: tagli lineari a tutti gli assessorati, quindi meno investimenti su Istruzione, Lavoro, Agricoltura, Turismo, Artigianato e Ambiente. Inoltre, rimandare le scelte di dettaglio al collegato alla Finanziaria, è un modo vecchio di fare politica: la conseguenza sarà la solita distribuzione a pioggia delle pochissime risorse disponibili.
 
Come negli anni passati, la giunta rinuncia a fare scelte precise e stabilire priorità, perché ciò che conta, in questo modo di governare, è non scontentare nessuno (dei politici naturalmente). Queste considerazioni sono alla base dello sciopero generale dell’11 novembre, una protesta che, inevitabilmente, assume un carattere politico di sfiducia verso questa Giunta Regionale e il suo modo di operare. Uno sciopero che chiede discontinuità nelle politiche, e rispetto per le rappresentanze sociali. Sarà anche la prima risposta, unitaria e di piazza, nei confronti di un Governo nazionale che mira soltanto a tagliare i diritti dei lavoratori: ritorna l’attacco all’articolo 18, come ritorna l’accanimento contro i dipendenti pubblici e le pensioni. Pertanto, lo slogan della manifestazione, Adesso Basta, vale per entrambi, Governo regionale e nazionale: i lavoratori, i pensionati, i giovani e le donne senza lavoro, i disoccupati e i cassaintegrati chiedono risposte ai loro problemi, basta con le politiche di sacrifici diretti sempre e solo verso la povera gente, basta con gli aumenti dell’Iva e delle accise, basta con la precarietà del lavoro. 
 
 
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