La politica recuperi il dialogo sociale
Martedi 23 Settembre 2014
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L’Altra Sardegna maggio giugno  2012

Editoriale di Enzo Costa, segretario generale Cgil Sardegna 

La politica recuperi il dialogo sociale 
 
Il rapporto della Banca d’Italia presentato a giugno conferma la drammaticità della crisi sarda: la situazione economica sembra avere preso una dimensione di declino quasi strutturale. Eppure, esistono tante eccezioni positive. In un contesto di gestione della cosa pubblica mediocre e profondamente inadeguato rispetto allo stato di bisogno dei sardi, ci sono in Sardegna imprese e persone che sanno ancora farsi rispettare e riescono a imporsi, anche in momenti di crisi, in una economia fortemente orientata al mercato. Il 33 per cento delle imprese sarde ha ripreso a fare utili e a liberare risorse per investire in innovazione e sviluppo. La percentuale di quelle che hanno recuperato il fatturato del 2007 (prima della crisi) è il 38 per cento. La ripresa ha interessato principalmente i servizi, in particolare il commercio e il comparto ricettivo, insieme al settore metallurgico e dell’energia, in particolare rinnovabile.
 
Al peggioramento dei dati complessivi ha contribuito l’appesantimento della situazione finanziaria nelle imprese industriali, ma soprattutto la difficoltà a recuperare la capacità di esportare prodotti non-oil. Le esportazioni sono diminuite, nel biennio 2008/2009, del 45,8 per cento, aumentate di appena l’8,3 per cento nei due anni successivi. Alla fine del 2011 le esportazioni della Sardegna erano inferiori di oltre 40 punti in percentuale rispetto al 2007.
 
Non avendo un mercato interno significativo, non riusciamo a stare dentro i mercati globali. Anche il confronto con le regioni europee che presentavano caratteristiche strutturali simili alle nostre è perdente, recuperiamo circa la metà rispetto agli altri. La principale causa è rappresentata dalla nostra struttura, che è fatta di specializzazione geografica e merceologica. Perciò dovremo concentrare le nostre azioni nel ridurre i vincoli geografici, ottenere il riconoscimento della condizione di insularità e cambiare gradualmente la merceologia delle nostre produzioni. Non serve a niente concentrare tutte le nostre azioni nel difendere esclusivamente l’esistente se non riusciamo a inserirlo dentro un contesto di nuova prospettiva. Proviamo a ripartire da quel 38 per cento che resiste e riesce ancora a competere, orientiamo le nostre strategie verso il territorio attraverso politiche che sviluppino le risorse e le competenze che esistono, partendo appunto dai punti di eccellenza e non di crisi, cerchiamo di promuovere azioni di sistema e di prossimità dentro i territori e tra territori, e cerchiamo di monitorare la situazione cercando di premiare ed estendere le buone pratiche. Contemporaneamente, per rispondere alla specializzazione geografica affrontiamo, una volta per tutte, il confronto con lo Stato e con l’Unione Europea per il riconoscimento della nostra condizione di insularità. Su questo specifico tema la Cgil sarda sta presentando un progetto europeo per mettere a confronto la situazione delle principali isole del Mediterraneo - Sardegna, Sicilia, Corsica, Malta e Cipro – avremo come partner le organizzazioni sindacali, la Confederazione Europea dei Sindacati, la Confindustria e la Lega delle Cooperative, coinvolgeremo esperti dell’Università. Lo studio durerà dodici mesi e si concluderà, dopo un percorso itinerante, con una conferenza internazionale che si terrà a Cagliari. Ancora una volta tenteremo di sopperire al pesante e assordante vuoto dell’amministrazione politica della regione, tenteremo di reagire, questo perché siamo ancora convinti che ci possa essere una ripresa economica in Sardegna, che sia ancora possibile ridare ai nostri giovani una speranza.
 
Per concludere, due riflessioni su quanto accade in questi giorni nella nostra bellissima isola. La prima: è stata davvero singolare la reazione e la risposta che la nostra rappresentanza politica e istituzionale del Consiglio Regionale è riuscita a dare per spiegare ai sardi, ma principalmente ai propri elettori, la conclusione della bellissima, composta e partecipata marcia per il lavoro organizzata da Cgil, Cisl e Uil regionali il 28 giugno. Senza polemica alcuna, cercando di guardare avanti, credo che sia interesse di tutti, in primo luogo di chi siede nelle istituzioni, recuperare un dialogo sociale che non andrebbe mai interrotto, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. Pertanto credo si debba trovare il modo e il tempo per sederci attorno a un tavolo e recuperare il tempo perduto, non ci possiamo permettere il lusso di sentirci offesi. La seconda: è giunto il tempo di dare risposte concrete alla consultazione referendaria che ha visto i sardi recentemente protagonisti, il cuore dei quesiti è rappresentato dalla volontà popolare di riscrivere il nostro Statuto attraverso la convocazione dell’Assemblea Costituente del popolo sardo, e visto quanto sta decidendo il Governo tecnico sui tagli alla spesa pubblica forse conviene sbrigarci. 
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