Saccheggiare il paesaggio non creerà lavoro
Martedi 23 Settembre 2014
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L’Altra Sardegna agosto 2012


Editoriale di Enzo Costa, segretario generale Cgil Sardegna 

Saccheggiare il paesaggio non creerà lavoro 
 
La revisione delle norme che tutelano il paesaggio era il fulcro del programma della coalizione di centro-destra. Annunciata in campagna elettorale, poi accompagnata da una serie di atti preliminari compiuti nei quasi quattro anni di governo. Tutto pur di facilitare le recentissime azioni (quasi) decisive: le linee guida approvate a luglio, le delibere che verranno entro i prossimi tre mesi. Provvedimenti che riflettono un’idea vecchia e pericolosa - secondo la quale ci sarebbe un modo buono e uno cattivo di investire in cemento – che entreranno in conflitto con norme e leggi nazionali.
 
Di recente, il ministro all’Agricoltura Catania, ha presentato il disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. L’obiettivo è rilanciare l’attività agricola, tutelare paesaggio, ambiente, aree rurali, e promuovere la ristrutturazione dell’esistente. Una legge molto interessante per la Sardegna, perché se decidessimo di intraprendere quella direzione – ripartendo dalle nostre risorse naturali – forse riusciremmo a uscire dalla crisi più in fretta e con una prospettiva di sviluppo a lungo tempo. Invece qui assistiamo a un’involuzione. Già a ottobre 2009, la legge 4 per «il sostegno all’economia mediante il rilancio del settore edilizio», inquadra il percorso da seguire per scardinare regole e vincoli paesaggistici. Recita l’articolo 11: «Con periodicità biennale la Giunta regionale procede all’aggiornamento e alla revisione dei contenuti descrittivi e dispositivi del Piano paesaggistico regionale». Ogni due anni. Per chi ha più fretta, c’è l’articolo 13, che avvalla norme temporanee, e indica come e dove si può costruire senza aspettare i Puc. Diceva la maggioranza, che quella legge – il piano casa – sarebbe stata il primo tassello per far ripartire l’economia, edilizia in primis. Ecco i risultati: dal 2008 al 2011 il comparto edile ha perso 17.856 posti di lavoro, passando da 44.032 operai censiti dalle Casse Edili a 26.176, con un decremento percentuale del 40,86 per cento. Le imprese censite sono passate da 7.978 a 6.100 con un differenziale negativo pari a 1.878 (meno 23,35 per cento). E allora i casi sono due, o quella legge non aveva come vero obiettivo il rilancio del settore, oppure è da annoverare fra i fallimenti di questa Giunta regionale. Due letture, entrambe plausibili. Dopo il piano casa, c’era stata la legge 19, approvata a settembre 2011: «Provvidenze per lo sviluppo del turismo golfistico». Per la maggioranza si trattava di un altro «importante provvedimento finalizzato a rilanciare l’economia dell’Isola». Il risultato? Lo Stato impugna la legge pochi mesi dopo per presunte illegittimità costituzionali. Il riferimento, è alla parte in cui modifica le regole di salvaguardia del Ppr senza concordale con il ministero. L’articolo 11 della legge sul piano casa, nel frattempo, resta uno dei capisaldi nelle linee guida per la revisione del Ppr. Qui si legge che la materia paesaggistica è in costante evoluzione, quindi occorre sottoporla ad aggiornamenti periodici, biennali. Una scelta assurda persino tecnicamente, visti i tempi delle richieste e procedure burocratiche, delle autorizzazioni e degli interventi stessi.
 
L’idea che sottende la revisione è questa: troppa rigidità nei vincoli è dannosa, meglio il concetto di tutela attiva e variabile. Sul paesaggio si può e si deve incidere. C’è persino la richiesta alle amministrazioni locali affinché si misurino con i progetti per valutarne gli effetti. Giusto, ma dentro quale cornice di regole e vincoli? Non ci saranno, perché quelle fondamentali, a difesa del patrimonio costiero e del paesaggio rurale, verranno stravolte. Almeno nei piani di questa Giunta. Per evitarlo, c’è ancora qualche margine. La materia impone un confronto con lo Stato, e il ministero ha già fatto sapere che la prassi va rispettata. Un buon punto di partenza che impone a tutti noi di fare qualcosa per fermare ciò che sembra l’unico vero interesse di chi guida oggi la Regione. Il sindacato farà la sua parte, mobilitandosi. La verità è che, come il piano casa non ha rilanciato l’edilizia e la legge sul golf non potrebbe mai rilanciare il turismo, stravolgere il Ppr non porterà nulla di positivo ai sardi e alla Sardegna. Non creerà posti di lavoro, danneggerà il turismo, condizionerà pesantemente ogni ragionamento sul futuro modello di sviluppo. Chi sostiene il contrario, alimenta false speranze cercando di convincere i sardi - in una fase di disperazione come questa - che non c’è nulla di male a distruggere un altro po’ di paesaggio se in cambio ci sarà il lavoro. Ma è un doppio inganno. Perché non ci sarà più lavoro, né subito né nel futuro. Per fare solo un esempio della mistificazione con cui il tema viene affrontato, nell’edilizia il lavoro è mancato perché non si sono più fatte le opere pubbliche e perché quell’opera indispensabile, e mai stoppata dal Ppr, di recupero e ristrutturazione dei centri storici e di tutto il patrimonio urbanistico esistente, non è mai stata avviata. Scardinare le regole del paesaggio ci restituirà una Sardegna più povera, devastata nelle sue bellezze e senza prospettive.
 
Le linee guida costituiscono un pericolosissimo balzo indietro nel tempo che ha come unica motivazione la volontà di favorire gruppi ristrettimi di portatori di interessi del tutto contrari al bene della collettività. Le statistiche dicono che, se non ci sarà una inversione di tendenza, nel 2050 la Sardegna avrà seicentomila abitanti in meno, perciò la preoccupazione della politica non può essere quella di costruire ancora, anche considerando il numero di seconde case, edifici invenduti o abbandonati. Ecco perché la Cgil si impegnerà con iniziative pubbliche, mobilitazioni e proteste per sconfiggere la logica dei metri cubi e del cemento: stiamo attraversando un momento di incertezza assoluta, il futuro del nostro apparato produttivo, dell’industria e dei servizi, è in bilico. Siamo davvero disposti a mettere a rischio l’unico punto di forza che abbiamo, l’ambiente? 
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