Costa lascia guida Cgil: Scelta difficile, ora nuova sfida
Martedi 23 Settembre 2014
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L’Altra Sardegna marzo 2013 

Editoriale di Enzo Costa, segretario generale Cgil Sardegna 
 
 
Costa lascia la guida della Cgil:
«Scelta difficile, ora una nuova sfida»
 
Nell’assumere un nuovo incarico che mi imporrà di lasciare la guida della Cgil Sar­da, desidero rivolgere, con animo grato, ai miei colleghi di Segreteria, a tutti coloro che hanno collaborato al mio fianco in questi appassionanti ultimi quattro anni, al Comitato Direttivo, ai Segretari regionali di Cisl e Uil, il mio più vivo ringraziamen­to per il prezioso lavoro che insieme siamo riusciti a realizzare, sempre nell’interesse dei più deboli e delle persone che affidano a noi la propria rappresentanza e la difesa dei loro diritti.
 
Nel cuore porto le persone che mi hanno incoraggiato, ma anche coloro con i quali, a vario titolo, ho condiviso un cammino, a volte faticoso, tortuoso, ma sempre pieno di umanità e aperto alla ricerca delle pos­sibili soluzioni agli annosi problemi che affliggono il mondo del lavoro e la condi­zione sociale della società sarda. Ora però, è il momento di chiudere la mia lunga esperienza lavorativa e professionale con la Cgil e aprirne un’altra, all’Auser, che sa di avventura, ma ha in comune con la pre­cedente l’impegno sociale, la affronto con il prezioso bagaglio di esperienza che solo una grande organizzazione come la Cgil ha saputo darmi. Da domani mi occuperò di volontariato, di chi nel silenzio e con poco rumore e tanta umiltà si occupa di chi ha bisogno, di chi in questa società che corre, brucia valori e persone, è più lento e non riesce a reggere la competizione. Richiesto, voluto o temuto, è comunque un cambia­mento importante che determina un certo grado di tensione: nell’intimo si alterna­no timori e speranze, progetti e incertezze e, perché no, anche rimpianti per quello che si lascia. Non posso non provare com­mozione ripercorrendo le varie tappe del­la mia vita da sindacalista, che inizia da semplice iscritto nel 1974, e poi la Fiom, la “mia” categoria dei metalmeccanici, la Camera del Lavoro di Cagliari e, in ultimo, la Cgil regionale: quarant’anni di vita as­sociativa che ha contribuito ad accrescere la mia maturità umana e professionale. In tutti questi anni mi sono adoperato, per quelle che sono le mie capacità, per lo svi­luppo della società, promuovendo una cul­tura dei valori e della responsabilità, una cultura che parte dal lavoro come strumento di libertà e di emancipazione, ho cerca­to di farlo con gli strumen­ti propri di un sindacalista, mettendo insieme le persone, privilegiando l’unità sindacale an­che quando appariva utopistica, dando voce ai bisogni, costruendo speranze e riferimenti dentro una progettua­lità che guarda al futuro, che parla alle persone, che cerca di renderle protago­niste.
 
Lascio soddisfatto per il lavoro svol­to ma non sereno, sono troppi i pro­blemi ancora aperti, complice certamente una crisi senza prece­denti e una classe po­litica sicuramente non all’altezza della situa­zione, troppe le strade intraprese e non con­cluse, e allora quella intima commozione si fa in me più sensibile e profonda. Sono ferma­mente convinto che il sindacato debba trasmet­tere alle nuove generazioni i valori della tradizione, ma abbia anche l’obbligo istituzio­nale ed etico di offrirgli una organizzazione inclusiva e aperta a nuovi orizzonti, perseguendo l’obiet­tivo dello sviluppo dell’autonomia progettuale e della qualità, ma sopra­tutto del ricambio generazio­nale, solo questa ragione mi ha convinto che era giunto il momento di dedicarmi ad altro.
 
A tutti i miei compagni di strada, di oggi e di ieri, rinnovo la mia sincera gra­titudine per la fiducia e la comprensione dimostratemi in questi anni di reciproca collaborazione. Ci sarà sempre un angolo del mio cuore riser­vato a voi. Comunque potete stare tranquilli perché non vado via, lavorerò sempre al vostro fianco, in un incarico nazionale che cercherò di svolgere seguendo gli inse­gnamenti che la Cgil mi ha dato, rafforzando quel rac­cordo che già esiste tra con­trattazione sociale e mondo del volontariato in un unica visione di cambiamento della società che passa obbligatoriamente attraver­so la capacità di saper coniugare il lavoro con la solidarietà.
Da parte mia spero di non aver deluso le attese di ognuno di voi, pur tuttavia vi prego di non du­bitare del mio attaccamento alla Cgil, della quale serberò sempre un affettuoso ricordo. A tutti, con stima profonda e rinnovata grati­tudine, il mio più cordiale saluto.
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