«Premiati gli interessi di pochi contro l’intera Sardegna»
Martedi 23 Settembre 2014
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L’Altra Sardegna maggio 2013 

Editoriale di Michele Carrus, segretario generale Cgil Sardegna 

«Premiati gli interessi di pochi contro l’intera Sardegna»

 
Propagandistica, ideologica, inefficace. Questi tre aggettivi qualificano la Finan­ziaria regionale approvata dal Consiglio nei giorni scorsi. Oltretutto con grande, e col­pevole ritardo, da parte della maggioranza che governa. L’impostazione della legge è del tutto sba­gliata, perché ruota intorno a questo princi­pio di fondo: premiare gli interessi di pochi a scapito degli interessi generali. Ancora una volta, Giunta e maggioranza hanno di­mostrato che per il mondo del lavoro, e per il rilancio del sistema economico e produt­tivo, non c’è alcuna attenzione, alcuna pro­gettualità. Nessuna sensibilità per i tanti, troppi, costretti a sopravvivere con il sussi­dio della cassa integrazione, in attesa che lo sviluppo riparta e che vengano create nuove occasioni di lavoro, o risolte vertenze e nodi strutturali annosi in quest’Isola. Quella che muoviamo è una critica basata sulla con­cretezza dei numeri e sui riflessi che le mi­sure adottate avranno sulla collettività. Un esempio per capire: 240 milioni per tagliare l’Irap, un provvedimento triennale che vale, quindi, 720 milioni di euro. Al piano straor­dinario per il lavoro ne erano stati destinati 200 per quattro anni. Risorse che sono spa­rite dalla Finanziaria già dall’anno scorso e che non sappiamo quale fine abbiano fatto. Sull’Irap poi, c’è da dire che un provvedi­mento in favore di tutte le aziende, senza vincoli e criteri, non genera quel processo virtuoso che auspichiamo, ovvero un rifles­so nell’occupazione e nei processi che ri­mettono in moto i consumi e l’economia. Così come è stato formulato appare invece come un regalo alle imprese, che però può causare ricadute dannose visto che sottrae risorse alla sanità e al sociale. Perciò abbia­mo chiesto, inascoltati, almeno di legare lo sconto fiscale all’impegno di non cancellare posti di lavoro e anche alla rioccupazione di parte dei lavoratori espulsi dal sistema produttivo.
 
Che dire invece di quanto accaduto in aula intorno ai trenta milioni per gli ammor­tizzatori sociali? La protesta dei lavoratori sotto il Consiglio ha sortito il risultato di liberare quelle somme, seppur esigue. Ma il giorno dopo il Consiglio ha smentito se stesso: nemmeno quei trenta milioni sono spendibili immediatamente, occorrerà una legge apposita. Significa che secondo chi governa i lavoratori possono sempre aspet­tare. Attenzione però, perché questo modo di governare e la sfacciata tendenza ad ac­carezzare interessi particolari in vista del­le prossime elezioni si scaricherà inevita­bilmente sul futuro della Sardegna intera. Nella manovra ci sono misure rischiose, che potrebbero persino tradursi in interventi illegittimi. Ripropongono la flotta sarda, nonostante il procedimento aperto dalla Corte dei Conti e il pericolo che le risorse destinate vengano considerate come aiuti di stato dalla Commissione Europea. L’utiliz­zo inappropriato del Sardex poi: vogliono pagare il lavoro vero (contributi compresi?) con moneta virtuale.
 
Ma c’è anche di più: la promessa di una zona franca integra­le è una presa in giro. Primo perché non sta dentro un sistema di regole condiviso a livello statale ed europeo. E poi perché, ammesso e non concesso che sia realizza­bile, abbattere tutte le tasse, ai produttori e ai consumatori, a tutti i settori e in ogni area della Sardegna, produrrebbe due ef­fetti: considerato che già oggi incassiamo complessivamente più o meno la metà della spesa pubblica allargata regionale, le en­trate sarebbero incredibilmente ridotte e la Regione non saprebbe più come coprire le spese, con il risultato che verrebbero ta­gliati servizi essenziali. E poi un ‘intervento piatto perpetua il dualismo già esistente tra aree e settori forti e deboli, perciò non ci sarebbe alcuna ricaduta positiva nello svi­luppo, che va indirizzato e stimolato verso una precisa direzione. Diverso sarebbe in­fatti selezionare aree, settori e tipologie di investimenti da promuovere. E’ pura ideo­logia iper-liberista supporre che la crescita e il benessere derivino automaticamente da una generalizzata riduzione delle tasse. E ancora, legata alla zona franca integrale c’è l’idea di una agenzia regionale per la riscossione dei tributi in luogo di Equitalia, anche questo un progetto fumoso.
Noi continueremo a far sentire le nostre ra­gioni, in primo luogo nella manifestazione di Cgil, Cisl e Uil il 24 maggio a Cagliari. E’ una manifestazione che anticipa quella nazionale del 22 giugno a Roma e che è quanto mai necessaria dopo la conferma che il governo nazionale destinerà agli ammortizzatori in deroga un miliardo, cifra che non copre as­solutamente il fabbisogno. La protesta, che nasce in primo luogo per rivendicare ulte­riori risorse, si lega ad altre emergenze, la riforma dei servizi per l’impiego, la forma­zione professionale, forestali e enti regionali. Le parole della mobilitazione sindacale sono Lavoro, Riforme, Equità fiscale. Dietro queste parole ci sono persone e progetti, c’è un’idea di società e di futuro. Con la mobilitazione daremo voce a queste persone e ai loro pro­getti, l’auspicio è che la politica non resti, ancora una volta, insensibile.
 
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