Appello alla Giunta: «Prima di tutto il lavoro»
Martedi 23 Settembre 2014
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L’Altra Sardegna marzo 2014

Editoriale di Michele Carrus, segretario generale Cgil Sardegna      

Appello alla Giunta: «Prima di tutto il lavoro»
 
Il nostro Congresso, che si svolge in una fase di gravissima crisi economica e sociale, ha visto il cambiamento di guida politica alla Regione. Un passaggio importante, che ha catalizzato l’attenzione dell’organizzazione, impegnata a delineare, insieme alle Categorie e alle Camere del Lavoro, una piattaforma di proposte per il confronto politico-istituzionale. Il Congresso è un’occasione per fare un bilancio degli ultimi quattro anni, un’analisi lucida e onesta del nostro operato, ma anche un momento di discussione su come affrontare i prossimi: dobbiamo guardare avanti con la forza e la responsabilità che i lavoratori ci hanno chiesto in questi due mesi e più di dibattito e di ascolto. Dobbiamo rispondere con il nostro impegno quotidiano a quella fiducia che si è rinnovata - nelle assemblee di base, nei luoghi di lavoro, nei territori - che per noi è ancora più preziosa se guardiamo al clima diffuso di discredito della politica, delle istituzioni e, più in generale, della rappresentanza tradizionale.
 
Abbiamo denunciato spesso l’inadeguatezza del governo regionale uscente, non lesinando critiche verso provvedimenti che hanno contribuito al peggioramento del quadro economico e sociale dell’Isola. E abbiamo anche detto che vorremmo un cambio netto nelle scelte di governo così come nelle pratiche quotidiane e nella trasparenza dell’azione politica. Sono stati anni che ci hanno mostrato un degrado della politica regionale - visibile nell’inerzia così come nelle scelte compiute, oltre che nella dubbia moralità di parte dei suoi esponenti - e che ci hanno visto mobilitarci, insieme alle altre organizzazioni sindacali, con quattro scioperi generali e tredici manifestazioni regionali. Per questo dobbiamo guardare avanti pensando al nostro futuro in una diversa prospettiva, che rimetta davvero al centro il lavoro come motore della crescita sociale, culturale ed economica. Negli interventi degli iscritti nelle assemblee di base e in quelli degli stessi dirigenti sindacali sono emersi due stati d’animo: da una parte, la preoccupazione per la situazione attuale, il lavoro che non c’è, la precarietà e la paura di perderlo, ma dall’altra la voglia di partecipare a un cambiamento atteso quanto necessario.
 
Occorre adesso ripartire da qui, dagli spunti emersi nei vari dibattiti, per costruire quel progetto che vorremmo sottoporre al confronto politico, anche con la condivisione di altre forse sociali e sindacali. Si tratta quindi di definire le priorità, perché non vadano disperse le risorse – poche per la verità, se pensiamo al bilancio della Regione, ma rilevanti se consideriamo invece le opportunità dei fondi strutturali – che dovranno essere investite in una strategia di sviluppo ponderata, equilibrata e diffusa nel territorio. Un progetto che si fondi anzitutto sul rispetto dell’ambiente e delle vocazioni territoriali, perché non si può continuare a consumare suolo e violentare la natura, come ci hanno insegnato, drammaticamente, le calamità degli ultimi anni. Un progetto, poi, che deve valorizzare il sistema produttivo esistente bilanciandolo con nuove iniziative che premino chi investe in innovazione e scommette nell’occupazione dei giovani e delle donne, nel recupero delle aree di crisi, nel rilancio delle zone interne.
 
Un progetto che sappia guardare alle politiche di coesione non solo quale ambito di spesa obbligatoria, ma di investimento, attraverso servizi efficienti e qualificati, dove si realizza solidarietà sociale e si creano nuove opportunità di lavoro e di crescita. Per farlo occorrono riforme e indirizzi politici precisi: una burocrazia più snella, investimenti in istruzione e formazione, accelerazione dei cantieri pubblici attraverso un Fondo unico regionale che, di concerto con gli Enti locali, possa superare in parte il Patto interno di stabilità. E ancora, politiche attive del lavoro per reinserire i troppi cassintegrati costretti a sopravvivere, loro malgrado, con sussidi perennemente in ritardo. Occorre sciogliere alcuni nodi strutturali che hanno condizionato negativamente il nostro sviluppo: il costo, l’approvvigionamento e un giusto equilibrio nella produzione di energia, un piano dei trasporti che affermi il pieno diritto alla mobilità e alla continuità territoriale, per le persone e per le merci, attraverso una rete viaria e ferroviaria moderna e funzionale alla vita e alle attività di cittadini e imprese e attraverso servizi aerei e marittimi accessibili e adeguati. Sono alcuni spunti di riflessione su quella piattaforma che vorremmo portare al dialogo con la Regione.
 
Perciò, al presidente Pigliaru e agli assessori regionali chiediamo sin d’ora un confronto sui temi centrali per il futuro della nostra Isola. La Cgil fonda le ragioni della propria azione sulla sua vasta rappresentanza e sul suo radicamento nei luoghi di lavoro e nei territori che anche questo Congresso ha messo in evidenza, consegnandoci l’obbligo di lavorare ancora meglio, consapevoli che i risultati che si raggiungono sono frutto dell’impegno dell’Organizzazione a tutti i livelli, a partire dai militanti e dai nostri delegati di base, che dobbiamo valorizzare sempre di più. 
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