«Accogliere i migranti è un dovere»
Giovedi 19 Maggio 2011
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L’Altra Sardegna marzo 2011

Editoriale di Enzo Costa, segretario generale Cgil Sardegna   

«Accogliere i migranti è un dovere»
 
È indispensabile riflettere su quanto accade in alcuni paesi del nord Africa, avvenimenti che rendono palese la debolezza del modello economico e sociale imposto dalle grandi potenze mondiali. Il grido di libertà e ribellione che attraversa la sponda sud del Mediterraneo e del Medio Oriente, dovrebbe finalmente portare tutti noi a una profonda riflessione su una questione che trasciniamo da tempo, senza mai affrontarla con la dovuta attenzione: il tema delle disuguaglianze.  
 
Il 2 per cento della popolazione adulta del mondo possiede oltre la metà di tutta la ricchezza mondiale: è quanto risulta da uno studio del World Institute for Development Economics Research delle Nazioni Unite, che ha sede a Helsinki. Anche nel tipo di intervento che Onu, Europa e Stati Uniti hanno messo in campo, appare evidente che siano più preoccupati dei propri interessi, energetici ed economici, che del grido di libertà e di fame che viene dalle popolazioni oppresse. Lo ha dimostrato anche gran parte delle posizioni prese in Sardegna. Sono arrivati settecento immigrati e la prima preoccupazione è stata quella di rinchiuderli in una struttura controllata, identificarli e dagli un permesso di soggiorno di sei mesi in modo da sperare che si disperdano al più presto, possibilmente negli altri Paesi dell’area Schengen.
 
Alla Giunta regionale non è neanche venuto in mente di attivare una vera politica di accoglienza, cercando di capire quali siano le volontà delle persone immigrate, cosa sappiano fare e se siano disposti a partecipare a percorsi di integrazione con la società sarda. Avremmo potuto ragionare su come ripopolare le zone interne, ridare vita a un settore agricolo sempre più marginale nella composizione del prodotto interno lordo. Avremmo potuto cercare di capire se fosse possibile costruire delle utilità reciproche. Anche se ne avessimo integrato una percentuale bassa, sarebbe stato un gesto importante, un atto di civiltà. Per fortuna, a dispetto del clima creato intorno all’arrivo dei tunisini, la città ha dimostrato grande solidarietà verso questi giovani. Ne è prova anche la straordinaria partecipazione alle rete di sostegno attivata dalla Cgil di Cagliari. È un punto di partenza per discutere di integrazione, e non solo sull’onda dell’emergenza attuale, ma con una riflessione di largo respiro alla quale la classe politica deve necessariamente partecipare. Non dobbiamo chiuderci sotto la pressione delle incertezze e delle paure che la crisi ha acuito, ma continuare a guardare gli altri con spirito solidale.
 
L’individualismo non ci porterà una società più sicura, o più ricca, anzi, dobbiamo affrontare il tema dei migranti con una politica di integrazione perché è un problema che riguarda il presente, non si può più rimandare, non possiamo più far finta di nulla mentre a pochi chilometri c’è la guerra e persone come noi stanno provando, con coraggio, a dire che così non si può andare avanti. Il numero di questo mese del nostro giornale riprende gli interventi delle delegate e dei delegati che hanno partecipato alla bellissima manifestazione del 10 marzo conclusa dal nostro segretario generale Susanna Camusso. Una manifestazione importante che ha raccontato il disagio sociale che la nostra isola sta vivendo. Abbiamo scelto di ascoltare i protagonisti della vita di tutti i giorni, abbiamo sentito operai, immigrati, pensionati, gente che lavora nel mondo dello spettacolo, della sanità, dell’editoria, il sindaco di Ottana. Il risultato è stato importante, ci hanno parlato di ciò che tanti rimuovono, sottovalutano, tacciono o fingono di non vedere: di quel Paese reale del quale questo governo regionale non si è mai occupato e che tanta parte della politica non sa mettere al centro della propria iniziativa e delle proprie proposte.
 

Dall’inizio del 2008 in Sardegna decine di aziende sono state spazzate via, molte altre sono in estrema difficoltà, intere filiere sono indebolite, colpite nella loro capacità di competere nel mercato globale. Il confronto con la Regione per avviare un piano straordinario per il lavoro con un respiro pluriennale è in atto, ma occorre fare presto per non aggiungere incertezza e ulteriore tensione sociale in una società dominata dalla paura del futuro, dalla sfiducia crescente nel domani.  

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