Fausto Durante, responsabile del Segretariato Europa Cgil
Venerdi 19 Settembre 2014
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L’Altra Sardegna agosto 2012
 
Intervento di Fausto Durante, responsabile del Segretariato Europa Cgil  

Il sogno europeo? «Un modello sociale condiviso» 
 
La vocazione europeista è uno dei tratti distintivi della Cgil, una di quelle caratteristiche fondamentali che delineano il profilo culturale e l’identità politica del nostro sindacato. Del resto, non potrebbe essere diversamente. Se c’è un Paese che ha da sempre manifestato una spiccata propensione verso il processo di integrazione europea, quel Paese è l’Italia. E, proprio per questa ragione, la Cgil – innervata nel tessuto connettivo della società italiana come forse nessuna altra organizzazione – di questa attitudine è portatrice e interprete, tanto nella dimensione continentale dell’attività sindacale quanto nella interlocuzione con la Confederazione europea dei sindacati, con le strutture sindacali dei 27 Stati membri dell’UE, con le autorità e le istituzioni comunitarie. Certo, questa nostra vocazione è messa a dura prova dinnanzi al travagliato cammino del percorso europeo e alle scelte politiche ed economiche che hanno segnato il corso recente degli avvenimenti.
 
I due decenni di ubriacatura neoliberista alle nostre spalle non hanno prodotto solo il prevalere della speculazione, il dominio della finanza, l’espropriazione via via sempre crescente dei poteri e degli spazi democratici a favore dell’economia fuori controllo e delle multinazionali. A tutto ciò, che è causa scatenante della gravissima crisi che investe il sistema capitalistico su scala globale e che sta provocando conseguenze drammatiche per i lavoratori e le fasce meno abbienti della società, si è aggiunto l’attacco al cuore del sogno europeo, cioè a quel modello sociale che ha rappresentato per anni una speranza di futuro diverso e migliore per tante generazioni.
 
Il modello sociale europeo – quel peculiare compromesso tra economia, politica, società, che si fonda su uno stato sociale universale e generalizzato, sul carattere pubblico di servizi come la sanità o l’istruzione o la previdenza, sulla contrattazione collettiva come garanzia della permanenza e del miglioramento delle condizioni salariali e normative per i lavoratori – è stato fortemente messo in discussione dall’offensiva neoliberista, che ha puntato al suo smantellamento. La missione a cui oggi siamo chiamati, di fronte al fallimento di sistema reso evidente dalla crisi, è proprio quella di rilanciare il modello sociale europeo, di restituire slancio e vigore alla costruzione della dimensione politica dell’Europa, di impedire che il sogno europeo si trasformi in un incubo. Tale è oggi l’Europa per i cittadini della Grecia, così è stato per i portoghesi o gli irlandesi e così rischia di diventare per gli spagnoli e gli italiani. In un gioco di domino che, proprio perché ispirato da intenti meramente speculativi ed egoistici, se non fermato investirà presto o tardi anche quei Paesi che si ritengono immuni dal contagio. Ecco, è questo – nella determinata fase storica che stiamo attraversando – il compito della politica europea della Cgil. Lavorare, in seno al sindacato europeo e nei rapporti bilaterali con i sindacati degli altri Paesi, per rappresentare le buone ragioni del lavoro e per far sì che esse siano tenute in considerazione nel dialogo sociale e nel processo decisionale in Europa.
 
Per il prossimo futuro, ossia per la seconda metà del 2012 e per il prossimo anno, intendiamo portare avanti questo compito puntando molto sul protagonismo e sul contributo di idee e di esperienza del sindacato meridionale e, più in generale, del sindacato mediterraneo. Crediamo, infatti, che dai sindacati dei Paesi e delle regioni del sud dell’Europa (in stretto rapporto con il fermento democratico che anima tutto il nord dell’Africa) possa venire una elaborazione originale in grado di fornire spunti e prospettive di cambiamento. In questo senso, lavoreremo alla costruzione di una rete sindacale euromediterranea impegnata sulle tematiche della pace e della civile convivenza in tutta l’area, del progresso nella condizione delle donne e dei giovani, delle politiche industriali necessarie per valorizzare la portualità e il trasporto marittimo, del superamento dei divari derivanti dalla situazione di perifericità e di insularità di tante zone del Mediterraneo. Siamo sicuri di poter contare, per questo lavoro, sulla collaborazione e sull’impegno delle strutture meridionali della Cgil e, in particolare, delle compagne e dei compagni della Sardegna. 
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