Cristiano Erriu, presidente Anci
Venerdi 19 Settembre 2014
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L’Altra Sardegna dicembre 2012 
Intervento di Cristiano Erriu, presidente Anci   
 
Sindaci in affanno: «Troppo centralismo» 
 
La giornata di mobilitazione organizzata dall’Anci Sardegna lo scorso 20 novembre ha portato in piazza circa trecento Sindaci provenienti da tutta l’Isola e di ogni schieramento politico, i quali hanno convocato in contemporanea i rispettivi Consigli comunali per esprimere tutto il loro disagio e le loro preoccupazioni. Si è trattato di un evento eccezionale perché di eccezionale gravità è il momento che i Comuni sardi stanno vivendo.
 
I tagli ai trasferimenti erariali, ormai ripetuti e crescenti, la perdita di risorse derivanti da un gettito Imu che penalizza fortemente le autonomie comunali, l’assoggettamento dei Comuni piccoli e grandi alle regole del Patto di stabilità, la mancata erogazione completa del fondo unico regionale e delle spettanze dovute nell’esecuzione di opere pubbliche delegate dalla Regione, i sempre maggiori rallentamenti burocratici legati a pianificazioni territoriali lesive delle funzioni e dell’autonomia dei Comuni: sono tutti sintomi di un malessere profondo che i Sindaci sardi non vogliono più subire passivamente e che hanno deciso di affrontare con determinazione. Sono sintomi di un malessere che rischia davvero di far implodere il sistema delle autonomie locali e di generare ulteriore sconforto e insoddisfazione tra i cittadini già provati da una crisi economica terribile. Tutto ciò prelude a un futuro di prossima oggettiva ingestibilità delle nostre amministrazioni locali, dotate di bilanci di entità sempre più ridotti e messe nella situazione di non poter rispondere più in alcun modo ai bisogni dei cittadini, rischiando così il blocco sia finanziario che funzionale.
 
Il livello comunale sinora è riuscito a rimanere pressoché immune da un generale sentimento di distacco, quando non di vero e proprio disgusto dei cittadini rispetto alla politica. Ciò perché i sindaci ci mettono sempre la faccia e non possono rifugiarsi in nessuna torre d’avorio che li metta al riparo dei giudizi dei cittadini che li hanno eletti. I Municipi hanno finestre con i vetri trasparenti dove si può guardare dentro in ogni momento. Sono luoghi dove i cittadini hanno la consuetudine di dare del tu alla politica e dove questi conservano la buona abitudine di giudicare continuamente l’operato di chi li amministra. Al di fuori di ogni condizionamento e di ogni ideologia i cittadini sono abituati a giudicare i fatti e i comportamenti concreti orientati all’efficienza e all’efficacia amministrativa. Questa riserva di legittimazione democratica non può e non deve essere erosa. I Sindaci hanno detto a voce alta e chiara che è interesse di tutti i livelli istituzionali preservare il ruolo dei Comuni quali erogatori di servizi i più efficienti possibile e largamente attesi dalle comunità amministrate.
 
La stessa specialità autonomistica regionale, che non naviga certo in buone acque, si dovrebbe esplicitare anche nel potenziamento del ruolo dei Comuni e non contribuire a marginalizzarli come spesso la Regione è tentata di fare. Sappiamo tutti fin troppo bene che la vita dei cittadini è indissolubilmente legata a quella dei loro Comuni. Dalla culla alla bara, non è solo la vita delle persone, ma anche quella delle imprese, delle famiglie e delle associazioni ad essere fortemente intrecciata con quella dei Comuni, dalla cui efficienza e capacità di risposta ai bisogni sociali dipende in larga misura il benessere e la qualità della vita delle comunità. L’efficacia delle politiche di welfare, uno sviluppo locale programmato dal basso verso l’alto che sia coerente con le vocazioni produttive dei territori, la difesa dei tanti posti di lavoro pubblici e privati che gravitato intorno alle autonomie locali, la lotta allo spopolamento e all’impoverimento crescente delle zone interne, sono alcune delle ragioni che spingono le organizzazioni della società civile e del lavoro a fare fronte unico con i Comuni. A partire dal Sindacato. Ci accomuna, credo, il giudizio di fronte all’orientamento decisamente neocentralista degli ultimi Governi nazionali rispetto ai quali vogliamo ribadire la nostra ostinata e contraria direzione di marcia pervicacemente e decisamente orientata verso la difesa dell’autonomia e del decentramento di poteri e di funzioni. E riteniamo anche che il processo di livellamento finanziario e quello di integrazione politica in atto a livello europeo non possa efficacemente avanzare se non sarà accompagnato da una piena valorizzazione delle autonomie locali come primo mattone della convivenza civile. Nel rispetto dei principi costituzionali di sussidiarietà.
 
In assenza di segnali di risposta da parte del Governo e della Regione saranno inevitabili ulteriori iniziative di mobilitazione. In questo caso la paventata ipotesi di dimissioni di massa dei Sindaci, resi impotenti da uno Stato sempre più distante e disattento e indeboliti da uno stillicidio di frequenti episodi di intimidazione di cui sono spesso vittime, rischia di diventare drammatica ma inevitabile realtà. 
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