Anna Cavallera, autrice del libro Annetta C
Lunedi 22 Settembre 2014
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L’Altra Sardegna ottobre novembre 2013
Intervento di Anna Cavallera, autrice del libro Annetta C
 
Dalle lotte per i minatori di Buggerru
alle avventure sui mari con l’Annetta C  
 
«… Onorevole ministro, e onorevoli colleghi! Mi sono deciso a presentare questa interpellanza quando mi è nato il dubbio, corredato da un lungo attendere, che il disegno sul contratto di lavoro nelle miniere non venisse più presentato (…). Ho creduto dovere mio, nella qualità di eletto dal più numeroso centro minerario d’Italia, concorrere al salvataggio di questo disegno di legge (…). A che dovevano servire queste inchieste, queste Commissioni, questi studi, questi sopralluoghi,che costarono tanto? Dovevano servire a stabilire le condizioni dei lavoratori, a stabilire se erano tali da richiedere d’urgenza provvedimenti legislativi per tutelare legalmente il diritto alla vita di quelli che, in un certo momento apparirono alla coscienza nazionale come i moderni schiavi, paragonabili ai condannati “ad metalla” degli antichi romani. Che cosa emerse da tutte queste inchieste? Che la vita di questi lavoratori non è tutelata, che a loro non giunge sempre la legge comune, che per loro non vi sono provvedimenti sociali, che le loro abitazioni sono orribili, che la morbilità è altissima, che la percentuale degli infortuni è grandissima, che il rendimento fisico del minatore non oltrepassa i cinquant’anni di vita, che per loro non vi è sicurezza del domani, non vi è pagamento regolare di salari, non vi è assistenza».
 
Lo stralcio attinto dall’interpellanza dell’onorevole Giuseppe Cavallera alla Camera dei Deputati svolta nella tornata del 15 giugno 1914, conferma, e la lettura successiva del testo, ribadisce, con quale animo e con quanta passione Cavallera proseguì negli anni l’intento che si era prefissato fin dal 1901. Dopo l’ondata repressiva del 1900 ed il suo arresto per gli scioperi di Carloforte del dicembre 1899, il processo da cui uscì politicamente più forte e vincente, egli aveva spostato la propria azione propagandistica nelle vicine zone minerarie dell’Inglesiente, trasferendosi nel 1902 a Iglesias, con la ferma convinzione di riproporvi l’esperienza vissuta con i battellieri di Carloforte. I fatti del triennio 1901-1904 attestano una sua predisposizione per l’azione in aree e situazioni, quasi completamente prive di organizzazione sindacale e politica e ripercorre, come traccia la lettera inviata al giornale “Sardegna Socialista” nel secondo dopoguerra, le vicende che traggono vitalità dalle prime attività svolte con i minatori, fino all’eccidio di Buggerru del 4 settembre 1904. Nel dicembre di quell’anno Giuseppe Cavallera ritornò con la famiglia a Carloforte, dove riprese ad occuparsi con impegno e zelo dei lavoratori del mare, della professione medica, della vita politica locale, e decise di acquistare un battello sufficientemente attrezzato, per trasportare in proprio le aragoste senza alcuna intermediazione, migliorando sensibilmente le condizioni di vita e di guadagno dei pescatori della Lega. Nascono da queste premesse storiche e dai fatti, le pagine dedicate all’Annetta C. Il libro presentato a Saluzzo nell’aprile scorso, a Carloforte nel Teatro Cavallera il 23 agosto e a Iglesias l’11 ottobre, narra le vicende della bella barca goletta, lunga circa 23 metri, dalle bianche vele, chiamata l’Annetta C. e dedicata all’amatissima moglie Anna Vassallo. Acquistata a Ponza, fu la prima aragostiera tabarkina dell’isola. Sulla goletta il figlio, anch’egli Giuseppe di nome, chiamato in famiglia Nottino, compie viaggi che assumono nel ricordo, apparenze fantastiche: cavalca come un corsaro l’avventura sui mari del Mediterraneo, nelle tratte da Carloforte a Marsiglia, da Genova alla Tunisia nell’isola della Galita, con esperienze che affondano in un sensibile vissuto infantile, intriso di sogni e di realtà, di profumi e suoni, colori e voci, rimasti vivi nella sua memoria per 84 anni. Egli era nato a Carloforte il 21 dicembre 1900 mentre il padre era detenuto nel Carcere del Buon Cammino a Cagliari: aveva sognato fin da piccolo di diventare capitano di lungo corso e di battere tutti i mari, ma la scomparsa della goletta avvenuta nel marzo del 1913, durante un viaggio di ritorno da Marsiglia, cancellò per sempre ogni illusione. Un naufragio? La nave non tornò, sparì semplicemente, in un luogo imprecisato nel Golfo del Leone, tratto notoriamente noto e flagellato dai venti, in particolare dal terribile Mistral; del probabile naufragio non si seppe nulla, né vi furono notizie ufficiali. La tragedia, cui (per un caso del destino) sfuggì Cavallera, pose fine al sogno di Nottino: la vita gli riservò altre sorti. Divenne dottore commercialista, apprezzato pittore, fu partigiano in Valle Maira e si attivò nella Resistenza come Commissario Politico della 104 Brigata Garibaldi con il nome di battaglia di Copeko. Ormai anziano affidò alla carta i ricordi incancellabili, legati all’Annetta C, dedicandoli al figlio Araldo affinchè raccontasse ai nipoti Andrea e Anna qualcosa dei nonni: lasciò un’eredità morale, con- divisa con il padre e i fratelli, che nessun patrimonio o ricchezza avrebbero potuto eguagliare.
 
È passato molto tempo da quella dedica, scritta il 21 marzo 1984: con cautela e rispetto ho voluto riprendere fra le mani il testo, integrarlo, con appunti, lettere e scritti successivi, pagine tratte dai “Ricordi d’infanzia a Carloforte (isola di San Pietro) all’inizio del 1900”; ne è uscita una rielaborazione integrata, innervata e puntellata dai fatti della storia e dagli esiti delle ricerche effettuate nell’archivio Cavallera, depositato in parte presso l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea della provincia di Cuneo. Ne emergono i protagonisti con vicende strettamente intrecciate, le cui disamine restituiscono riflessioni ed interrogativi. Prima fra tutte la memoria di quella domenica, 4 settembre 1904, a Buggerru: la piccola Parigi, eccentrica, con villette e decori liberty per accontentare le maestranze francesi, contrapposta alle baracche povere e fatiscenti dei minatori il cui sangue macchiò la terra e l’identità di quel giorno. E Achille Georgiades, direttore greco delle miniere della Società des mines de Malfidano, nel panico per la dichiarazione dello sciopero generale, richiese l’intervento delle forze dell’ordine, mentre Giuseppe Cavallera tentava dapprima la mediazione con le autorità governative e, in un secondo momento, il contenimento della rabbia dei minatori. Nella folla, in attesa della contrattazione, Alcibiade Battelli, segretario della sezione della Lega, tentò invano di calmare i minatori. L’arrivo improvviso di due compagnie del 42mo Fanteria del Regio esercito diede il via alla strage, alle morti, ai feriti, all’eco che rimbalzò in tutta Italia e provocò il primo sciopero generale italiano. Questa è una pagina di cronaca sindacale oltreché politica, eppure i convegni, le commemorazioni e gli scritti che la tramandano, affondano spesso nella miopìa, nelle approssimazioni, quando addirittura nella rimozione di responsabilità e meriti, letture un po’ partigiane, in cui talora emerge un sottile sentimento di auto vittimismo, imputabile ad un colonialismo storico mai debellato, anche alimentato dal ricordo dei moti antifeudali del 1794. Dalle pagine del libro, unite e mescolate alla bellezza del luogo, ai giochi, ai giorni di scuola, al ricordo di personaggi indimenticabili dell’isola di San Pietro, emergono, come da sfondo, i giorni del padre, medico socialista che plasmò la sua giovinezza: la fondazione della Lega dei Battellieri, le Leghe dei minatori, gli scioperi di Carloforte, la Cooperativa dei pescatori di Carloforte, la promozione del Congresso regionale socialista ad Oristano nel 1897, l’elezione a Segretario della Federazione Regionale dei minatori sardi, protagonista del II Congresso nazionale della Federazione dei Minatori di Massa Marittima nel 1903 come rappresentante delle cinque neonate leghe sarde, la nomina a primo sindaco socialista di Carloforte nel 1906, a primo Deputato a rappresentare l’isola nel Parlamento italiano, Deputato Socialista nella provincia di Cuneo nel 1919 e infine Senatore per il fronte democratico popolare nel Collegio di Iglesias, nel 1948. E presente con forza, ma sempre defilata per riserbo e prudenza, spunta la figura dolce ma decisa della madre Annetta che, con saggezza, spirito di partecipazione ed amore, colora di dolcezza l’intero racconto. 
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