Stefano Deliperi, Gruppo Intervento Giuridico
Lunedi 22 Settembre 2014
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L’Altra Sardegna dicembre 2013

Intervento di Stefano Deliperi, Gruppo Intervento Giuridico  

Aumenta il rischio idrogeologico con lo stravolgimento del Ppr  
 
Il piano paesaggistico è il fondamentale strumento giuridico e scientifico per il territorio, da tutelare e gestire correttamente, ed è disciplinato fondamentalmente dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. La Giunta Cappellacci, con la delibera 45/2 del 25 ottobre scorso, ha adottato l’aggiornamento e la revisione del piano, un’operazione tanto spregiudicata quanto dannosa per la Sardegna, fatta solo per fini elettoralistici e in aperto contrasto con il ministero per i Beni e Attività Culturali. Sono tanti i contenuti illegittimi o palesemente incongrui del piano così modificato, e comportano anche un aumento del rischio idrogeologico in tutte quelle aree già oggi classificate come tali nel piano stralcio di assetto idrogeologico (Pai), dove la nuova disciplina prevede incrementi volumetrici indistinti. Purtroppo, in Sardegna sappiamo bene come il dissesto idrogeologico sia una realtà comune, così come recentemente testimoniato dalla tragica alluvione determinata dal Ciclone Cleopatra, l’ennesima calamità innaturale. Finora, le forze politiche che – almeno a parole – contestano lo stravolgimento dell’atto di pianificazione, non hanno opposto un’adeguata azione di contrasto, politica e sociale. Emblematica la vicenda del parere (positivo, ovvio) della Commissione urbanistica del Consiglio regionale, con i consiglieri del centro-sinistra che in un primo momento hanno garantito il numero legale, mentre in seguito sono stati tagliati fuori da qualsiasi discussione e votazione da una maggioranza di consiglieri del centro-destra accorsi in ritardo. Sul piano politico-elettorale, il presidente-candidato Cappellacci corre come un treno, agendo in modo spregiudicato e demagogico.
Vediamo in estrema sintesi alcune palesi illegittimità e scelte pianificatorie sciagurate per la tutela del territorio sardo contenute nelle “norme tecniche di attuazione” del piano paesaggistico regionale stravolto: 
 
I fiumi e i torrenti “che la Regione abbia ritenuto in tutto o in parte, irrilevanti ai fini paesaggistici” non sono inclusi, con le relative sponde, fra i beni paesaggistici, in palese contrasto il Codice, che tutela “i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna”.  
 
“Negli ambiti di paesaggio, in qualunque articolazione del territorio disciplinata dal Ppr, sono ammessi” interventi edilizi e ristrutturazioni con aumenti di volumetrie fino al 15 per cento.  Gli accordi Regione – Comune possono prevedere anche nelle aree tutelate per legge, nei beni paesaggistici, “nuove strutture residenziali e ricettive connesse ai campi da golf” in base alla legge per il golf, a giudizio davanti alla Corte costituzionale proprio per le gravi violazioni delle competenze statali costituzionalmente garantite in tema di tutela del paesaggio e dell’ambiente.
 
In via transitoria, fino all’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali al Pps, sono realizzabili “gli interventi previsti dal capo I della L.R. n. 4/2009 e successive modifiche ed integrazioni, nel rispetto dei limiti di validità temporale della legge”, cioè gli interventi edilizi di quel piano per l’edilizia anch’esso in parte (legge regionale n. 21/2011) a giudizio davanti alla Corte costituzionale. 
 
Sempre in via transitoria, si applicano gli strumenti urbanistici attuativi conseguenti agli accordi Regione – Comune. Ancora in via transitoria, possono essere resuscitati i progetti edilizi zombie nei Comuni dotati di Puc approvati in base ai vecchi e illegittimi piani territoriali paesistici, se rientranti in “piani attuativi legittimamente adottati prima dell’approvazione del Ppr” (previe verifiche delle volumetrie disponibili), e “gli interventi previsti dagli strumenti attuativi già approvati e convenzionati” con opere di urbanizzazione legittimamente avviate nei Comuni non dotati di Puc. 
 
Permangono, sempre in via transitoria, le possibilità di ampliamenti volumetrici fino al 25 per cento delle strutture ricettive anche nella fascia costiera dei trecento metri dalla battigia.  Previo accordo Regione – Comune, possono essere realizzati interventi di ristrutturazione e completamento degli insediamenti edilizi anche entro la fascia costiera dei trecento metri dalla battigia, con indubbio effetto eversivo delle norme di tutela e della pianificazione paesaggistica. 
 
Viene introdotta, ancora in via transitoria, la possibilità di edificazione di strutture anche residenziali in aree agricole con “superficie minima di intervento … in un ettaro incrementabile con apposita deliberazione del consiglio comunale fino ad un massimo di tre ettari … indipendentemente dalla qualificazione professionale del richiedente il titolo abilitativo”, pur essendo necessaria la “effettiva connessione funzionale tra l’edificazione e la conduzione agricola e zootecnica del fondo”
 
Le associazioni ecologiste (speriamo tutte!), e i cittadini, non sono stati con le mani in mano. Già dallo scorso 21 novembre 2013 (il termine ultimo è scaduto il 30 novembre) le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra – Cagliari, Lega per l’Abolizione della Caccia – Sardegna hanno inoltrato alla Regione un atto di intervento con osservazioni nelle procedure di modifica del Ppr nella relativa Valutazione ambientale strategica (Vas). Non solo. Oltre alla campagna di mail bombing nei confronti della Presidenza della Regione e del Consiglio regionale, nonché del Ministro per i Beni e Attività Culturali (quest’ultimo interessato anche da uno specifico ricorso per fermare la prima operatività del piano), che ha coinvolto migliaia di cittadini, è stato messo a disposizione gratuitamente un modulo per l’atto di intervento con osservazioni al piano adottato. Sono state 130 le richieste pervenute e gli atti conseguentemente inviati a comitati, associazioni, singoli cittadini. Dovrebbe essere dunque chiaro, che non lasceremo nulla d’intentato per fermare questa follia, perché ognuno di noi può fare molto per la propria terra, insieme possiamo salvarla. 
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