Daniele Ferrari, presidente Matrica, ad Polimeri Europa
Lunedi 22 Settembre 2014
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L’altra Sardegna novembre 2011
 
Verde, tradizionale, sostenibile:  «Ecco la chimica del futuro»  
 
di Daniela Pistis
 
“La chimica italiana non è a morta, anzi, gode di buona salute”. Parola  di Daniele Ferrari, amministratore delegato di Polimeri Europa, da giugno presidente di Matrica, la società che con Novamont investirà settecento milioni sulla chimica verde a Porto Torres. Cinquant’anni,  di Voghera, è sposato  e ha tre figli, Ferrari è il manager  della svolta. Che scalza i tempi in  cui Eni sanciva lo stop della chimica. Per la prima volta dopo più  di dieci anni, sul piano industriale  c’è scritto investire. Sulla chimica  verde, fine e di base, perché l’idea  è innovare senza buttar via le produzioni  tradizionali. Basta con i  tagli e le ristrutturazioni? È presto  per dirlo. Promette persino che investirà  a Sarroch Daniele Ferrari.  E su Porto Torres annuncia profitti  dal 2014, ma solo se le autorizzazioni  arriveranno in tempo, per  avviare i lavori entro fine anno.  Sembra quasi un ultimatum. 
 
Il progetto chimica verde è vincolato  alle autorizzazioni, siete  soddisfatti o c’è qualche ritardo? 
«Abbiamo presentato l’intera documentazione  a luglio e siamo  fiduciosi che le autorizzazioni di  competenza regionale vengano  rilasciate al più presto possibile.  Considerando che abbiamo già  sviluppato la parte di progettazione  e ingegneria di processo nei  mesi scorsi, saremmo pronti ad  iniziare i lavori di costruzione dei  nuovi impianti.» 
 
La chimica Eni ha fatturato nel  2010 6,7 miliardi, lei ha detto  che nel 2011 ci saranno profitti,  quando li produrrà Matrica? 
«Quando gli impianti inizieranno  a produrre e la società a commercializzare  i prodotti. Questo, ammesso  di poter iniziare i lavori entro  fine anno, avverrà nel 2014.» 
 
Dove produrrete le colture agricole  e cosa significa “in sinergia  con le produzioni alimentari”? 
«Le colture agricole devono essere  di provenienza locale per creare  un sistema integrato ma soprattutto  sostenibile. Sono già in corso  collaborazioni con organizzazioni  e consorzi agrari per la coltura  sperimentale e moltiplicazione  delle sementi. Si tratta solo di  “aridoculture”, cioè coltivazioni di  famiglie di vegetali adatte a terreni  aridi, quindi non utilizzabili per  colture tradizionali (per produzione  alimentare). Questo aspetto, e  cioè non competere con gli spazi  agricoli dedicati alla catena  alimentare, non solo è sinergico  ma rappresenta una caratteristica  fondamentale del progetto.» 
 
Nel settore della chimica in Italia  la parola d’ordine è riconversione,  ma il costo sociale può essere  alto, a Porto Torres qualcuno  dice che gli impianti, sperimentali,  non reimpiegheranno tutti  i lavoratori, pessimismo o realismo? 
«Non si tratta di impianti sperimentali  ma di processi ben noti  e di valenza industriale. Esiste un  piano ben articolato e riassunto  nel protocollo d’Intesa firmato  a Palazzo Chigi ad aprile scorso,  dove tutte le parti si sono impegnate  a ripristinare i livelli occupazionali  e a incrementarli ove  se ne crei l’opportunità, come ad  esempio il Centro Ricerche.»
 
Il suo debutto era previsto per  settembre e non c’è stato, come  mai? 
«Solo ed esclusivamente per sopraggiunti  impegni urgenti. Stiamo  riorganizzando una data per  novembre.» 
 
Assumerete ricercatori sardi? 
«Sì, sono già in corso contatti con  le Università locali.» 
 
Avete parlato di cento posti di  lavoro in più tra sei anni, intorno  al petrolchimico ruotava un  indotto di oltre mille, per loro ci  sarà spazio? 
«Siamo pronti ad iniziare i lavori  di costruzione dei nuovi impianti,  aspettiamo di ottenere le autorizzazioni.  Questo coinvolgerà naturalmente  l’indotto locale.» 
 
E i lavoratori della Vinyls? 
«Valuteremo ogni possibile opportunità  di inserimento nel corso del  progetto.»
 
Matrica è nata a San Donato  milanese, l’impegno era trasferire  la sede in Sardegna, lo avete  fatto? 
«Ci siamo impegnati pubblicamente  a trasferire la sede a Porto Torres  e lo faremo in tempi brevi.» 
 
Nel suo piano triennale c’è una  svolta rispetto al passato: si apre  uno spiraglio per la chimica di  base, con quali novità? 
«La novità è che la chimica italiana  non è morta ma gode di  buona salute. Soprattutto se si  creano sistemi industriali sostenibili  integrati con il territorio  che siano complementari con la  chimica tradizionale. Con l’investimento  nella chimica sostenibile  attraverso Matrica, il  gruppo Eni, e Polimeri Europa,  si impegnano a rilanciare un  settore industriale attraverso  una strategia innovativa e destinata  a soddisfare una domanda  di mercato che cresce in modo  esponenziale.» 
 
Secondo il Cefic, l’associazione  delle aziende chimiche europee,  entro il 2030 ci sarà una riduzione  del 10 per cento delle imprese  chimiche in Italia. Qual è, se  esiste, la ricetta di Polimeri per  sopravvivere? 
«Rinnovarsi e tornare a crescere.  Trasformare un’industria chimica  che è rimasta per troppo tempo  strategicamente trascurata in una  realtà che ritorni ad essere presente  e competitiva a livello internazionale,  attraverso nuovi prodotti  e tecnologie. Il gruppo Eni ha  manifestato, attraverso l’approvazione  di un ambizioso piano  quinquennale di investimenti, la  volontà di voler rilanciare questo  settore e renderlo fonte di valore  per i propri azionisti.» 
 
Il piano triennale parla di 1,6  miliardi di investimenti, riguarda  anche la Polimeri di Sarroch? 
«Sì, nel piano sono inclusi investimenti  dedicati allo stabilimento di  Sarroch per migliorarne l’efficienza  e il mix di prodotti allo scopo  di renderlo economicamente sostenibile  per il futuro.» 
 
Siete disposti a incrementare la  fornitura di materia prima a Indorama? 
«Sono naturalmente in corso anche discussioni con Indorama.» 
 
Il nodo è il prezzo? A che punto è la trattativa? 
«Non esistono “nodi” al momento. Solo discussioni costruttive in  corso.»  
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