Liori: "Sulla riforma sanitaria non c′ ancora l′accordo in maggioranza"
Martedi 13 Ottobre 2009
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di Daniela Pistis 

La riforma della sanità zoppica ancora: "Non c’è l′accordo in maggioranza". Ma i sindacati possono stare tranquilli: "Saranno coinvolti". Nel frattempo, per le cliniche private ci sono sette milioni di euro in più e la bozza del Piano di sviluppo regionale è stata corretta perché non aveva l′imprimatur dell′assessore: "Il nuovo ospedale di Cagliari non si farà". Antonello Liori, desulese, 53 anni, professione cardiologo, promette un piano per abbattere le liste d′attesa e controlli sul sistema pubblico per scovare primari pronti a ritoccare i dati e dimostrare di lavorare di più. Eletto per la quarta volta in Consiglio regionale, poi nominato assessore, Liori guida una Sanità che costa oggi più o meno tremila milioni di euro e che, nelle previsioni, sforerà di un altro miliardo: 3 mila 940 milioni nel 2014. 
Non sarà troppo?
"E′ un trend che riguarda tutti, non solo la Sardegna. In ogni caso, faremo una politica di contenimento: ai commissari ho chiesto di fornirmi tutte le utenze elettriche, anche degli ambulatori più piccoli, per ritrattare i costi con Enel o altri fornitori. Stessa logica per le assicurazioni".
La delibera sulle nomine dei commissari è comparsa sul sito della Regione dopo quasi un mese, come mai tanto tempo?
"Non so, non mi compete, problemi degli uffici. Forse perché è un file grande da caricare".
I ricorsi degli ex manager potrebbero avere un costo oneroso per la Regione, ne valeva la pena?
"Quei direttori generali erano stati riconfermati a governo regionale sciolto, senza maggioranza. I commissari li avrebbe dovuti nominare il centro sinistra, per poi eventualmente riconfermarli dopo le elezioni. L′arroganza è di chi mi ha preceduto". 
Prima i commissariamenti poi la riforma, dà l’idea di una politica attenta alle nomine.   
"Sono i bracci operativi delle scelte politiche, è giusto che siano di fiducia. I direttori generali rimossi avrebbero dovuto coadiuvarmi nella riforma della sanità che avrebbe portato al loro esautoramento: ci sarebbe stato l’interesse a boicottarla". 
Questi invece verranno confermati?
"Alcuni sì ma niente nomi". 
Il nuovo ospedale di Cagliari si farà come è scritto nella bozza del Piano di sviluppo regionale?
"No, quella bozza non aveva il mio imprimatur. Il testo è stato modificato".
E′ un problema di risorse o di scelte?
"Non entro nel merito di ciò che aveva deciso la Giunta Soru: a disposizione c′erano più risorse, in tutto 855 milioni di euro. Il governo nazionale ne ha tagliati 251, èchiaro che i progetti vanno rivisti".
Su cosa punterà Cagliari?
"Policlinico universitario e potenziamento di Is Mirrionis. Poi c′è il Brotzu, pensiamo a un polo con il Microcitemico, e forse anche l′Oncologico. Costruire un nuovo ospedale è la cosa meno urgente".
San Gavino?
"Ho dimezzato la somma iniziale, 92 milioni, l′ho annunciato in un′assemblea pubblica e non ho visto sommosse popolari".
Sempre nella bozza, sembra emergere un concetto: la sanità pubblica funziona male, bisogna investire nel privato.
"Io non l′ho scritto, il privato non funziona meglio del pubblico".
E chi l′ha scritto?
Qualcuno che s′è lasciato andare all′entusiasmo.
Darete più risorse ai privati?
"Sette milioni di euro in più rispetto all′anno scorso, in tutto 102 ma nel contratto che ho firmato con gli operatori della sanità privata questa estate, c′è scritto nero su bianco che non si può sforare".
I sindacati hanno chiesto che nei requisiti per l′accreditamento dei privati ci sia il rinnovo del contratto, scaduto da quattro anni.
"Per questo è tardi, visto che ho già firmato gli accordi, comunque ho chiamato Andrea Pirastu e gli ho chiesto di organizzare un incontro fra Aiop e sindacati.  
A fine mese c′è lo sciopero generale, chiedono un confronto sulla riforma.
"Non ho intenzione di cambiare la Sanità senza coinvolgerli ma avrei voluto presentare alle forze sociali una proposta frutto di un accordo con la maggioranza, che ancora non c′è".
Quando sarà pronto un testo?
"Probabilmente a novembre ma incontrerò i sindacati comunque, lunedì prossimo".
La sanità è in mano a poche famiglie, non rischiate di apparire come il partito delle cliniche private?
"Molte non sono di famiglie sarde, come quella di Ierzu ad esempio. Dopo i Ragazzo la gestione fallimentare è affidata a una società d′oltremare.
Floris, Pirastu..
"Sono sardo, sorrido di più se le cliniche vengono gestite da sardi. L′importante che eroghino prestazioni di qualità"
Quatto nuove aziende ospedaliere: altri manager, altre buste paga, la spesa aumenta?
"No, ho livellato tutti gli stipendi sul più basso percepito dai manager precedenti: 123 mila euro lordi".
Ci sono i requisiti previsti dalla legge per costituire le aziende sanitarie?
"Sembra di sì ma dobbiamo ancora verificare".
Come si abbattono i costi?
"Evitando gli sprechi, con le macro–aree e una gestione diversa, già sperimentata da regioni come Marche e Toscana. Le asl devono offrire servizi di prevenzione e cura nei territori, così si evitano ricoveri inutili. Prima il peso politico degli ospedali era maggiore, ora glielo togliamo".
Con il federalismo verranno individuati livelli standard di spesa: cosa taglierà?
"Di certo non servizi e prestazioni, anche per patologie speciali che dobbiamo essere in grado di soddisfare. I tagli si fanno razionalizzando appalti e acquisti, nella logica dell′area vasta: servirà a evitare ciò che è accaduto per il vaccino antinfluenzale, costato un euro alla asl 8, cinque alla asl 6". 
Sarà sufficiente?
"Ci vorrà tempo, la Toscana ha impiegato due anni. Bisogna anche far digerire il sistema ai funzionari e ai cittadini. E′ importante far capire che il servizio sanitario è un bene di tutti e va gestito al meglio". 
Come?
"Evitando primariati e reparti inutili, pletore di chirurgie o medicine non giustificabili. Prima di andar via i direttori generali hanno fatto promozioni, nominato direttori di strutture complesse e altri incarichi. 82 solo a Oristano".
Farete ricorsi?
"Non so se è possibile".
Cosa pensa della sanità pubblica a gestione privata?
"E′ un concetto che non mi spaventa, esistono modelli che funzionano e si potrebbe anche sperimentare. Le cliniche private riescono a economizzare e fare utili, impegnano il 2 per cento del bilancio totale della sanità e forniscono il 15 per cento delle prestazioni. Se qualcuno facesse una proposta di quel tipo, per migliorare la gestione di una struttura, potrei dire di sì". 
La logica del profitto non ingigantisce i costi?
"E′ un problema che tocca anche il pubblico, dove ad esempio potrebbe esserci una tendenza dei primari a correggere i dati dei drg per dimostrare di lavorare di più".
Farà le verifiche?
"Sì, costituiremo un nucleo operativo proprio sui controlli".
Quanto conta la massoneria nella sanità?
"Ha un peso importante, non vuol dire necessariamente disonestà, ci saranno i massoni onesti e quelli no, come succede per i medici, i politici o altri. Io non sono massone ma non avrei problemi a dirlo. Comunque in sette mesi non mi sono accorto di quel peso".
La sanità sarda è una porta girevole della politica?
"Non si può chiudere la sanità a nessuno, fare politica è un diritto".
Simeone era assessore ora è commissario.
"Si sapeva da subito che all′Ambiente era di passaggio".
Chi sono i nemici della sanità?
"La politica poco attenta, chi si lascia andare a risposte elaborate giorno per giorno, senza programmare. Per farlo serve continuità politica, come succede nelle regioni più virtuose, dove le amministrazioni possono anche minacciare di chiudere gli ospedali che non funzionano bene". 
Lei potrebbe farlo?
"Sì, ma prima bisogna discuterne con tutte le parti in causa, anche il sindacato. Non voglio fare allarmismi".
C′è sempre l′ombra di Oppi nella sanità sarda?
"L′ha gestita per molto tempo, il suo partito è fuori dal Pdl, è normale che cerchino di incidere. Comunque con Oppi ho un ottimo rapporto". 
Le università di Sassari e Cagliari formano pochi infermieri specializzati, così vengono assunti professionisti non sardi.     
"Abbiamo raddoppiato le risorse per gli atenei sino a un milione di euro, ci hanno promesso 470 infermieri per quest′anno, prima erano 250. Le richieste di iscrizione ai corsi sono state più di cinquemila".
Liste d′attesa: prenda un impegno.
"No ho la bacchetta magica. E′ un problema prioritario sul quale abbiamo già indirizzato 10 milioni, ne serviranno altri ma soprattutto stiamo studiando un piano, perché per vincere la battaglia serve un′organizzazione migliore, non solo risorse".