Domani in piazza UniversitÓ e Pubblico impiego
Giovedi 13 Novembre 2008
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Appuntamento alle 9 in piazza Matteotti per lo sciopero generale del pubblico impiego. La manifestazione regionale con corteo in via Roma e viale Regina Margherita si concluderà con il comizio in piazza Costituzione e gli interventi del segretario della Funzione Pubblica Giovanni Pinna, il segretario generale Giampaolo Diana e quello nazionale di categoria Rosa Pavanelli.
Il corteo organizzato per lo sciopero generale dell′Università e della Ricerca partirà da piazza Garibaldi alle 9 e 30 percorrerà Via Sonnino, Via xx Settembre e Via Roma sino a Piazza del Carmine.
Pubblico impiego
Le motivazioni della protesta sono molteplici: una politica che minaccia la Sanità pubblica attraverso la privatizzazione degli ospedali, la riduzione delle retribuzioni di tutti i lavoratori del pubbligo impiego (ministeri, enti, agenzie, sanità, enti locali) causata dal protocollo firmato il 30 ottobre, i tagli di nove miliardi alle autonomie locali che si tradurranno in meno servizi e asili nido, chiusura di scuole e riduzione degli orari scolastici a danno delle famiglie e soprattutto del lavoro femminile, il licenziamento di 57 mila lavoratori precari dal 1 luglio dell’anno prossimo.
Il tagli previsti dalla legge 133 e il protocollo firmato con il Governo da Cisl, Uil, Confsal e Ugl (che rappresentano il 47 per cento dei lavoratori del settore) hanno conseguenze devastanti sulla stessa qualità dei servizi ai cittadini, negano il recupero dell’inflazione e prevedono la decurtazione dei salari, impediscono la stabilizzazione dei precari e sbarrano la strada a un serio piano industriale che qualifichi nel complesso il pubblico impiego.
Il protocollo firmato il 30 ottobre comporta una riduzione degli stipendi da gennaio. Solo per fare qualche esempio, nella busta paga di un vigile urbano ci saranno 40 euro in più per il contratto ma 80 euro in meno a causa della riduzione del fondo produttività, così un infermiere turnista, a fronte dello stesso aumento di 40 euro subirà il taglio di 120 euro. In generale, gli stipendi dei lavoratori di ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici, sicurezza, avranno un aumento di 40 euro ma saranno decurtati, da 80 a 200 euro al mese. Il ministro Brunetta parla di produttività ma l’accordo non prevede nulla per migliorare l’efficienza e la qualità della pubblica amministrazione.
«Il Governo è pronto a elargire soldi ai banchieri – si legge in uno dei volantini della Funzione Pubblica Cgil – ma quando deve rinnovare il contratto dei lavoratori del pubblico impiego prevede una decurtazione dei fondi per la contrattazione». Il risultato è la perdita ulteriore del potere d’acquisto dei salari che peggiora le condizioni di milioni di lavoratori e di cento non aiuta il Paese a uscire dalla crisi. 
Università e Ricerca.
I contenuti del volantino firmato Flc Cgil e Uil pubblica amministrazione: 
Il decreto varato il 10 novembre 2008 non modifica la situazione.
Si prevede a regime il blocco totale del reclutamento di ricercatori e docenti per gli Atenei
che superino il tetto del 90% alle spese di personale.
L’allentamento del blocco della L.133 sul reclutamento rischia addirittura di aggravare
quanto previsto dalla stessa Legge, in quanto per gli Atenei che superano il 90% delle spese di
resta così com’è, li porterà in due anni quasi tutti oltre il 90%, generando lo stesso effetto di
blocco totale.
SERVE lo sblocco del reclutamento con la cancellazione dei tagli del finanziamento.
La modifica della composizione delle commissioni per il reclutamento di ricercatori, e per
le valutazioni ai fini del passaggio a I e II fascia, pur introducendo qualche elemento di
maggiore trasparenza nelle procedure, ha per effetto un ulteriore slittamento dei tempi delle
valutazioni. E’ grave che le commissioni siano composte tutte e soltanto da professori ordinari,
comprese quelle per l’accesso dei ricercatori, escludendo le altre fasce. Gli ordinari diventano
giudici ed arbitri esclusivi di accessi e promozioni: non è esattamente la nostra idea di una
comunità universitaria di pari, distinti solo per maturità scientifica.
Anche all’eliminazione, positiva, del taglio del 10% alle dotazioni organiche degli enti di
ricerca, manca l’introduzione del criterio per il calcolo del turn–over utilizzato per l’Università
basato sulle risorse economiche dei pensionandi, e non sul loro numero, nonché l’eliminazione
del regime autorizzativo che, la storia ci insegna, blocca in molti casi l’autonomo sviluppo degli
enti indipendentemente dai fondi disponibili.
La previsione che una quota, non aggiuntiva purtroppo, di almeno il 7% del finanziamento
ordinario complessivo delle Università venga ripartita sulla base dei risultati dei processi
formativi e delle attività di ricerca scientifica, viene inquinata dall’ulteriore obiettivo della
effettiva riduzione dei corsi di studio e del ridimensionamento delle sedi didattiche.
Positivo certamente l’incremento di 65 milioni per l’edilizia per residenze studentesche, e
di 135 milioni le borse di studio.
Il Consiglio dei Ministri ha poi varato uno schema di DPR che autorizza le istituzioni AFAM
ad assumere 110 docenti di prima e seconda fascia per far fronte alle necessità didattiche.
In conclusione: anche se alcune misure, prese singolarmente, migliorano un po’ la
drammatica situazione attuale, non si vede in alcun modo all’orizzonte la volontà della
correzione radicale di rotta che si rende necessaria.
E’ del tutto evidente che le grandi mobilitazioni in corso stanno preoccupando il Governo
in modo crescente, e che è in corso un tentativo di allungare i tempi, sperando in un calo di
tensione, e di produrre qualche modifica da spendere come soluzione dei problemi.
Resta invece la L. 133, con tutti i suoi tagli e vincoli distruttivi, restano il decreto ammazzaprecari
e le norme Brunetta, resta una Finanziaria da strangolamento. Resta il silenzio
perdurante del Ministero rispetto al dialogo con le parti sociali.
La radicale correzione di rotta non può che essere costituita dalla cancellazione di queste
norme, e, in seguito, dall’apertura di un confronto a tutto campo che riscriva l’agenda delle
priorità e delle criticità da affrontare, e individui le soluzioni congrue e condivisibili.
Per queste ragioni, lo sciopero e la manifestazione del 14 novembre assumono una
rilevanza assoluta e sono confermati in assenza di atti concreti rispetto ai contenuti della
piattaforma dello sciopero:
per dimostrare che il mondo dell’Università, della Ricerca, dell’AFAM chiede con chiarezza
provvedimenti che ridiano un futuro alle istituzioni, a chi vi opera, agli studenti e ai cittadini.
personale non c’è più neppure il 20% del turn–over. Per gli altri, il taglio dei finanziamenti, che