Ecco come cambierÓ la Cgil
Martedi 18 Novembre 2008
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Tutto si compirà entro il 2009 secondo un piano di riorganizzazione sancito dalle venti delibere approvate pochi giorni fa dal direttivo della Cgil nazionale. «A dicembre saremo impegnati in una serie di appuntamenti – ha detto la segretaria di organizzazione Elisabetta Perrier – per chiarire e concordare il percorso da seguire in questa fase di cambiamento: dovremo dare più spazio alla formazione e ai giovani con il rinnovo di segreterie e direttivi». Tre le priorità: investire sui luoghi di lavoro, rafforzare il ruolo delle strutture territoriali, potenziare il sistema di tutela e dei servizi. Per farlo verranno trasferite risorse finanziarie e umane dai livelli regionali e nazionali verso il basso.
Tutto questo servirà a sviluppare una nuova cultura sindacale, le competenze e lo spirito giusto per ri–progettare la Sardegna, che di rinnovamento ne ha tanto bisogno. Ed è importante, proprio per stimolare e accompagnare quel processo, che le forze sociali si rinnovino prima di tutto al loro interno, siano al passo con i tempi.
 
Decentramento nel territorio, progetti di formazione, politica dei giovani e degli immigrati: ecco gli obiettivi che segnano lo spirito nuovo della Cgil sarda.
Tra le priorità del sindacato più rappresentativo d’Italia e della Sardegna (150 mila iscritti) c’è naturalmente la prospettiva di accogliere ancora tanti lavoratori, in tutti i settori e tutte le tipologie di lavoro. Un’attenzione particolare dunque, ai precari e agli atipici, perché è fondamentale irrompere anche in una realtà dove ogni diritto è negato e c’è un’esigenza di acquisire le tutele che proprio il sindacato può garantire.
 
Il sindacato si riposiziona, riorganizzando la sua struttura, nella società e nel confronto con le istituzioni. Perché molto è cambiato, e rapidamente, negli ultimi anni: il mercato del lavoro prima di tutto, con le aspettative di milioni di lavoratori mortificate dalla caduta libera del potere d’acquisto, il precariato dilagante in Sardegna più che altrove (90 mila precari), l’insicurezza sempre più diffusa nei luoghi di lavoro dove si continua a morire, vergognosamente.
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Obiettivi e scadenze