L′Eni conferma la chiusura di Porto Torres, Diana: ĢIl Governo faccia pressioni
Mercoledi 17 Dicembre 2008
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L’ennesimo no dell’Eni alla riapertura del petrolchimico di Porto Torres appare quasi come un affronto al Governo che, da oggi, con le parole del ministro Scajola al tavolo sulla chimica, sollecita il riavvio degli impianti. La Cgil si aspetta che i vertici dell’Eni siano convocati sin da domani perché «non è spiegabile – ha detto il segretario generale della Cgil Giampaolo Diana – che una società controllata per il trenta per cento dal ministero dell’Economia possa fare scelte in contraddizione con quanto viene chiesto dal Governo».  
«Giudichiamo ingiustificabile la posizione dell’Eni che, di fronte alla richiesta arrivata anche dal ministro Scajola di riaprire il petrolchimico di Porto Torres –  continua a perseverare nella scelta di sospendere le produzioni»: così Giampaolo Diana ha commentato quanto emerso dal tavolo sulla chimica che si è svolto oggi spiegando che «alla reiterata richiesta di rimettere in marcia gli impianti di Porto Torres l’Eni ha risposto che dopo gennaio sarà riavviata una linea di produzione, il cracking, mentre per fenolo e cumene si dovrà aspettare sino al 2010 e senza alcuna certezza».
Una posizione inaccettabile per la Cgil, soprattutto a fronte della richiesta dello stesso Scajola all’Eni: «Apprezziamo la posizione del Governo espressa oggi ma ci aspettiamo che lo stesso Governo – ha detto Diana – sia conseguente alle dichiarazioni sulla necessità di riaprire il petrolchimico sardo convocando i vertici dell’Eni e convincendoli a modificare le decisioni»
  
L’Eni giustifica la fermata di Porto Torres con ragioni congiunturali che impediscono di assorbire un eccesso di produzione ma se le ragioni sono queste è ancora più evidente che soltanto l’Eni può governarle e deve farlo riavviando gli impianti: «Siamo pronti a discutere della chimica sarda in un quadro nazionale perché siamo convinti che debba rientrare in un processo di rivalutazione complessiva ma la precondizione è il riavvio immediato degli stabilimenti».
 
E’ apprezzabile – ha concluso Diana – anche la disponibilità data dal ministro di coinvolgere tutte le parti sociali per ragionare sulla cessione degli impianti che oggi sono di proprietà di Ineos, e cioè Assemini e un pezzo di Porto Torres». In merito a questo la Cgil ha apprezzato la posizione del presidente della Regione Soru che si è reso disponibile ad accompagnare questo processo, anche mettendo a disposizione risorse regionali, ad esempio con un intervento diretto della Sfirs che potrà quindi esprimere parere decisionale sulle scelte industriali del gruppo che si aggiudicherà la filiera del cloro soda.