Ammortizzatori sociali: «Risorse finite, ma il Governo non interviene»
Martedi 03 Febbraio 2009
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«Le risorse destinate agli ammortizzatori sociali in Sardegna sono finite e se non ci sarà un intervento del Governo nazionale, interi settori produttivi resteranno scoperti di fronte alla crisi che ha ormai travolto anche il Sulcis». A lanciare l’appello è il segretario regionale della Cgil Piero Cossu con un′analisi sulla situazione dell’economia in Sardegna basata su un′indagine della Cgil nazionale che mette a confronto i dati su occupati, disoccupati e ore di cassa integrazione in tutte le regioni d’Italia.  
Nel 2008 il numero delle ore di cassa integrazione è aumentato rispetto al 2007 del 27 per cento a livello nazionale. In 14 regioni su venti l’aumento è stato di oltre l’ottanta per cento. In Sardegna del 170 per cento: per la cassa integrazione ordinaria si è passati da 143 mila ore del 2007 a 386 mila. La cassa integrazione speciale è passata da 3 milioni e 905 mila ore nel 2007 a 4 milioni 621 mila 381 nel 2008 con un aumento del 18 per cento.
 
Nel rapporto fra occupati e ore di cassa integrazione utilizzate, la Sardegna (insieme a  Campania, Basilicata e Piemonte) è la regione con il peggior risultato con 41,8 ore all’anno per occupato.
Lo stesso andamento delle forze di lavoro appare contraddittorio.
A fronte di una riduzione degli addetti nell’agricoltura (da 44.520 a 43.915 che fa registrare un –1,36 per cento) e nell’industria (da 140.722 a 119.845 con un – 14,84) per cento, c’è stato un incremento nei servizi pari al 5,79 per cento (gli addetti sono passati da 430.690 a 455.644).
Il dato complessivo degli occupati registra un dato positivo del + 0, 56 per cento: se nel 2007 gli occupati in Sardegna erano 615.932 mila nel 2008 sono pari a 619.404 con aumento 3472 lavoratori in più.
Nonostante ciò, il tasso di disoccupazione è salito in un anno dall’8,7 al 10,8 per cento seguendo un trend di crescita nazionale (dal 5,6 al 6,1 è il tasso medio di disoccupazione in Italia). Il fatto è che i sardi in cerca di occupazione sono passati da 59 mila 015 del 2007 a 74 mila 955 del 2008 con una variazione del 27 per cento.
«Tale situazione si può leggere in due modi – commenta Piero Cossu – un aumento della fiducia nella possibilità di trovare un lavoro e quindi mettersi a cercarlo, oppure l’incidenza maggiore nel bilancio familiare del costo della vita che, legato ai salari troppo bassi, obbliga entrambi i componenti della famiglia a iscriversi al collocamento in cerca di occupazione».
 
Con il 2008 si chiude la fase che ha visto diminuire costantemente la cassa integrazione dal 2004. I dati confermano quanto accade nelle varie aree industriali della Sardegna: il tessile, la chimica, il metallifero attraversano «una crisi che rischia di essere irreversibile se non ci saranno interventi oculati e tempestivi». Il nuorese,  con 2 milioni 356 mila ore di cassa integrazione totale (sia ordinaria che straordinaria) ha il record negativo fra tutte le province sarde. Purtroppo l’aggravarsi della crisi ha ormai travolto anche il polo industriale del Sulcis. L’unico settore ancora immune è quello della produzione di energia elettrica tradizionale.
 
«La condizione di fragilità dell’apparato industriale sardo impone una riconversione radicale dell’apparato produttivo – conclude Piero Cossu – con il potenziamento tecnologico di quanto abbiamo e con il consolidamento di alcuni settori, ad esempio la chimica, ma anche con la diversificazione del modello di sviluppo e il potenziamento delle infrastrutture».