Il testimone dei minatori: l’iniziativa di Buggerru su Rassegna
Centodieci anni dopo l’eccidio che diede il via, in Italia, al primo sciopero generale, restano decisive, per l’isola, l’unità dei lavoratori e la forza e capacità di proposta delle loro rappresentanze
Mercoledi 17 Settembre 2014
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Il testimone dei minatori: l’iniziativa di Buggerru su Rassegna

di Daniela Pistis

A trentacinque chilometri da Buggerru, nella mattina in cui si celebra il centodecimo anniversario dell’eccidio dei minatori, dalle gallerie dell’ultima miniera d’Italia il carbone ormai non si estrae più: Carbosulcis è in dismissione programmata, fine corsa nel 2018. Il testimone dei minatori che all’inizio del ’900 si ribellarono all’arroganza del padrone aprendo la strada al primo sciopero nazionale è passato tra le mani di generazioni di operai e ha contaminato un intero territorio industriale segnato da un futuro di ombre e luci. In gioco ci sono le prospettive di Alcoa e Eurallumina, le potenzialità di una filiera dell’alluminio, del piombo e dello zinco tutta da costruire. E poi i progetti di sviluppo alimentati dal Piano Sulcis, una dote di 630 milioni assegnata dal protocollo d’intesa tra governo, Regione e comuni firmato a novembre 2012.

A dare nuovo impulso alle lotte degli operai sardi nella giornata organizzata da Cgil, Cisl e Uil regionali insieme al comune e alla cooperativa Piccola Parigi, nella piazza intitolata ai minatori uccisi nei moti del 1904, c’è il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che dal Sulcis Iglesiente rinnova l’appello al governo Renzi a ripartire dal lavoro e da una seria politica energetica e industriale. Nei tempi in cui l’estrazione di piombo e zinco era ancora un’attività redditizia, a parlare “al cervello e al cuore, alla coscienza dei lavoratori”, era stato Giuseppe Di Vittorio, a Buggerru nel 1954, quando i minatori erano saliti persino sui tetti per ascoltare il padre della Cgil. La confederazione nacque due anni dopo l’eccidio, che nelle parole di un altro leader, Guglielmo Epifani, alle celebrazioni del Centenario, “non è stato uno dei troppi episodi di sangue nella storia delle classi lavoratrici italiane, ma il fattore scatenante di un processo di solidarietà e partecipazione che ha portato alla nascita stessa delle confederazioni e della Cgil”. Ecco perché “Buggerru non è la storia, è il Dna del sindacato”. Ed ecco perché ricordare quel processo, in una fase di crisi economica e sociale in cui chi governa tenta di delegittimare il ruolo e la forza del sindacato e dei corpi sociali, ha un significato ancora più grande. Chi cerca di rompere il fronte della solidarietà e della partecipazione non può non sapere che spingere sull’individualismo e sui rapporti non mediati dalla forza delle rappresentanze significa indebolire i lavoratori e le loro rivendicazioni, esasperare la loro solitudine, con l’obiettivo di azzerarne i diritti.

Così la presenza e le parole di Susanna Camusso hanno il senso di riaffermare il ruolo della rappresentanza e del lavoro come motore di uno sviluppo del quale il sindacato ha un’idea precisa. “Nel Sulcis Iglesiente miriamo a un progetto incentrato sul ciclo dell’alluminio e su nuove attività industriali, manifatturiere e dei servizi, con riguardo particolare ai settori primario, dell’agroalimentare e del turismo”, dice il segretario generale della Cgil sarda Michele Carrus sottolineando poi “quante potenzialità ci sono nella riscoperta, riconversione e valorizzazione dell’immenso patrimonio di beni materiali, ambientali e culturali, spesso colpevolmente lasciati in stato di totale abbandono”. Nelle parole di Carrus Buggerru è “un santuario laico che ci ricorda i sacrifici dei lavoratori e ci responsabilizza a guardare avanti e cogliere le opportunità legate a una cultura metallurgica che ha forgiato il carattere stesso del sindacato nella capacità di proporre nuovi orizzonti di sviluppo e lavoro”. Non a caso, la sera prima della manifestazione il segretario generale della Cgil ha incontrato gli operai Alcoa che, in presidio da più di tre mesi, aspettano gli sviluppi dell’ipotesi di acquisizione da parte di Glencore: “Il paese ha bisogno di alluminio – ha ricordato Camusso – e non è né ragionevole né giusto dipendere dall’estero quando c’è uno stabilimento, il vostro, che se accompagnato da una giusta strategia energetica, è in condizioni di produrre e essere competitivo”. La mattina dopo, l’intervento dal palco, con al fianco Luigi Manca, la tuta azzurra e il casco giallo della Carbosulcis, e poco più in là Manlio Massole, minatore e poeta, simbolo di un mondo che non c’è più ma dal quale un’intera classe operaia ha attinto forza e valori evidentemente ancora attuali: “La lezione che ci dà la Sardegna è quella di un’isola che non si rassegna perché senza lavoro non c’è prospettiva”.

Non si rassegna la giovanissima Glenda Cannas che, a nome di un’intera generazione, alla classe politica dice: “Noi vogliano restare e non fuggire, ma non lasciateci soli”. Dietro il palco ci sono il mare di Buggerru e un paesaggio per lo più incontaminato, elementi di un possibile risveglio turistico a cui aspira il sindaco Silvano Farris, che però denuncia il ritardo degli indispensabili investimenti sul porto. Non si rassegnano gli operai, perché la forza delle loro rivendicazioni è radicata nell’idea razionale e fondata che si può e si deve investire sul sistema produttivo. Circondati da oggetti e materiali che diamo per scontati, a volte forse dimentichiamo che sono frutto di processi industriali, ricerca e manodopera, tecnici, operai con famiglie, mutuo da pagare e figli da far studiare. Un tempo parte dell’alluminio prodotto veniva trasformato dall’Ila in laminati e dalla Ali nelle pellicole, di alluminio appunto, che compriamo nei supermercati. Piccoli esempi di una filiera che anziché crescere si è involuta, per i costi energetici e le strategie globali delle multinazionali, per incapacità degli imprenditori e per l’assenza di reti viarie, portuali e ferroviarie. Temi sui quali si concentra l’intervento del presidente della Regione Francesco Pigliaru, che rivendica il nuovo approccio sulla vertenza Alcoa – “Se non ci fossimo noi il tavolo sarebbe deserto” – e sulla questione industriale avverte: “È inaccettabile che le imprese vadano via dopo aver preso risorse pubbliche, lo sviluppo lo fanno le imprese serie”. Poi, in riferimento alle sollecitazioni del sindaco di Buggerru, “la burocrazia serve ma decente e non indecente, non quella che tiene un porto insabbiato, la burocrazia sta uccidendo lo sviluppo”.

Eppure qualcosa oggi si muove. A proposito di filiera, un imprenditore locale rileva la ex Ila con l’obiettivo – per ora imbrigliato nell’attesa delle autorizzazioni regionali per tre pale eoliche – di riavviare le produzioni di laminati. Fra gli investitori interessati al territorio c’è il gruppo italiano Mossi e Ghisolfi, che a Portovesme, se tutto va bene, produrrà bioetanolo. E poi, dopo due anni dalla firma del Piano Sulcis, a luglio la giunta regionale ha destinato i primi 55 milioni di euro per dar seguito alle sedici idee selezionate attraverso il bando internazionale di idee Call for proposal. Sono progetti pensati per dare vitalità a settori ritenuti strategici: industria sostenibile (edilizia, energie, biotecnologie), bonifiche e risanamento ambientale, turismo, agroindustria. Primi passi verso un’idea diversa e più equilibrata di sviluppo, che non vuole tradire o cancellare la storia industriale del territorio, ma semplicemente declinarla dentro un orizzonte che abbracci altre vocazioni, e che restituisca ai giovani la libertà di scegliere. Con la consapevolezza che se domani potranno decidere se restare, partire, che studi o lavoro fare, sarà anche per un’eredità lasciata in dote dalle battaglie dei minatori e degli operai di ieri e di oggi.

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