Lavoro, la Giunta può fare di più
“Il Piano strategico regionale ci pare apprezzabile malgrado alcuni importanti rilievi critici”: il segretario generale Michele Carrus li spiega nell’editoriale del giornale Cgil L’Altra Sardegna.
Venerdi 24 Ottobre 2014
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Lavoro, la Giunta può fare di più

“Le politiche dei settori produttivi ci sembrano insufficienti – scrive Carrus – è corretto l’approccio fattoriale ai processi di sviluppo - un sistema cresce se è ben dotato di infrastrutture, servizi pubblici efficienti, istruzione di qualità – tuttavia, ciascun ambito di intervento necessita anche di misure particolari, cioè di settore”. 

 
Qualche esempio: “Lo sviluppo del sugheriero non può affidarsi solo alla pur fondamentale forestazione produttiva, ma anche a processi di aggregazione delle imprese e servizi che si realizzano nel distretto produttivo. Sostenere le filiere industriali del settore estrattivo, della ceramica o dell’alluminio, implica interventi sulle infrastrutture (reti energetiche) ma anche misure di sostegno all’innovazione e alla riorganizzazione delle imprese. Lo stesso sviluppo dell’agroindustria necessita di interventi specifici per la caratterizzazione delle materie prime, la qualificazione e commercializzazione delle produzioni.” E poi: “Occorre non solo individuare filiere innovative su cui imbastire lo sviluppo – per noi nuove energie, settore biomedicale, chimica verde, blue economy, cantieristica navale aerospaziale – ma anche pensare alla pianificazione del territorio con incentivi alla localizzazione differenziati, che evidenzino attraverso il dialogo con le comunità locali, le ricadute e i vantaggi per i territori e per la regione”.
 
Sul lavoro “lo sguardo di prospettiva deve essere compensato da misure che affrontino l’attualità, fatta di urgenze che hanno il nome, il volto e le storie dei 25 mila ammortizzati in deroga, dei giovani che emigrano, delle donne senza lavoro e delle tante persone che nelle zone interne vedono ogni giorno che passa un pezzetto del loro mondo scomparire”. A tutte queste persone non si può più dire soltanto aspetta, resisti, vedrai, perciò la Cgil ha proposto un piano che poggia su due pilastri: il primo, sistemico, prevede misure di incentivazione alla creazione di nuovo lavoro, per i giovani e le donne, per le aree depresse, con riguardo ai settori innovativi e in espansione. Il secondo è il rilancio degli investimenti pubblici per far partire le opere immediatamente cantierabili con procedure accelerate attraverso un Fondo unico compartecipato da Regione e Enti locali che potrebbe rimettere in circolo i fondi bloccati dal patto di stabilità. In quei cantieri si potrebbero impiegare quote predeterminate di lavoratori in ammortizzatori in deroga, così da trovar loro una nuova occupazione anziché risorse per sussidi insufficienti e tardivi. In questi mesi sono stati avviati interventi per accelerare i cantieri stradali o per l’edilizia scolastica (tra l’altro attingendo ai fondi del fu piano per il lavoro), ma la modalità scelta dalla Giunta, pur meritoria, è strutturalmente differente, si basa infatti sulle risorse di scopo assegnate e, soprattutto, non vincola neppure parzialmente le opere al reimpiego dei disoccupati.
 
Carrus denuncia il paradosso del bando Insar, “che prevede incentivi consistenti all’assunzione di apprendisti senza alcun vincolo di stabilizzazione del rapporto di lavoro. E’ un errore già commesso nella passata legislatura, quando si tagliò l’Irap, senza stabilire criteri e condizioni per la difesa dell’occupazione: una misura costosa che non sembra aver restituito né prodotto alcun posto di lavoro mentre ha sottratto risorse per i servizi ai cittadini”. 
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