Energia, bene le linee guida ma molti i nodi da sciogliere
Lunedi 03 Agosto 2015
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 “Le linee guida fissate dalla Giunta in tema di energia sono più che apprezzabili, ma lasciano aperte molte questioni importanti che andrebbero definite con più precisione e coraggio”. Il segretario generale della Cgil Michele Carrus, che nell’incontro con l’assessore Piras ha rimarcato la lunga assenza di confronto con la Giunta su un tema così rilevante, ha sottolineato che gli indirizzi fissati lasciano ampi margini di manovra, mentre sarebbe ora di fare scelte più definite. “Non posso non rilevare - ha detto all’assessore nel corso del confronto con i sindacati – che veniamo chiamati a discutere di un atto già compiuto, metodo criticabile che sembra diventato normale per la Giunta in tutti gli ambiti di confronto, ma che non lo è affatto, soprattutto perché rischia di produrre più spesso contrasti che condivisione, e nessuno ne sente il bisogno”.

Carrus si è detto perplesso riguardo, soprattutto, “a quanto ancora resta da scrivere e da decidere” dopo queste linee guida, che, in generale, esprimono una visione solo sussidiaria del tema Energia, mentre va affermato che “si tratta di un’attività industriale pregiata di per se stessa, non solo come servizio ai cittadini e alle imprese, ma per la sua specifica valenza produttiva”.
Sul metano, il segretario Cgil rilancia la necessità di costruire un percorso prioritario e ricorda che nella Strategia energetica nazionale si profila per il nostro Paese un ruolo di hub europeo della rigassificazione: il primo nodo da sciogliere è se si pensa alla soddisfazione del fabbisogno isolano o se, in prospettiva, si vuol entrare dentro la rete nazionale. E comunque, la stima di 650 milioni di metri cubi andrebbe rivista con più fiducia nella capacità di rilancio del nostro sistema produttivo e nelle possibili “riconversioni innovative” anche delle centrali oggi esistenti.
 
Secondo Carrus “la scelta dei depositi costieri è sbagliata dal punto di vista della sostenibilità ambientale ed è chiaramente antieconomica. L’alternativa al Galsi sta soltanto nel rigassificatore, da realizzare con una società mista pubblico-privata, a cui deve conseguire la realizzazione della dorsale, tema sul quale va riaperto il confronto con il governo nazionale. Questa è la via maestra con cui l’opera può persino autofinanziarsi, nel tempo, assicurando alla Regione non soltanto uno strumento diretto di controllo sulla qualità e sulle condizioni di acquisizione del servizio, ma anche un indirizzo vincolante per lo sviluppo di questo mercato così particolare e sensibile”.
“Credo che le linee strategiche diano chiari e condivisibili obiettivi in alcuni punti, ma restino un po’ aleatorie – ha aggiunto Carrus - sui modi per raggiungerli”. Ad esempio, il segretario ha chiesto cosa si intenda dire con la strategia carbon free al 2040, visto che già oggi la Sardegna, a differenza di altre regioni in forte ritardo, ha ampiamente superato gli obiettivi assegnati di riduzione delle emissioni climalteranti: “Il punto è che l’abbiamo fatto con una grave distorsione del sistema energetico regionale, per il proliferare incontrollato di eolico e fotovoltaico, che ne hanno messo a rischio la sicurezza e l’equilibrio”. Perciò, il segretario Cgil ha apprezzato la scelta di condizionare le autorizzazioni dei nuovi impianti rinnovabili al 50 per cento almeno di autoconsumo istantaneo, limite che anzi andrebbe innalzato, ma ha chiesto in che modo concreto la Regione intenda incentivare e condizionare lo sviluppo di questo mercato, sottolineando che “le fonti rinnovabili, fotovoltaico, biomasse, eolico, maree, geotermico non sono tutte equivalenti: ad esempio – ha chiesto - sul termodinamico cosa si vuole fare?”.
La Cgil apprezza il riferimento esplicito al sostegno della ricerca applicata nel settore e l’obiettivo delle reti intelligenti quale veicolo essenziale per la generazione distribuita. Condivisibile, in particolare, è il risparmio legato all’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati, anche come  una fonte di rilancio dello sviluppo e dell’occupazione attraverso i tanti cantieri da aprire.
Poco sviluppato appare il tema della mobilità sostenibile e il capitolo che riguarda il rinnovamento del parco termoelettrico tradizionale: “Abbiamo bisogno di mettere in sicurezza ed equilibrio il sistema e ciò richiede una capacità produttiva costante ed efficiente e una rete distributiva adeguata, ma su questa la Sardegna è agli ultimi posti in Italia e le nostre centrali devono essere rinnovate”. Carrus ha poi chiarito che “una percentuale di carbone la dobbiamo mantenere, sia per il vantaggio competitivo sui costi sia per la necessaria sicurezza della rete: non è un caso se la Germania ha scelto di continuare a investire nel carbone”.
 
Da qui l’osservazione su quanto manca nelle decisioni della Giunta: “Ciò che leggo non è ancora sufficiente per chiarire la prospettiva sulle rinnovabili o sulle attività di ricerca da finanziare, ma neppure sul futuro della centrale di Fiumesanto (EPH chiederà la proroga dei tempi per la realizzazione del 5° gruppo e noi siamo a favore: cosa dirà la Regione?), sugli investimenti innovativi nelle altre centrali a Ottana, Portovesme e Sarroch. Insomma, si è fatto un bel passo avanti, ma resta un bel po’ di strada da fare: è opportuno provare ora a percorrerla insieme”.