Scuola, la protesta continua, specificitÓ sarda da rispettare
Giovedi 03 Settembre 2015
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Da una parte l’emergenza, che riguarda la cosiddetta fase B, con i troppi precari della scuola lasciati fuori dalla riforma o costretti a emigrare, dall’altra la prospettiva, che impone la stesura di una legge regionale sull’Istruzione e, contestualmente, un confronto con lo Stato al fine di far valere l’autonomia della Sardegna: su questi due binari può e deve giocare un ruolo la Regione secondo Cgil confederale e Flc che, oggi, insieme alle altre sigle sindacali, hanno partecipato all’incontro convocato dall’assessore Firino proprio su sollecitazione delle organizzazioni sindacali mobilitate da mesi. La Cgil ribadisce che proseguirà nelle azioni di lotta sino a che non saranno raggiunti i risultati attesi e sollecita la Regione a unirsi con forza a questa battaglia, anche attraverso vie legali.
 
In merito all’incontro fissato per venerdì con il ministro Giannini, il sindacato condivide la necessità di rivendicare modifiche sostanziali all’impianto della riforma per adattarla alla specificità sarda. Nel corso della riunione, si è parlato delle problematiche legate all’applicazione della riforma nella parte che riguarda organici e assunzioni per quest’anno e, più in generale, dell’annosa questione delle norme di attuazione dell’articolo 5 dello Statuto e della necessità di adattare la riforma nazionale alle esigenze e peculiarità della Sardegna. Altrimenti, la scuola sarda sarà fortemente ridimensionata.
 
La Cgil condivide l’obiettivo della Giunta di puntare su Scuola e Istruzione come fattori indispensabili anche per uscire dalla crisi. Per farlo però, occorre scardinare alcuni primati negativi che rischiano di essere persino peggiorati dall’applicazione della riforma Renzi: tassi di dispersione elevati, emigrazione crescente, vaste aree interne scarsamente collegate, pesante deficit di reti e trasporti, calo demografico e spopolamento. Ecco, secondo la Cgil è tenendo conto di queste criticità, con l’obiettivo di sanarle, che occorre costruire il sistema scolastico regionale e non applicando parametri e regole standard con il solo obiettivo di tagliare i costi.
 
Nel corso della riunione, il sindacato ha criticato l’operato dell’Ufficio scolastico regionale che non ha chiesto il rafforzamento degli organici e apprezzato l’impegno dell’assessore Firino ad assumere un ruolo attivo.
 
E ancora, Cgil e Flc hanno sottolineato l’assurdità delle procedure di assunzione secondo una graduatoria nazionale e non regionale, che hanno costretto il 50 per cento dei precari sardi a non fare alcuna domanda: non tutti possono infatti permettersi di lavorare fuori dall’Isola. Chi la domanda invece l’ha inoltrata, sta scoprendo in queste ore dove andrà ad insegnare, con tutte le incognite che ciò comporta, e con l’incubo di perdere ogni diritto nel caso dovesse rifiutare. Proprio in riferimento a questo, i sindacati hanno chiesto di cancellare questa norma fortemente discriminatoria per gli insegnanti, anche in virtù del fatto che lo stesso trattamento non è applicato alla mobilità dei dirigenti scolastici. 
 
Ora l’attesa è rivolta verso l’incontro di venerdì, sul quale il sindacato esprimerà una valutazione non appena ne conoscerà gli esiti.