Industria, riparte la mobilitazione
Giovedi 12 Novembre 2015
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Industria, riparte la mobilitazione

Da una parte il grave dramma dei disoccupati e della desertificazione industriale, dall’altra un dibattito politico che sembra non cogliere i recenti segnali che minano ogni potenzialità di sviluppo dei settori produttivi: è l’analisi del segretario generale della Cgil Michele Carrus che, nell’editoriale del giornale L’altra Sardegna, spiega le ragioni della mobilitazione unitaria di settore che riunirà, in un primo appuntamento, il prossimo 25 novembre a Cagliari, i lavoratori delle cinque aree industriali in una assemblea di Cgil, Cisl e Uil confederali insieme alle categorie dei metalmeccanici, elettrici, chimici, alle confederazioni territoriali e alle altre federazioni di categoria.

 
Ecco i segnali che preoccupano il sindacato: l’annunciata volontà di disimpegno di Eni rispetto agli investimenti previsti dagli accordi siglati ai massimi livelli istituzionali sulla chimica verde a Porto Torres, la cessione sul mercato di Saipem e Versalis con la chiusura senza alternative di altri suoi impianti a Sarroch, che frena anche il possibile riavvio della fabbrica di Ottana.
 
La decisione dell’Autority per l’energia, su richiesta di Terna, di revocare il regime di essenzialità alle centrali isolane, che non solo è ingiusta ma rischia di vanificare le previsioni del piano energetico regionale rispetto al rinnovo sostenibile del parco di generazione e all’ammodernamento della rete, e favorisce la dispersione degli investimenti necessari a Fiumesanto, Portovesme e Ottana.
 
Le incertezze sul rinnovo della super-interrompibilità, che condizionano negativamente il rilancio del settore metallurgico, un unicum strategico per il nostro Paese, senza la quale la competitività di aziende importanti e di interi comparti (agroalimentare, ceramica, estrattivo, chimico, meccanico) sarebbe gravata da un peso forse insostenibile; i dubbi ricorrenti della Regione sull’approvvigionamento del metano, con la riproposizione di ipotesi difficilissime per costi e tempi di realizzazione, come il gasdotto Sardegna-Toscana, e così pure la lentezza delle decisioni intorno a progetti industriali innovativi (biofuel, aerospazio, allumina), che rischiano per questo di non realizzarsi.
 
La disorganicità del sistema d’incentivazione e la debolezza complessiva, insomma, della strategia di sviluppo industriale e manifatturiero della nostra Regione, tutto ciò può compromettere la possibilità di rendere sostenibili o di riconvertire i presidi industriali sardi secondo i dettami più innovativi della green economy e della specializzazione intelligente, pur sottesi alla nuova programmazione regionale.
 
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