Finanziaria, sul lavoro misure inadeguate
Giovedi 04 Febbraio 2016
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Nei bilancio ci sono margini per recuperare risorse, le misure per il lavoro sono insufficienti, quanto alla necessità di nuove entrate, l’Irpef deve restare progressiva, l’Irap va reintrodotta e se il Consiglio dovesse trovare il modo di ottenere ulteriori fondi dallo Stato sarebbe ottimo, sia per ripianare i conti della sanità che per fare investimenti: è la sintesi della posizione della Cgil sulla Finanziaria espressa dal segretario generale Michele Carrus nel corso dell’audizione in Consiglio regionale. 
In particolare, il sindacato evidenzia che le risorse per il lavoro sono principalmente costituite dai fondi comunitari e che le misure di politica attiva proposte restano quelle che si sono già rivelate inefficaci mentre ne servirebbero altre, più selettive, per i giovani  e le donne soprattutto, e con effetti più immediati visto che il bacino dei disoccupati e dei lavoratori in cassa integrazione non ha ancora ottenuto risposte. In sintesi, la soluzione passa per i cantieri e le opere pubbliche, alle quali è vero che la Finanziaria destina risorse ingenti ma resta elevato il rischio che non vengano spese. 
Non a caso la Cgil rilancia la necessità di affiancare agli enti locali una task force, sul modello delle unità di missione o di progetto già istituite, con personale della Regione o del sistema delle autonomie locali specializzato in progettazione e procedure d’appalti, perché le risorse vengano spese e si traducano in apertura di cantieri e, quindi, lavoro.
 
La Cgil rilancia inoltre la questione del fondo unico rotativo per gli investimenti degli enti locali alimentato dalle eccedenze di patto stabilità, un sistema che permetterebbe di ottimizzare il trasferimento delle risorse nella logica di investire per la crescita.
 
Sul tema specifico delle tasse, la Cgil avverte il pericolo che tutta l’attenzione si traduca in un abbattimento delle tasse ai redditi alti a danno di quelli bassi: “Bisogna diffidare dei Robin Hood al contrario – ha detto il segretario Cgil – ricordando che la progressività risponde a un principio di equità e che l’imposta può essere rimodulata aumentando gli scaglioni di reddito e le aliquote fino all’azzeramento del carico per le fasce deboli. Ogni risparmio per chi ha poco si traduce in più consumi e quindi in sostegno alla crescita. I normali redditi da lavoro e da pensione non dovrebbero subire incrementi almeno fino ai 35 mila euro di reddito. 
 
In ogni caso, se sono necessari dei sacrifici per far fronte al disavanzo della sanità non possono essere a carico solo dei cittadini: occorre il concorso delle imprese - che negli ultimi anni hanno avuto la riduzione della tassa di scopo, l’Irap - trovando il modo di premiare quelle nuove e quelle che reinvestono in azienda, ma reintroducendola per le altre, e il sistema istituzionale (a partire dallo stesso Consiglio) e delle autonomie locali, che può concorrere riducendo ogni spreco e eliminando alcune poste di bilancio inappropriate. 
 
La Cgil chiede inoltre che vengano dedicate risorse adeguate e non simboliche ai rinnovi contrattuali del personale della Regione e dell’ente foreste, bloccati ormai da troppi anni.