Pensioni, domani mobilitazione nazionale, 4 presidi nell’Isola
Venerdi 01 Aprile 2016
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Domani mattina si svolgeranno quattro presidi, davanti alle prefetture, organizzati da Cgil, Cisl e Uil nella giornata di mobilitazione nazionale che ha l’obiettivo di cambiare le pensioni e dare lavoro ai giovani. A Cagliari, dalle 10 alle 12 in piazza Palazzo, a Sassari, dalle 10 alle 13 in piazza Italia, a Oristano dalle 9 e 30 alle 11 e 30 in via Beatrice d’Arborea, a Nuoro dalle 10 alle 12 via Deffenu. Le delegazioni sindacali saranno ricevute per illustrare ai prefetti le ragioni della mobilitazione nazionale - si svolgeranno iniziative e manifestazioni in tutta Italia - affinché vengano portate all’attenzione del governo nazionale. 
 
“Vogliamo che il governo modifichi la riforma più ingiusta e sbagliata che sia stata fatta in materia previdenziale”, ha detto il segretario generale della Cgil Michele Carrus aggiungendo che “la legge Fornero risponde all’unica esigenza di recuperare soldi per colmare i buchi della finanza pubblica scaricandoli sui più deboli con un sistema iniquo che, oltre ad aver allungato l’età pensionistica in modo insostenibile, soprattutto a danno dei lavori usuranti, ha frenato l’occupazione giovanile bloccando il ricambio generazionale”.
 
Esodati, flessibilità e libertà di uscita sono le priorità secondo il segretario Carrus che indica alcuni correttivi: “Occorre reintrodurre un sistema di uscita dal lavoro più flessibile, che consenta alle persone di scegliere se andare in pensione da un certo momento in poi (almeno 62 anni), cancellando l’attuale meccanismo punitivo, è poi indispensabile differenziare i requisiti per i lavori faticosi e usuranti perché non è la stessa cosa lavorare in ufficio o arrampicarsi tutti i giorni sul ponteggio di un cantiere edile”.
 
I sindacati sottolineano che quello italiano è il sistema più rigido in Europa, basato su meccanismo perverso di allungamento estenuante dell’età pensionabile da sostituire con un limite accettabile che Cgil, Cisl e Uil hanno individuato in 41 anni di anzianità contributiva. “I problemi finanziari del Paese – conclude Carrus - non possono essere risolti con riforme pensionistiche che danneggiano le persone creando oltretutto ulteriori problemi di disoccupazione giovanile”.