Migranti, Cgil propone diverso modello di accoglienza
Venerdi 03 Giugno 2016
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Migranti, Cgil propone diverso modello di accoglienza
“E’ una barriera in più, che accresce le difficoltà e rischia di negare l’accoglienza dovuta ai migranti, segregandoli a distanza”: non piace alla Cgil regionale l’ipotesi del governo un hotspot galleggiante perché non risolve il problema e, anzi, contribuisce ad avvilire quella dimensione umanitaria indispensabile a chi fugge da situazioni di grave pericolo e sfruttamento. “Non possiamo non affrontare con responsabilità ciò che accade sull’altra sponda del Mediterraneo – ha detto il segretario generale della Cgil Michele Carrus sottolineando che “esiste una dimensione europea del problema che va affrontato con macro-politiche internazionali, ma occorre anche un impegno maggiore in ogni livello di governo e responsabilità, dallo Stato alle Regioni fino alle comunità locali”.
 
In questi ragionamenti si inserisce il progetto della Cgil che sta già muovendo i primi passi nell’Alta Marmilla in via sperimentale e propone un nuovo modello di accoglienza, diffusa nel territorio e duratura perché incentrata sull’integrazione di interi nuclei familiari di migranti nelle attività economiche e sociali dei piccoli centri delle aree interne. Ciò porterebbe anche alla rivitalizzazione di aree soggette allo spopolamento e darebbe un contributo al calo demografico che caratterizza la nostra regione. Un progetto pilota, quello dell’Alta Marmilla, che il sindacato vorrebbe replicare, con il sostegno della Regione e degli Enti locali anche in altre realtà della Sardegna.
“Occorre sfatare alcuni luoghi comuni basati sulle paure ataviche quanto irrazionali del diverso” – ha spiegato Michele Carrus aggiungendo che “le statistiche dicono che il numero di reati commessi da immigrati è percentualmente nettamente inferiore a quello legato dei reati commessi da italiani e, per quanto riguarda il tema del lavoro, abbiamo bisogno di risorse umane in molte attività nelle quali sono  carenti e che implicano diversi livelli di qualifiche e specializzazioni”. Un altro mito da sfatare è quello per cui il nostro Paese spenderebbe cospicue risorse per l’accoglienza dei migranti: “Niente di più falso – spiega Carrus - la realtà è che la presenza degli immigrati in Italia contribuisce per circa il 9 per cento alla produzione di reddito nazionale, pari a 123 miliardi di euro, venti circa di contributi previdenziali dei quali beneficiano solo in minima parte. Si tratta di cifre decisamente superiori a quanto invece viene investito in politiche di integrazione e accoglienza”.
 
Diventa perciò indispensabile cambiare prospettiva, e iniziare a considerare il flusso di migranti come una opportunità da cogliere e non come un fenomeno da contrastare. “Promuoviamo - – ha spiegato il segretario della Cgil - l’integrazione di interi nuclei familiari di migranti che possono compartecipare alle attività del rilancio delle zone interne, inserendosi nei progetti economici e sociali e nelle attività produttive all’interno di una comunità nella quale avrebbero nuovo impulso tutti i servizi, dalla scuola fino alle attività sociali e sanitarie. “Abbiamo davanti – secondo la Cgil - un problema e una opportunità: da una parte i piccoli paesi condannati all’estinzione, con la conseguente perdita di un enorme patrimonio sociale, culturale e produttivo, dall’altra migliaia di profughi, immigrati, rifugiati, che dobbiamo accogliere e integrare, e non segregare, non solo per evidenti ragioni solidaristiche e umanitarie ma anche perché rappresentano una vera e propria risorsa”.