COME CAMBIA IL SINDACATO
Martedi 15 Aprile 2008
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Si è svolta il 3 e 4 aprile a Cagliari la conferenza di organizzazione della Cgil sarda, fase finale di una serie di dibattiti che hanno visto protagoniste le camere del lavoro e le categorie, regionali e territoriali, 69 assemblee in tutto. Per dire che il sindacato si riposiziona, riorganizzando la sua struttura, nella società e nel confronto con le istituzioni. Una riflessione che porterà a sviluppare una nuova cultura sindacale, le competenze e lo spirito giusto per ri–progettare la Sardegna.

Si rinnova il sindacato sardo, sulla scia di un movimento nazionale che porterà la Cgil all’appuntamento di maggio, stati generali conclusivi del dibattito. In Sardegna il percorso si concretizza con la conferenza di organizzazione che si è svolta il 3 e 4 aprile a Cagliari, hotel Mediterraneo. Fase finale di una serie di dibattiti che hanno visto protagoniste le camere del Lavoro e le categorie, regionali e territoriali, 69 assemblee in tutto. Per dire che il sindacato si riposiziona, riorganizzando la sua struttura, nella società e nel confronto con le istituzioni. Perché molto è cambiato, e rapidamente, negli ultimi anni: il mercato del lavoro prima di tutto, con le aspettative di milioni di lavoratori mortificate dalla caduta libera del potere d’acquisto, il precariato dilagante in Sardegna più che altrove (90 mila precari), l’insicurezza sempre più diffusa nei luoghi di lavoro dove si continua a morire, vergognosamente. L’anno scorso, in Sardegna, sono morti 37 lavoratori (fonte Inail). Con la riforma del titolo V della Costituzione, Regioni e Comuni hanno acquisito una capacità impositiva ed è per questo che nel processo di rinnovamento del sindacato sono diventate protagoniste, più che mai, le strutture territoriali e provinciali, luoghi dove è necessario fare negoziazione, confrontandosi e scontrandosi con le amministrazioni locali. Per farlo la Cgil sta avviando una fase di Formazione di quadri e delegati ma non solo, l’attenzione è rivolta a tutti i sindacalisti di base che nei luoghi di lavoro sono la prima linea da valorizzare. Fondamentale anche per diffondere e avviare la contrattazione decentrata, tassello importante della complessiva riforma che, naturalmente, deve mantenere come pilastro fondamentale il contratto collettivo nazionale. 

E tra i temi più dibattuti all’interno di un sindacato che riflette su sé stesso in modo critico, senza farsi troppi sconti, c’è il ruolo dei giovani e degli immigrati. L’analisi è severa, negli ultimi anni la Cgil, anche in Sardegna, non ha fatto abbastanza. Le lodevoli eccezioni, naturalmente ci sono: la Fillea, categoria del settore edile, ha dato spazio ai giovani, molti li ha eletti dirigenti. Ed è anche la categoria protagonista del rinnovamento multietnico perché, fra gli stessi quadri, ha valorizzato gli immigrati. Così la categoria dei lavoratori dell’agro–industria (Flai) che già vede schierati ai vertici molte donne e giovani sotto i 35 anni. E ancora la Filcams (servizi, commercio e turismo) che ha eletto, fra gli altri, una giovanissima segretaria di 31 anni.
Molto c’è ancora da fare ed è per questo che fra gli obiettivi programmatici di tutte le assemblee ai vari livelli c’è un vincolo chiaro e ineludibile di far spazio ai giovani nelle segreterie che verranno. Poi c’è la scelta non più rinviabile di istituire il coordinamento immigrati regionale dopo l’esperienza positiva della Gallura. E ancora, la Cgil rimarca l’esigenza di rafforzare la norma antidiscriminatoria, i pensionati dello Spi ad esempio, hanno messo nero su bianco la promessa che entro il prossimo Congresso, il 50 per cento dei dirigenti saranno donne.
Decentramento nel territorio, progetti di formazione, politica dei giovani e degli immigrati: ecco gli obiettivi che segnano lo spirito nuovo della Cgil sarda. Certo non sarà un passaggio rapido ma neanche dai tempi infiniti. Entro due anni, ecco la promessa che la Cgil fa ai suoi iscritti e a quelli che verranno. Tra le priorità del sindacato più rappresentativo d’Italia e della Sardegna (150 mila iscritti) c’è naturalmente la prospettiva di accogliere ancora tanti lavoratori, in tutti i settori e tutte le tipologie di lavoro. Un’attenzione particolare dunque, ai precari e agli atipici, perché la tendenza attuale è quella di irrompere anche in una realtà dove ogni diritto è negato e c’è un’esigenza di acquisire le tutele che proprio il sindacato può garantire.
Tutto questo servirà a sviluppare una nuova cultura sindacale, le competenze e lo spirito giusto per ri–progettare la Sardegna, che di rinnovamento ne ha tanto bisogno. Ed è importante, proprio per stimolare e accompagnare quel processo, che le forze sociali si rinnovino prima di tutto al loro interno, siano al passo con i tempi. E’ importante perché sono una voce fondamentale anche nella dialettica politica, e lo hanno dimostrato più volte, recentemente alzando il tono del dibattito sulla Finanziaria regionale e, quotidianamente, confrontandosi con le istituzioni e il mondo delle imprese.