Oltre novantamila al voto: bocciato l′accordo separato sui contratti
Lunedi 30 Marzo 2009
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Il referendum ha impegnato il sindacato in tutte le regioni d’Italia negli ultimi due mesi, in Sardegna 1375 sono state le assemblee e i seggi aperti per spiegare i riflessi dell’accordo separato sulla riforma della contrattazione firmato il 22 gennaio da Cisl e Uil. Nello scorso fine settimana lo scrutinio e l’elaborazione dei dati definitivi: 91.694 votanti, 87.063 hanno bocciato la riforma, 3920 i favorevoli, 711 schede bianche. Hanno partecipato alla consultazione 67.535 lavoratori e 24.159 pensionati.
In tutta Italia hanno votato in 3.643.836, il 96,27 per cento contro l’accordo. «E’ un risultato importante – ha commentato il segretario generale della Cgil sarda Enzo Costa – prima di tutto per la grande manifestazione di interesse dimostrata dal numero altissimo di votanti e poi per l’esito complessivo del referendum». La Cgil sarda lancia un appello all′unità sindacale.
4 aprile al Circo Massimo
Con questo risultato positivo la Cgil si prepara alla manifestazione di sabato 4 aprile al Circo Massimo: dalla Sardegna arriveranno a Roma in 1500 tra lavoratori e pensionati. Per la maggior parte sarà un viaggio di quattordici ore: partenza venerdì alle 16 e 30 con un treno speciale da Cagliari a Olbia. Qui salperà la nave che all’alba arriverà a Civitavecchia dove 27 autobus trasporteranno i 1300 sino al centro città. Gli altri 200 raggiungeranno Roma sabato mattina in aereo.
 
La riforma della contrattazione
I riflessi in Sardegna del nuovo tipo di contrattazione sono, se possibile, anche più devastanti che altrove: le grandi aziende sono pochissime e sarà difficilissimo, dopo il livellamento al ribasso del salario definito dal contratto nazionale, trattare integrativi con le piccole e medie imprese che caratterizzano il tessuto economico sardo. Spesso si tratta di ditte individuali dove è davvero complicato ragionare intorno a una contrattazione territoriale di secondo livello. In Sardegna, come nel resto del Paese, abbiamo aree di crisi diffuse, lavoro nero e precariato: di fronte a queste realtà è chiaro che occorre andare nella direzione opposta rispetto a quella intrapresa dall’accordo separato. «La ricetta – spiega il segretario della Cgil – è incrementare il potere d’acquisto dei lavoratori potenziando il contratto collettivo per garantire prima di tutto una base di salario equa e uguale per tutti i lavoratori italiani, una base da cui poi certamente si può partire per introdurre il secondo livello di contrattazione».
Secondo la Cgil, in base all’accordo separato, il contratto nazionale non avrà mai la possibilità di recuperare il potere d’acquisto del salario reale. Il secondo livello di contrattazione è più rigido e non viene esteso,  vengono cancellate regole universali che hanno sempre equità fra lavoratori pubblici e privati. Per misurare la rappresentatività, punto fondamentale del dibattito sindacale negli ultimi anni, vengono indicati criteri che non si basano esplicitamente sul voto delle Rsu. A questo si aggiunge un pesante intervento sul diritto di sciopero che tende a limitare libertà garantite dalla Costituzione.
 
Appello all’unità sindacale
Enzo Costa sottolinea il grave momento di crisi economica e sociale e lancia un appello all’unità sindacale, un fatto già compiuto nei vari territori – come dimostrano le iniziative di scioperi unitari degli ultimi mesi, dal sassarese al Sulcis Iglesiente passando per il nuorese – e che deve diventare pratica costante a tutti i livelli.