L’assessore Erriu: Pronto a cambiare la legge urbanistica
Giovedi 10 Agosto 2017
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L’assessore Erriu: Pronto a cambiare la legge urbanistica

di Daniela Pistis

Per centrare «l’obiettivo fallito dalle due giunte precedenti» è disposto a emendare, limare, modificare la sua legge urbanistica. Persino sostituendo integralmente il contestatissimo articolo 43 con il corrispondente stilato dai suoi compagni di partito. L’assessore regionale all’urbanistica Cristiano Erriu spiega il disegno di legge sul governo del territorio, respinge le accuse di chi teme nuove e pesanti colate di cemento, e assicura che «non ci sono norme per favorire chicchessia». Ricorda le intese siglate dentro il quadro del Ppr e, sulle prese di posizione dell’ex presidente Soru, dice che «nel merito, ci sono molti punti di vista coincidenti», poi c’è «il gioco politico, la necessità di presentarsi come strenuo difensore dell’ambiente, di proteggere il lavoro fatto nella vita precedente». Ribadisce che tutelare il paesaggio e limitare il consumo del suolo sono i principi ispiratori della sua legge. «Nemico dello sviluppo della Sardegna è chi fa finta di occuparsene e non lo fa”, dice Erriu, che non teme il dissenso, «anzi, mi nutro di conflitto politico». Non ama chi vorrebbe lasciare tutto com’è - li bolla come «conservatori di professione» - perché «di immobilismo si muore»

Aveva messo in conto tutte queste critiche? 

«Sì, la materia è delicata, la prova è il fatto che le ultime due Giunte regionali non sono riuscite a varare una legge».

Perché infrangere il limite dei trecento metri?

«Il limite era già infranto, non si fa altro che dare attuazione a norme esistenti anche nel Ppr, che consente di intervenire su edifici esistenti».  

Con le intese?

«Se ne sono fatte decine, anche durante il governo di Soru, in Ogliastra ad esempio, e all’epoca della Giunta Cappellacci in Costa Verde, a Funtanazza».

Il Ppr prevedeva intese in una fase transitoria, entro 18 mesi, fino alla stesura dei Puc.

«Alcuni collaboratori che parteciparono alla stesura di quel Piano ritenevano che quel termine fosse aggirabile».

Qui però si prescrive il 25 per cento e in corpi separati, per tutti e senza intesa, non le pare troppo?

«Sì, infatti introdurremo limiti più restrittivi per le strutture di grandi dimensioni».

Quanto restrittivi?

«Lo stiamo valutando, anche di moltissimo, e in ogni caso è utile chiarire che chi ha già usufruito del piano casa non potrà ottenere altre volumetrie se avrà già raggiunto il massimo consentito dalla legge».

Nel testo non è chiaro dove, rispetto all’esistente, si potranno realizzare gli ampliamenti.

«Può essere chiarito meglio, non certo verso il mare, di sicuro verso l’interno, di lato in base alle condizioni del lotto».

Costruire dentro la fascia di rispetto le sembra un modo per risolvere i problemi del lavoro? 

«Può senz’altro contribuire perché la finalità è migliorare l’offerta e destagionalizzare, questo genera economia e occupazione ma per farlo c’è la necessità di creare nuovi volumi e servizi».

Turismo ai danni dell’ambiente?

«No, tutela e salvaguardia ispirano la legge ma non possiamo tagliare fuori lo sviluppo».

Chi è nemico dello sviluppo?

«Chi fa finta di occuparsene ma di fatto non lo fa. Ci sono strutture vecchie di sessant’anni, perché impedire che si adeguino al mercato? Come si può pensare di fare turismo senza posti letto e strutture alberghiere adeguate? Sono nemici i conservatori di professione, chi non fa riforme e programmazione. Di immobilismo si muore»

Si potrà ampliare anche l’ex ospedale Marino di Cagliari se diventerà un hotel?

«No, è un bene soggetto a tutele ministeriali che consentono solo interventi di restauro conservativo».

Fatta salva l’onestà intellettuale di ogni Giunta, le pare possibile che dodici persone abbiano potere assoluto sul futuro dei grandi progetti di interesse sociale ed economico? 

«Ribadisco la volontà di spostare questa decisione dalla Giunta al Consiglio, in ogni caso ci sono altri numerosi filtri, come il vaglio dei vari servizi per l’ambiente e il paesaggio».

Sembra un modo per decidere arbitrariamente di volta in volta.

«Ci si muove dentro un quadro preciso, uno strumento urbanistico che fissa una disciplina rigida, e per la prima volta si introducono norme e procedure moderne, come il dibattito pubblico consultivo».

Il tecnico del Ppr, l’architetto Salzano, dice che l’articolo 43 va cancellato interamente perché fa prevalere gli interessi immobiliari sulla tutela ambientale e apre la strada a pericolose deroghe.

«E’ un’interpretazione ideologica, apre la strada a cosa? Le deroghe erano previste dallo stesso Ppr, sono le intese di cui ho già detto. Qui c’è la tutela integrale nella fascia di rispetto, non ci sono margini per interessi immobiliari. E nei casi in cui l’accordo determini l’aggiornamento del Ppr si applica la procedura prevista dall’articolo 39 dello stesso Ppr e si sospende tutto fino al completamento dell’iter».

Insomma l’articolo 43 va bene così com’è?

«Sarei anche d’accordo a sostituirlo interamente con il corrispondente articolo 50 della proposta alternativa presentata dai consiglieri Demontis e Collu, è sicuramente più agile e meno rigido».

Salverebbe qualcosa delle altre proposte in discussione?

«Nulla, di quella del centro-destra. Nella proposta degli ex Sel e Mdp noto incongruenze, c’è qualche idea condivisibile ma all’interno di un contesto che andrebbe modificato».

Come spiega il dissenso intorno alla sua legge?

«E’ un tema spinoso, Cappellacci ha presentato una proposta a fine legislatura, sapendo che non sarebbe stata discussa. Nella precedente Soru si è dimesso».

La presa di posizione di Soru?

«Sto a quello che lui ha scritto, ed è condivisibile, nel merito ci sono molti punti di vista coincidenti. Poi c’è il gioco politico, la necessità di presentarsi come strenuo difensore dell’ambiente, di proteggere il lavoro fatto nella vita precedente».

Perché eliminare il limite dei tre ettari per costruire sui terreni agricoli?

«Perché ora può costruire chiunque, anche chi non è agricoltore, invece noi leghiamo le nuove volumetrie all’attività agricola e diciamo che si può costruire in base alle caratteristiche del suolo e alla redditività di ciò che coltivi: se produci avena, che rende 500 euro a ettaro, devi arrivare almeno a trenta per ottenere le autorizzazioni, altrimenti non stai facendo impresa agricola. Per altre colture può bastare invece anche un ettaro e mezzo. La differenza è di principio: Soru dice che può costruire chiunque nei tre ettari, io dico che può farlo solo chi fa produzione agricola».

Allora perché consentire cambi di destinazione d’uso degli immobili dopo dieci anni? 

«Su questo si può intervenire, se serve una norma di garanzia per evitare speculazioni la inseriamo».

Come mai la legge non prevede strumenti di confronto e monitoraggio che coinvolgano ampiamente le parti sociali? 

«Per me sono sufficienti le norme degli articoli 24 e 25: c’è la concertazione con le parti sociali nei procedimenti di formazione e approvazione degli atti di governo del territorio, e poi il sindacato può partecipare all’interno degli spazi di dibattito regolamentati».

Avete incontrato il sindacato solo una volta e in una fase preliminare.

«L’apporto del sindacato può arrivare in qualsiasi momento, il testo non è definitivo, infatti siamo disponibili ad accogliere tutti i miglioramenti possibili, e ci sono altre ulteriori fasi per alimentare quel confronto».

Perché l’amministratore delegato del Gruppo Smeralda Holding del Qatar è stato audito dalla Commissione regionale su un altro disegno di legge riguardante edilizia e urbanistica?

«Ha fatto richiesta anche alla Giunta ma non l’abbiamo accolta, il Consiglio sì».

Esiste una mappa delle richieste di ampliamento e potenziali progetti?

«Il testo non è pensato in funzione di proposte di chicchessia ma sarà valutato da potenziali soggetti, perciò non si può prevedere chi e quali progetti verranno proposti».

Una stima dei volumi di nuovo cemento nella fascia di rispetto?

«Molti grandi alberghi sono esclusi perché hanno già usufruito dei Piani casa. Ci sono 180 strutture potenzialmente interessate ma non si può fare una stima precisa perché bisogna valutare se hanno già fatto ampliamenti e in che misura, o se vorranno farli»

Ha pensato di dimettersi?

«Non ho timore del dissenso, anzi, mi nutro di conflitto politico e mi rigenera, perché penso che sia utile a comporre interessi per il bene della Sardegna. Cambiare il testo è normale se serve a migliorarlo e io collaborerò in questa direzione».

E se la sua legge verrà snaturata?

«La maggioranza ha al suo interno le risorse per sostenere il lavoro svolto, con la consapevolezza che la legge urbanistica è uno strumento indispensabile e che sinora nessuno l’ha realizzata».