Il presidente Cappellacci: «Cambieremo i manager Asl»
Venerdi 17 Aprile 2009
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di Daniela Pistis
Di sicuro non ama le fabbriche. «Se avessi la bacchetta magica cancellerei le ciminiere del Sulcis», assicura Ugo Cappellacci, «a patto di poterle rimpiazzare immediatamente con un progetto alternativo». Il presidente della Regione investirà «nelle energie rinnovabili e sull’ambiente» e ribadisce che sul nucleare in Sardegna non si tratta: «Una scelta che va bene per l’Italia ma non qui da noi».
Spazzerà via tutto quello che ha fatto Soru?
«Ho sempre detto il contrario, le cose buone saranno una base di partenza ma ci sono cavalli battaglia che noi non condividiamo».
Nella sanità lo spoil system è già iniziato.
«E’ un sistema che fa parte delle democrazie più avanzate e consente di portare avanti una linea politica con responsabilità».
Cambierete i manager?
«Sì, li cambieremo».
Anche se hanno contratti quadriennali?
«Se non è previsto il recesso, aspetteremo la scadenza. Comunque valuteremo in base al merito». 
Ha dichiarato che le tutele paesaggistiche riguarderanno la fascia dei trecento metri.
«La tutela integrale nei trecento metri non prevede costruzioni selvagge a un chilometro dalle coste».
Significa cancellare il Piano paesaggistico.
«Lo rivisiteremo perché ha danneggiato l’ambiente e l’economia. Le volumetrie non sono diminuite, ci sono migliaia di intese già firmate».
Un esempio?
«Alla Maddalena hanno aumentato le volumetrie del 25 per cento e negli atti c’è scritto che il parere del sindaco in un primo momento era negativo, poi è cambiato. Il Piano prevede che in determinate condizioni non si possa fare niente, salvo un’intesa. Che regola è?»
Lei ne farà di più stringenti quando il Piano casa sarà operativo?
«Le Regioni lo possono adattare alle proprie esigenze. Metteremo alcuni paletti che siano rispettosi del nostro patrimonio ambientale».
Quanto resterà ai sardi della Maddalena?
«Sono il primo a voler tutelare le battaglie dei sardi ma devo anche difendere lo sviluppo».
E’ passata dalle mani dei militari a quelle di imprenditori non sardi?
«Ero molto preoccupato per l’esito dei bandi perché i tempi erano stretti e gli standard richiesti molto alti ma quando ho saputo che c’era l’offerta e che un gruppo di quel livello  – Marcegaglia – si è aggiudicato la gara ho tirato un sospiro di sollievo».
Francesco D’onofrio, imprenditore, ha incollato manifesti sei per tre sui muri di Sassari. C’è scritto: «G8 La Maddalena Ci hanno dato solo le briciole»
«Non ci si può lamentare se grandi gruppi imprenditoriali vogliono investire in Sardegna. E’ giusto  spendere risorse per attrarre capitali nei propri territori. Così crescono anche le imprese locali. Il problema non è agevolare le imprese sarde che già esistono ma stimolare la nascita di nuove imprese». 
Quanto durerà la Giunta?
«Non prevedo stravolgimenti e per il bene della Sardegna mi piacerebbe che durasse cinque anni.  Certo tutto è perfettibile e se ci sarà bisogno di una messa a punto, vedremo».
Come mai una psichiatra ai Trasporti?
«Si può dare un contributo al di là delle caratteristiche specifiche. Alla guida della Protezione civile c’è un ginecologo».
In Consiglio avete una maggioranza schiacciante, farete a meno dell’opposizione.
«Guai, non lo voglio neanche immaginare, si andrebbe contro l’interesse della democrazia.  
Quindi medierà?
«Cercheremo di tener conto delle esigenze di tutti ma chi ha la maggioranza deve poter portare avanti le scelte di governo. L’opposizione deve vigilare, pungolare e svolgere un’azione critica, mi auguro che siano in grado di farlo».
Ha dubbi?
«Mi aspettavo di più dal dibattito sulle dichiarazioni programmatiche».
Cosa l’ha infastidito?
«I ritornelli da campagna elettorale tipo la presunta dipendenza da Roma e il mancato rispetto di accordi assunti. Troppo presto per queste accuse».
In effetti le risorse per la Sassari Olbia e il piano bonifiche oggi non ci sono.
«E’ una partita aperta, ne faccio una questione di principio e mi batterò per ottenere i fondi».
Il vincolo su Guardia del Moro, nell’isola di Santo Stefano, resta in piedi per altri cinque anni. Si batterà per mettere fine alle servitù militari?
«Quella struttura deve essere restituita ai sardi perché fa parte di un disegno strategico legato al trasporto persone e merci con pontili: purtroppo ho dovuto prendere atto di una scelta già fatta ma mi batterò, se non sarà possibile anticipare la scadenza del vincolo, perché non si vada oltre i cinque anni».
Dal 2011 la Sardegna si farà carico di sanità e trasporti: va bene o pensa di rivedere l’accordo fatto da Soru?
«La fotografia della situazione oggi non è puntuale, perciò non siamo sicuri di aver guadagnato più di quanto ci siamo assunti come onere. Bisogna calcolare i costi e vedere, ad esempio quali sorprese ci riserveranno le asl. Se verrà dimostrato, costi alla mano, che quelle risorse basteranno, non sarà necessario cambiare l’accordo».
Il turismo è una potenzialità ancora inespressa se si pensa alla stagionalità, come si allunga la stagione?
«Puntando sulle nostre tradizioni, la storia e la cultura e, contemporaneamente, creando infrastrutture, come la Sassari–Olbia. Occorre collegare le coste alle zone interne ma dobbiamo anche creare le condizioni perché la gente resti a vivere nei piccoli Comuni, altrimenti non può esistere nessun progetto di valorizzazione delle risorse locali».
Nel frattempo i giovani fuggono dai paesi.
«Il punto è che dobbiamo avere la capacità di dare loro un futuro, non solo lavori stagionali in qualche cantiere pubblico. Questo può tamponare le emergenze ma se non faremo le infrastrutture, se lasceremo che chiudano le poste, le banche, gli uffici pubblici e le scuole, in quei Comuni non risolveremo il problema». 
I tagli alla scuola mettono a rischio la sopravvivenza di piccoli istituti, è possibile che in virtù della sua specialità, la Regione intervenga con un sostegno speciale all’Istruzione?
«Sì, possiamo e dobbiamo difendere la specialità anche attraverso vie straordinarie. Gli standard nazionali possono essere rivisti sulla base delle nostre priorità: se dobbiamo combattere lo spopolamento il sistema scolastico è prioritario».  
Lei ha promesso che ascolterà tutti però non si può governare senza scontentare nessuno.
«Ascoltare è indispensabile per farsi un’idea dei problemi ma chi governa ha la responsabilità della sintesi».
Lo diceva anche Soru.
«Lui faceva troppa sintesi e poca analisi».
La Tirrenia deve andare via?
«Sono per la libera concorrenza, il servizio migliorerebbe».
Industria, pensa di potenziare il settore?
«No, penso che quello che c’è debba essere salvaguardato e difeso ma abbiamo bisogno di uno sviluppo diverso ed equilibrato. Oggi la tendenza è fare impresa in Paesi dove il costo del lavoro è più basso. Certo potrei scegliere di investire cento milioni di euro in una fabbrica, ma non sarà per sempre. Le risorse naturali e l’ambiente sì, perché non possono essere delocalizzati».
Il terremoto dell’Abruzzo ha messo in evidenza quanto il territorio nazionale sia inadeguato al nucleare. Alla fine dovrà cedere la Sardegna?
«No. Daremo un contributo con l’utilizzo di fonti rinnovabili, sul nucleare non si discute».  
Su cosa punterete nel campo della ricerca? Solare, eolico, biomasse?
«E’ importante che ci sia un mix equilibrato».
Il carbone?
«E’ una fonte che teniamo in considerazione perché sulla sperimentazione stanno facendo passi da gigante».
Consorzio 21, Crs4, Polaris, Porto Conte, che futuro hanno?
«Spero di eccellenza. I risultati sono buoni ma si può fare di più, dobbiamo integrare la ricerca di base e quella applicata, l’università e il mondo dell’impresa». 
Un servizio andato in tv ha palesato una situazione di non rispetto delle norme di sicurezza nei cantieri dell’assessore Corona, ne ha parlato con lei? 
«No, quella trasmissione è faziosa. Sono venuti a intervistarmi e poi hanno tagliato ciò che ho detto stravolgendone il senso».
Le immagini parlavano chiaro.
«Non direi. Se passassi di persona sotto un cantiere fuori regola lo direi certamente al responsabile. Chi non rispetta le norme deve essere sanzionato ma dico no a linciaggi pubblici». 
Dopo la Finanziaria, quali sono le priorità? 
«Abbiamo iniziato ad affrontare le emergenze, disoccupazione e povertà, ma ora si tratta di programmare gli interventi. Lo faremo entro giugno con il collegato alla Finanziaria. Nei prossimi giorni apriremo un tavolo con le parti sociali per predisporre i provvedimenti».