MORTI BIANCHE: GIOVEDI′ CORTEO SILENZIOSO
Martedi 15 Aprile 2008
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Due ore di sciopero generale e un corteo silenzioso per le vie di Cagliari, giovedì dalle sei di sera, partenza da piazza Garibaldi fino a piazza del Carmine: è forma la protesta dei tre sindacati per denunciare le condizioni di scarsa sicurezza nei luoghi di lavoro. Tre morti in soli tre giorni la scorsa settimana, otto dall′inizio dell′anno, 37 nel 2007 sono un bilancio inaccettabile di fronte al quale i rappresentanti dei lavoratori si mobilitano, per sensibilizzare l′opinione pubblica, le istituzioni e le imprese sul problema della sicurezza.

"Morire sul lavoro non è mai una fatalità ma la conseguenza del mancato rispetto delle norme sulla sicurezza e ciò implica responsabilità precise": così il segretario della Cgil Giampaolo Diana denuncia i drammatici episodi che hanno provocato la morte di tre lavoratori negli ultimi due giorni, una dimostrazione – afferma –  che sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non si sta facendo abbastanza". Il sindacato apre una fase di mobilitazione perché "è intollerabile che nel 2008 si continui a morire di lavoro".
Diana giudica importante l’approvazione del testo unico sulla sicurezza ma sottolinea l’assenza di una cultura della sicurezza e della sua prevenzione, e denuncia soprattutto il fatto che i controlli sul rispetto delle norme, come dimostrano gli incidenti mortali e non, non vengono fatti con la dovuta frequenza.
"Prevenzione e controllo sono le parole chiave – dice Diana – insieme alla punizione, penale e civile, dei responsabili: aspettiamo che la magistratura faccia luce su quanto accaduto e punisca severamente chi ha la responsabilità perché accade spesso che dietro una morte sul lavoro ci sia un assassinio legalizzato e chi deve pagare resti impunito". 
"E’ una vergogna che la Confindustria nazionale abbia criticato l’inasprimento delle sanzioni previsto nel decreto del Governo – dice il segretario della Cgil – perché resta purtroppo ancora diffusa la mentalità che di fronte alle morti bianche non ci debbano essere colpe perseguibili e punibili". Questa cultura dell’impunità contribuisce a scardinare il sistema di regole e norme indispensabili per evitare che si perda la vita lavorando.
"Combattiamo la mentalità – dice Diana – per cui sembra quasi che nel lavoro, in certi lavori in particolare, sia insito un rischio: non esistono tragiche fatalità e non c’è distrazione che possa portare a un incidente mortale, ci sono semplicemente delle gravi mancanze nei sistemi di sicurezza di troppe aziende". (red)