G8: «Decisione inconcepibile». La Cgil apre ai valori della carta di Zuri
Venerdi 24 Aprile 2009
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Un dibattito interno ma focalizzato sulle soluzioni da proporre alla Regione per uscire dalla crisi: il direttivo della Cgil che si è svolto ieri ad Abbasanta ha riunito il gruppo dirigente intorno a un tema, come affrontare la grave situazione occupazionale che attraversa la Sardegna. Proprio mentre si discuteva di sviluppo e nuove prospettive di rilancio dell’economia è arrivata la notizia dello spostamento del G8 alla Maddalena, commentata da tutti come un fatto inconcepibile, una decisione scellerata e un ulteriore tradimento del Governo nazionale verso le aspettative dei sardi. Il direttivo della Cgil ha dato mandato alla segreteria regionale di riallacciare i rapporti con i soggetti firmatari della carta di Zuri per costruire insieme tutte le iniziative più opportune per contrastare le estreme povertà.
Secondo la Cgil serve uno sforzo solidale per trovare soluzioni all’emergenza ma anche nuove basi per un modello di sviluppo che restituisca una prospettiva, un valore al lavoro e all’impegno sociale.
«Con questo spirito il sindacato partecipa ai tavoli di discussione sulla legge finanziaria, e ha rilanciato più volte l’esigenza di ampliare il confronto con un tavolo anticrisi» ha detto il segretario generale Enzo Costa tracciando un quadro delle priorità emerse nel direttivo: accelerare la spesa pubblica e trovare le risorse per nuovi ammortizzatori sociali, per i lavoratori che ne sono esclusi. Fra gli obiettivi della Cgil, il rilancio della contrattazione sociale nei territori, per costruire un welfare locale al fine di evitare che i costi della crisi si scarichino sul tessuto più debole della società, come già sta accadendo. La Cgil rilancia l’urgenza di erogare il reddito di cittadinanza vincolato a un percorso di formazione e reinserimento nel mondo del lavoro.
«La grande emergenza – sottolinea Enzo Costa – rimane il lavoro come unico strumento di emancipazione sociale». Pertanto la Cgil ribadisce la posizione contro tutte le forme di lavoro precario usate dal privato e dalla pubblica amministrazione: «si tratta di un modello di organizzazione sociale ed economica che ha tentato, invano, di nascondere i propri limiti e le proprie inefficienze scaricandole sul costo del lavoro e sul taglio dei diritti dei lavoratori». Il riferimento va alla situazione emblematica, dei precari della Regione, dei Csl, dei Cesil e dei lavoratori degli impianti di Abbanoa.
 
«Abbiamo rivendicato – precisa Costa – che la legge finanziaria regionale avesse un chiaro senso sociale, ben sapendo che non è sufficiente per innescare una nuova fase di sviluppo»: per questo occorre costruire, dentro la crisi, le precondizioni che possano favorire la ripresa.
La questione energetica prima di tutto: il mondo si interroga sulle compatibilità ambientali e la Sardegna deve risolvere ancora la sua dipendenza (di costi e produzione) indicando anche come ottimizzare l’utilizzo delle rinnovabili. Così come dobbiamo intervenire per salvaguardare l’offerta formativa, dalle università alla scuola pubblica sino alla formazione professionale. E’ necessario, inoltre, che la Regione rilanci le possibili azioni di verticalizzazione delle risorse territoriali, puntando a gestirle attraverso politiche di integrazione che privilegino e sostengano sistemi e distretti piuttosto che singole iniziative.
Dobbiamo contemporaneamente salvaguardare il sistema industriale attraverso azioni di miglioramento delle infrastrutture, l’abbattimento dei costi energetici e di trasporto.  
Per realizzare questo è indispensabile riavviare il tavolo a palazzo Chigi sull’intesa Stato Regione, attraverso la ridiscussione di tutti gli accordi di programma.