Ultimatum alla Giunta: "Da settembre una nuova stagione di mobilitazioni" - Il mancato rispetto degli impregni presi dalla Giunta il 4 giugno porterà a una nuova stagione di - PRIMO PIANO
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Ultimatum alla Giunta: "Da settembre una nuova stagione di mobilitazioni"
Pubblicato Luned́, 26 luglio @ 17:47:36 CEST
Sezione: PRIMO PIANO

Il mancato rispetto degli impregni presi dalla Giunta il 4 giugno porterà a una nuova stagione di mobilitazioni: lo hanno annunciato stamattina in una conferenza stampa i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca denunciando l'assenza di risposte da parte della Regione. "Il disimpegno rispetto al patto firmato provoca necessariemnte conseguenze, da un sistema di dialogo è evidente che si deve passare a una fase conflittuale".

Cgil Cisl e Uil ricordano i dati drammatici della crisi economica e sociale, richiamano l'urgenza di un piano straordinario per arginare la disoccupazione giovanile e rilanciare l'occupazione, denunciano i tagli della manovra correttiva: non tocca gli sprechi della pubblica amministrazione ma incide pesantemente su settori come scuola e istruzione che avrebbero invece bisogno di investimenti. E' un giudizio di pesante insoddisfazione quello espresso stamattina: "Non c'è un'idea di prospettiva per la rispresa e lo sviluppo - denunciano i sindacati aggiungendo che l'interesse dei sardi è e deve sempre restare una priorità nell'azione di governo, anche in un momento di crisi della politica e delle istituzioni".



"La crisi necessita di una fuoriuscita di alto profilo - si legge nella nota unitaria diffusa stamattina - in termini di strategie politiche e interventi operativi, ma anche di una maggiore efficacia ed efficienza complessiva della politica sarda e di tutto l’apparato amministrativo regionale.E’ sul lavoro, sulla lotta alle povertà, sul rilancio delle attività produttive
, sul rafforzamento dei sistemi della scuola - istruzione - formazione, sulle riforme istituzionali, che è indispensabile avviare una svolta nella Regione".
Per testimoniare l’urgenza di provvedere in tempi rapidi ad un’inversione di tendenza, il sindacato riporta alcune valutazioni su ritardi e difficoltà del sistema Sardegna che attengono non tanto alla dimensione delle risorse finanziarie, quanto alle capacità progettuali e di spendita delle stesse.
1. A fronte di quasi 10 miliardi di euro (9.635 milioni) di bilancio regionale di competenza 2010, a causa dei meccanismi del patto di stabilità, a metà anno sono poco più di 1,5 miliardi di euro le risorse realmente spendibili. Ci troviamo di fronte al paradosso, più volte denunciato dai sindacati, di un bilancio con enormi competenze che non vengono spese, dunque una mole elevatissima di residui passivi, con l’aggravante di plafond di pagamenti limitati (sono basati sullo storico) che non consento di immettere  effettivamente le risorse nei circuiti del produttivo e del sociale.
2. Sul versante delle risorse comunitarie, oltre 2,4 miliardi di euro tra FESR e FSE, è vero che la Regione ha superato il disimpegno automatico al 31.12.2009, ma è necessario capire come lo ha fatto: sul FESR spostando risorse alla SFIRS per il fondo di garanzia per le PMI per 233 milioni di euro (l’83% del totale rendicontato!), risorse quindi che certamente non sono arrivate nel 2009 al sistema produttivo isolano ma che produrranno effetti nei prossimi anni; sul FSE anche in questo caso spostando a dicembre 2009 risorse alla SFIRS per il microcredito per 38 milioni di euro (i cui effetti partiranno in questi mesi) e ampliando il budget del programma Master & Back e di trasferimenti alle università e finanziamenti alla ricerca (queste tre operazioni coprono l85% del rendicontato 2009).
Quindi, nonostante l’enorme mole di stanziamenti sulla carta, si può effettivamente parlare più di risorse virtuali che di effettiva spesa sul territorio in favore delle imprese e del sistema sociale.
E gli effetti della mancanza di ricadute della spesa vengono confermati dai numeri, a partire da un tasso di disoccupazione al 16% (valore record dell’ultimo sessennio). Tasso che - se si considera la disoccupazione implicita (coloro immediatamente disponibili a lavorare anche se non hanno fatto azioni di ricerca come previsto dalle regole Eurostat) - sale al 27%, con punte nelle fasce giovanili superiori al 40%. Si tratta – in valori assoluti - di oltre 210 mila persone disponibili a lavorare nella nostra Isola.

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