Cgil contro privatizzazione rete aeroporti: “La Regione imbocca direzione contraria al bene comune”

Cgil contro privatizzazione rete aeroporti: “La Regione imbocca direzione contraria al bene comune”

La possibilità che gli interessi dei sardi e il loro diritto alla mobilità aerea siano affidati a un fondo privato, con le scelte di un governo regionale che imbocca una direzione platealmente contraria al bene comune e potenzialmente dannosa per una realtà insulare come la Sardegna: sta intorno a questo nodo la netta presa di posizione della Cgil Sardegna contro il progetto di privatizzazione della rete aeroportuale che si sostanzia oggi in un documento approvato da tutte le strutture territoriali e di categoria. L’obiettivo? Rimettere al centro l’interesse collettivo, fermare un’operazione sbagliata, realizzare una rete che abbia una governance pubblica. Una battaglia che il sindacato porterà avanti con il ricorso a tutti gli strumenti disponibili, nell’azione e nella pratica sindacale.

Il documento mette in fila le ragioni della contrarietà, a maggior ragione dopo quello che appare come un sostanziale e non accettabile via libera della giunta regionale. “Le decisioni previste nel Term Sheet, nelle deliberazioni dell’amministrazione regionale, e nei provvedimenti adottati dalla Giunta della Camera di Commercio di Cagliari e Oristano – si legge nel documento – prefigurano un percorso che porterà al controllo effettivo della gestione dei tre aeroporti sardi da parte di una nuova realtà societaria in cui sarà determinante il ruolo di F2i SGR SpA, fondo di investimento che ha come finalità il profitto e la valorizzazione degli investimenti per i suoi azionisti, non certo l’interesse pubblico”. La stessa logica del profitto di cui quel fondo potrà avvalersi dal 31 dicembre 2028 in poi, quando, con il via libera accordato nei documenti ufficiali, potrà persino rivendere le quote. Per la Cgil l’assetto societario, nomine del cda comprese, è totalmente sbilanciato verso i soggetti privati e la costituzione di un comitato con funzione consultiva e informativa sulle strategie di sviluppo nel territorio prevista dalle intese firmate, non può certo essere considerata come elemento di tutela e salvaguardia degli interessi collettivi.

Non a caso, sulla questione si sono già espresse negativamente autorevoli istituzioni quali la Corte dei Conti, l’Enac, l’Anac. E numerose riserve e osservazioni critiche sono arrivate dallo stesso studio legale incaricato dalla Regione. Riserve e osservazioni importanti che, inopinatamente, il governo della Regione sembra non aver voluto tenere in adeguata considerazione. Si tratta di una operazione che si prevede di realizzare in difformità rispetto alle norme e alle disposizioni vigenti che in questi casi prevedono una procedura di evidenza pubblica e un confronto tra offerte concorrenti.

Per la Cgil ciò che si può e si deve fare,  invece, è costruire una rete con una presenza pubblica maggioritaria nella governance – come già dimostrano le importanti esperienze delle società di gestione degli aeroporti in Puglia e nel Comune di Milano – sulla base di quanto prevede il Piano nazionale degli aeroporti che indica per i tre scali dell’Isola la strada della futura rete regionale con l’aeroporto di Cagliari come scalo strategico. Tema che, invece, in modo del tutto paradossale, non è presente nel recente Piano regionale dei Trasporti.

In conclusione, non certo per importanza, la Cgil evidenzia come tutto ciò stia avvenendo “senza il minimo coinvolgimento di chi negli aeroporti lavora ogni giorno e le valutazioni delle organizzazioni sindacali confederali e di categoria che rappresentano quei lavoratori”.

Per tutte queste ragioni, la Cgil promuoverà il confronto con i lavoratori e le lavoratrici degli aeroporti e con quelli delle aziende collegate e del sistema degli appalti, oltre che con i livelli istituzionali e con le rappresentanze territoriali ai vari livelli. L’obiettivo è “imprimere una diversa direzione di marcia al processo di costruzione della rete aeroportuale della Sardegna, mettendo al primo posto il bene comune e l’interesse generale, non i particolarismi e i vantaggi di aggregazioni imprenditoriali dedite ad accrescere peso economico e influenza nella vita politica e sociale della Sardegna”.