Misure lente e inadeguate: “Pronti alla mobilitazione contro la Giunta”

L’ingente mole di risorse aggiuntive derivante dal Recovery Fund e
anche da altre fonti nazionali e comunitarie presupporrebbe una
capacità prospettica e idee buone sulle quali costruire un’ampia
condivisione, ma assistiamo a una presunzione di autosufficienza da
parte della Giunta e delle forze di maggioranza”: la Cgil, che ha
riunito ieri il Direttivo regionale per definire la linea d’azione dei
prossimi mesi, esprime grave preoccupazione sul corretto utilizzo
delle risorse e una generale insoddisfazione sui provvedimenti presi
finora per arginare gli effetti della crisi legata all’emergenza
sanitaria.

La sintesi dell’ampia discussione sui temi che animano il dibattito
politico è, quindi, l’avvio di un percorso, da condividere con Cisl e
Uil, che potrebbe sfociare in una mobilitazione generale, se non
dovesse registrarsi un cambio di metodo e di strategia operativa nella
politica della Regione.

Le diverse iniziative di protesta unitarie che hanno caratterizzato le
ultime settimane, promosse dai sindacati di categoria della sanità e
dei pensionati, delle costruzioni, lo sciopero generale dei trasporti,
quello della scuola, le manifestazioni dei sindacati dei servizi e del
turismo, sono tutti segnali di un forte malcontento che cresce, al
quale occorre dare risposte concrete con misure adeguate, per le quali
non mancano le opportunità.

Per la Cgil infatti, “siamo in una congiuntura che ci mette a
disposizione risorse consistenti,  un’occasione per certi versi unica,
e perciò dobbiamo utilizzarla bene. Non sono accettabili altri ritardi
o improvvisazioni né tantomeno il rifiuto sistematico al dialogo con
le parti sociali registrato fin qui, nonostante gli iniziali  impegni
al confronto presi dal presidente della Regione”.

Dall’analisi del Direttivo è emersa la lentezza con cui ha agito la
Giunta, accumulando clamorosi ritardi nell’adozione di provvedimenti
per i lavoratori, per i disoccupati e per le fasce deboli, giudicati
per di più del tutto inadeguati. Sul fronte sanitario “la sorte ci ha
risparmiato la gravità dell’epidemia vista altrove, ma quanto accaduto
non è servito nemmeno a far riflettere la Giunta, che infatti
ripropone la stessa riforma stilata prima dell’emergenza, utile solo a
moltiplicare posti di potere da spartirsi, continuando a smantellare i
servizi per i cittadini”. In materia di Turismo “c’è stato un
atteggiamento che ha aggiunto ulteriori incertezze, contribuendo molto
a determinare la tragica situazione della stagione in corso”. E
ancora, la continuità territoriale aerea e quella marittima sono allo
sbando, ma manca qualsiasi discussione intorno al Piano regionale dei
Trasporti”. Sulla scuola poi “abbiamo davanti solo incognite e
settembre è vicinissimo. C’è poco o nulla al di là delle linee guida
del Ministero e il confronto langue. Non si vede iniziativa della
Giunta per la creazione dei necessari tavoli decisionali con gli Enti
locali e le istituzioni scolastiche, i lavoratori, i gestori dei
servizi, le famiglie”. La maggioranza inoltre, “incurante di qualsiasi
urgenza, si è impegnata su una riforma degli Enti locali che ha il
noto sapore dell’inutile restaurazione, mentre non c’è alcun piano di
riordino delle funzioni delle Province o della stessa amministrazione
regionale”. Netta contrarietà il Direttivo esprime anche verso il
tentativo di manomettere il Ppr – in ultimo attraverso quella assurda
interpretazione autentica che appare un lasciapassare per la
speculazione edilizia – al quale la Cgil contrappone “un rilancio del
settore delle costruzioni incentrato sulla difesa del valore del
paesaggio, sulla manutenzione del territorio, sull’edilizia
sostenibile e innovativa, sulla trasparenza e legalità negli appalti e
sulla difesa del lavoro buono”.

Al lungo l’elenco dei provvedimenti presi che non piacciono alla Cgil
fa da corredo l’inerzia nell’affrontare questioni cruciali come la
ripartenza della scuola, la qualità dei servizi socio-sanitari e la
garanzia delle prestazioni ai cittadini, i temi delle riforme, delle
politiche per lo sviluppo e per il lavoro, tenuti a margine come un
semplice orpello, e ciò genera disappunto e inasprisce un clima già
teso che, se nulla dovesse cambiare, con l’autunno e davanti al
probabile riverbero peggiorativo della crisi, potrebbe volgere in
un’aperta e forte protesta di piazza.