Sara Pillai all’assemblea a Firenze: “La Sanità è un diritto, non un lusso! Basta tagli e precarietà”

Sara Pillai all’assemblea a Firenze: “La Sanità è un diritto, non un lusso! Basta tagli e precarietà”

All’assemblea dei delegati e delle delegate il 7 novembre a Firenze è intervenuta per la Sardegna Sara Pillai, lavoratrice della sanità. Ecco il suo intervento:

Care compagne, cari compagni,

mi chiamo Sara Pillai, lavoratrice del comparto e precaria nella dirigenza, e sono qui oggi per portare la testimonianza delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità pubblica sarda.

Agli occhi dei “Continentali”, la Sardegna è terra meravigliosa, di natura incontaminata e di cultura millenaria; meta di agognate vacanze.

Ma la realtà per chi la abita è ben diversa. Permane una grave condizione di crisi economica e sociale e da anni una situazione di gravissima crisi del servizio sanitario regionale. Oggi il 17,2% della popolazione sarda rinuncia alle cure, vale a dire un cittadino su sei! E’ il dato più alto d’Italia!

L’accesso alle cure inoltre è spesso negato anche nei casi in cui la tempestività della presa in carico è fondamentale. Un esempio su tutti sono gli interventi per tumori alla mammella nella classe A, quindi con priorità entro 30 giorni: in Sardegna il tempo medio di attesa è del doppio.

Gli ospedali maggiori, concentrati nelle grandi città, soffrono per la pesantissima carenza di personale, ormai strutturale, sia nell’ambito del comparto che nella dirigenza, e devono nel contempo far fronte alla richiesta sanitaria che non trova risposte a livello territoriale.

Non per niente, per la prima volta nella storia, vediamo i medici che abbandonano il pubblico per andare a lavorare nel privato o all’estro, dove vengono garantite retribuzioni più adeguate, valorizzate le competenze e non si rischia il burnout.

Ancora peggiore la situazione dei piccoli ospedali territoriali, che subiscono la carenza organica dovuta anche alla condizione di sede disagiata; che dispongono solo di poche specialità e con dei pronto soccorso, aperti a singhiozzo grazie a medici gettonisti, che di per sé costituiscono di frequente un aumento del rischio piuttosto che la presa in carico del paziente.

Abbiamo moltissimi comuni privi dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, con una prospettiva di peggioramento per via dei pensionamenti. Condizione che mette a rischio la qualità dell’assistenza di base e la sua diffusione capillare nel territorio, soprattutto in quelle aree periferiche e interne dove, nel vuoto dei servizi sanitari, il medico di famiglia risulta, ancor di più, un riferimento irrinunciabile.

Non abbiamo ancora il registro regionale dei tumori, strumento fondamentale per registrare ed analizzare le conseguenze legate ai residui tossici e cancerogeni dell’intensa attività mineraria, all’impatto sanitario dei poli petrolchimici ed industriali ed all’inquinamento bellico, in una terra che produce armi e che subisce il 60% delle servitù militari italiane.

Non c’è stata la capacità di cogliere appieno l’opportunità offerta dal PNRR: a meno di un anno dalla scadenza, in Sardegna è stato speso meno del 12% dei fondi destinati alla Missione Salute e al momento nessuna Casa di Comunità risulta completata!

Insomma, la sanità sarda offre un quadro sconfortante; rappresenta la principale emergenza sociale della nostra isola che, con Giunte di segno diverso, ha varato 2 riforme del sistema sanitario regionale nell’arco di 5 anni, con conseguenze devastanti nell’ambito della programmazione, della gestione dei servizi e dei LEA. Riforme che abbiamo duramente criticato perché prive di un vero disegno di riorganizzazione dei servizi sanitari e fortemente mortificanti per tutti i lavoratori trattati come pacchi postali.

Di recente, come CGIL CISL e UIL Confederali Regionali e di Categoria, abbiamo sottoscritto con la Giunta Regionale un documento di impegni condivisi da attuare mediante dei tavoli regionali di confronto sindacale, per lo sviluppo dei servizi e per il rilancio della sanità e del welfare in Sardegna.

Uno dei punti cruciali è la prossima legge di bilancio regionale che auspichiamo stanzi investimenti per un cambiamento strutturale, e non fondi una tantum, per ripristinare l’adeguato numero di posti letto e per finanziare l’intero sistema che, lo ricordo, è quasi interamente a carico della regione Sardegna e quindi dei suoi residenti. Ma è l’ultima apertura di credito: se non ci saranno fatti che segnino una totale discontinuità col passato, dovremo aprire una stagione di lotta per riconquistare il diritto alla salute degli abitanti e delle lavoratrici e lavoratori della nostra regione.

Al contempo, il governo nazionale ci dice che ha stanziato nuove risorse per la sanità.

Ma noi, che siamo sul campo, sappiamo bene che sono briciole!

Ci hanno parlato di abbattimento delle liste d’attesa, ma la verità è che questa manovra non stanzia abbastanza per nuove assunzioni strutturali e per potenziare davvero la sanità territoriale. Anzi, si favorisce l’incremento del ricorso al privato accreditato, sottraendo di fatto competenze alla gestione pubblica diretta, spesso senza assegnare le necessarie risorse e favorendo pratiche di dumping contrattuale sulla pelle di migliaia di lavoratrici e lavoratori dei servizi in appalto e accreditamento del settore sanitario e socio-sanitario.

Da poco è stato firmato il contratto 2022-2024 per il comparto, ma noi FP CGIL non l’abbiamo sottoscritto, consapevoli che quel contratto danneggia fortemente le lavoratrici ed i lavoratori, sia nelle condizioni di lavoro che per il mancato recupero del tasso d’inflazione, e che non farà altro che aumentare il numero di sanitari costretti al secondo lavoro, in ambito privato, per arrivare alla fine del mese.

E lo stesso sotto-finanziamento e la mortificazione delle competenze li vediamo anche nell’ambito della contrattazione della dirigenza, che ostinatamente teniamo aperta, contrariamente a numerose sigle da subito pronte alla sottoscrizione.

Noi siamo quelli che lottano per una riduzione dell’orario di lavoro con un salario adeguato al costo della vita, per avere più tempo da dedicare agli affetti, alla formazione, all’impegno politico, sindacale, sociale e allo svago; per una società sana e propositiva che vede al centro la dignità della persona.

Ci scontriamo invece con la realtà di una sanità che sopravvive grazie alle ore in più lavorate sia nel comparto che nella dirigenza.

La scelta poi di stornare gli investimenti dal welfare e dalla protezione sociale, per incrementare le spese militari, è l’ennesima operazione di un governo italiano che si piega alle istanze populiste, reazionarie e neoliberali di un’Europa che sempre meno è dei popoli e sempre più è guidata da istinti nazionalisti e dagli interessi dell’industria militare.

Per questo, oggi come non mai, occorre investire nelle strutture e nella formazione riconoscendo anche ai medici di medicina generale la dignità di una formazione universitaria, al pari delle altre specializzazioni, che fornisca competenze complesse: integrazione col territorio, capacità di ricerca e visione comunitaria. Liberandoli dalla mortificazione di un percorso frammentario e di borse di studio regionali sottopagate.

Insomma, occorre garantire al Servizio Sanitario Nazionale risorse adeguate, raggiungendo progressivamente il finanziamento allineato ai valori medi dei Paesi europei e fissandolo a un livello non inferiore al 7,5% del PIL.

Ecco perché la proclamazione dello Sciopero Generale non è solo giusta: è necessaria!

Continuiamo a dire BASTA!

Basta precarietà!

Basta sfruttamento! Non siamo eroi, siamo lavoratrici e lavoratori che chiedono contratti dignitosi e un ambiente di lavoro sicuro!

Basta alla distruzione del Pubblico! Vogliamo risorse vere e strutturali per il SSN, vogliamo l’abbattimento del numero chiuso all’università e un piano straordinario di assunzioni!

La manovra finanziaria, e la politica che la ispira, vuole farci credere che la sanità sia un costo, ma noi sappiamo che è il più grande investimento sul futuro di un Paese civile!

Viva la CGIL! Viva il diritto alla salute! Viva lo Sciopero Generale!