Le ragioni della Sardegna domani in piazza a Roma
Domani a Roma anche la Cgil Sardegna insieme alle associazioni della Via Maestra partecipa alla manifestazione nazionale che partirà da piazza della Repubblica alle 14 e attraverserà la città fino a Piazza del Popolo.
Stamattina alla conferenza stampa di presentazione sono state illustrate le ragioni che spingono l’Isola a sostenere con forza la mobilitazione.
“Il governo nazionale ignora il principio di insularità e non risolve nessuna delle vertenze industriali aperte, i costi della spesa sono insostenibili, il carburante alle stelle, il sistema sanitario al collasso, il lavoro non c’è o è precario”, ha detto la segretaria della Cgil Sardegna Simona Fanzecco sottolineando che “chi governa a Roma si ricorda di noi soltanto quando c’è da sistemare nelle nostre carceri i detenuti del 41-bis”.
E infatti, “abbiamo più di una ragione per andare a manifestare a Roma – ha aggiunto – e lo faremo con una grande delegazione, ma avrebbe potuto essere più ampia se non fossimo limitati dai problemi annosi dei trasporti, della continuità territoriale”.
Nei giorni scorsi la Cgil della Sardegna ha inviato una lettera a tutti i sindaci della Sardegna per condividere le ragioni della manifestazione nazionale.
Cgil e Via Maestra faranno sentire la voce delle comunità: “L’obiettivo – ha concluso la segretaria – è cambiare le politiche economiche del governo Meloni che investe in armi e non si cura del malessere diffuso, del disagio crescente dei giovani, dei lavoratori e delle lavoratrici, dei pensionati e delle pensionate”.
Ecco i temi:
Più salari, meno precarietà. Aumentare stipendi e pensioni, cancellare i contratti precari, contrastare il lavoro povero e ridurre il divario retributivo tra donne e uomini.
Un fisco davvero giusto. Combattere l’evasione, ridurre il carico fiscale su salari e pensioni, tassare extra profitti, rendite e grandi ricchezze e garantire la progressività fiscale: chi ha di più deve contribuire di più.
Sanità e istruzione pubbliche per tutte e tutti. Portare il finanziamento della sanità pubblica al 7,5% del Pil e quello per l’istruzione al 5%, assumere personale, ridurre le liste d’attesa e garantire servizi pubblici di qualità in ogni parte del Paese.
Accesso alla casa. Realizzare un diverso Piano Casa che risponda alla domanda abitativa debole con offerta di alloggi pubblici e sociali, che metta in sicurezza il patrimonio abitativo pubblico e ne migliori l’efficienza energetica.
Lavoro e ambiente, insieme. Investire in una vera politica industriale e guidare la transizione ecologica creando buona occupazione. Industria, energia, mobilità, agricoltura e tutela del territorio devono essere parte di un progetto.
Pace, non riarmo. No all’aumento della spesa militare. Sì alla diplomazia, alla cooperazione, al disarmo e a una politica di pace.
Libertà di dissenso. Difendere il diritto di manifestare democraticamente, garantire gli spazi sociali e abrogare le norme dei decreti sicurezza che limitano gli spazi di libertà e partecipazione.
Difendere e attuare la Costituzione. Difendere l’equilibrio tra i poteri, l’uguaglianza dei diritti e l’unità del Paese, promuovere la rappresentanza e la partecipazione democratica.

