Industria, il ministero risponde alla diffida della Cgil
E’ arrivata una prima importante risposta dal Ministero dell’Imprese e del Made in Italy dopo la diffida legale inoltrata dalla Cgil regionale e territoriale di Sassari alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per la mancata convocazione della cabina di regia prevista nel protocollo sulla chimica verde stilato a maggio 2011 e recepito nel 2022 da una legge nazionale.
Nella lettera di risposta il ministero garantisce che darà avvio a stretto giro alle necessarie interlocuzioni e adempimenti organizzativi finalizzati alla convocazione della cabina di regia, con l’obiettivo di assicurare l’avvio dei lavori entro il prossimo mese di settembre.
“Questo passo in avanti è frutto delle azioni del sindacato che da anni rivendica il rispetto di quel protocollo – ha detto la segretaria della Cgil Sardegna Simona Fanzecco – sottolineando che il sindacato vigilerà sul rispetto degli impegni e, più in generale, in riferimento alle tante vertenze industriali aperte che richiedono un impegno fattivo del governo nazionale, “a settembre occorrerà fare il punto della situazione e costruire un percorso, se possibile condiviso anche con la Regione, per portare a Roma le rivendicazioni dell’Isola”.
“La strada della diffida e della richiesta di accesso agli atti ha prodotto i primi risultati – ha detto il segretario della Cgil di Sassari Massimiliano Muretti – ci auguriamo che questo impegno venga rispettato, che il Mimit sia conseguente e che la Presidenza del Consiglio dei Ministri, destinataria della diffida, vigili affinché gli impegni assunti oggi dal Mimit siano rispettati.” Quel che appare chiaro, intanto, è che “su queste materie occorre perseveranza e coerenza e non si può non ottemperare agli obblighi di legge”.
Intanto, il sindacato incassa un primo risultato sulla vertenza di Porto Torres: il documento legale era partito il 15 luglio, subito dopo l’approvazione dell’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici riuniti dalla Cgil fuori dalla sala mensa dello stabilimento (l’accesso alla sala era stato negato dai vertici Eni). La diffida, condivisa e sostenuta anche dalla Cgil nazionale, mirava a imprimere una svolta nella battaglia per la realizzazione del progetto di riconversione industriale rimasto al palo.
Non a caso, in quell’assemblea, la Cgil aveva affermato con forza l’urgenza di una risposta chiara da governo e Eni: “La pazienza è finita – si era detto – tutte le iniziative, le mobilitazioni, le sollecitazioni messe in campo dai sindacati a tutti i livelli per rivendicare l’attuazione degli impegni sulla riconversione del petrolchimico in un hub di chimica green sono rimasti inascoltati”. Per la Cgil i lavoratori e le lavoratrici e il territorio hanno bisogno di risposte e non possono più aspettare: il governo e l’Eni devono finalmente dar corso agli investimenti e ai progetti industriali previsti.

