Marcinelle, la strage sul lavoro di ieri parla all’Italia di oggi

Marcinelle, la strage sul lavoro di ieri parla all’Italia di oggi

“A distanza settant’anni da Marcinelle dobbiamo chiederci se la logica del profitto a scapito della sicurezza e del valore delle vite umane non caratterizzi ancora il mondo del lavoro di oggi: purtroppo, in tanti casi è così, perché si continua a morire nei cantieri, nei campi, nelle fabbriche e in tutta la catena degli appalti”: così la segretaria della Cgil Sardegna Simona Fanzecco ricorda la strage denunciando il fatto che “ancora oggi la salute e la sicurezza vengono considerate un costo da tagliare anziché una priorità assoluta”.

Tra i 262 lavoratori che persero la vita a Marcinelle, c’erano anche tanti italiani e sardi che avevano lasciato la propria terra spinti dal bisogno e dalla speranza di un futuro migliore: “Ieri gli emigrati invisibili e sfruttati eravamo noi e oggi, nelle nostre città e nei nostri campi, sono i lavoratori migranti a subire più di tutti la precarietà e il ricatto del lavoro nero”. Per la Cgil la risposta è una sola: stessi diritti, stessa dignità e stessa protezione per chiunque lavori, senza eccezione.

“Dalla memoria di Marcinelle e dalle radici della storia mineraria della Sardegna dobbiamo rilanciare con più forza un impegno: dare concretezza al Patto di Buggerru stilato da Cgil, Cisl e Uil e presidenza della Regione, affinché diventi realmente strumento di tutela, salute e sicurezza in ogni luogo di lavoro.