Finanziaria: “Servono misure specifiche per rilanciare la Sardegna”

Finanziaria: “Servono misure specifiche per rilanciare la Sardegna”

“I principali indicatori del rapporto Bes Istat presentato ieri mostrano luci e ombre e, in particolare, il lieve miglioramento di alcuni dati del mercato del lavoro è insufficiente a colmare il gap della Sardegna con i dati medi nazionali”: così il segretario della Cgil regionale Fausto Durante che sottolinea  l’urgenza di rendere rendere più incisive, sia a livello nazionale che regionale, le politiche per far crescere i redditi di salari e pensioni in caduta libera se si pensa al costo della vita e all’inflazione.

Per la Cgil è chiaro che alla condizione isolana occorra rispondere con interventi massicci per recuperare il gap che allontana l’Isola dal resto d’Italia e per farlo “serve accelerare la spesa dei fondi europei e del Pnrr ma anche ragionare su un’idea complessiva di sviluppo che per noi deve partire da investimenti sui settori produttivi più innovativi e ad alto contenuto tecnologico per agganciare le transizioni in atto, da quella green a quella digitale”. Su questo punto la Cgil chiede da tempo un confronto interassessoriale che consenta di definire un programma organico supportato da risorse e strumenti dedicati. Non a caso, in riferimento alla imminente Finanziaria regionale, il segretario Cgil rilancia la proposta di costituire una Agenzia regionale per lo sviluppo economico e industriale e un fondo speciale per la transizione: “In questo quadro, oltre alle misure di sostegno al reddito, si potrebbero programmare in modo organico le scelte per una politica industriale moderna e sostenibile e i relativi piani formativi per le nuove professionalità”.

Insieme a questo, oltre alla richiesta di inserire in Finanziaria le risorse per il Patto di Buggerru su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, l’attesa è rivolta al confronto sulla vertenza entrate: “L’Isola ha bisogno di recuperare il gap di infrastrutture materiali e immateriali e di veder riconosciuto concretamente il diritto alla mobilità e alla continuità territoriale, sono temi sui quali occorrono impegni e risorse dello Stato”.

“Occorre intervenire sulla quantità e soprattutto sulla qualità del lavoro – ha aggiunto il segretario Cgil – creando nuova occupazione stabile e di qualità e combattendo i fenomeni di lavoro discontinuo e povero, a basso contenuto professionale e a valore aggiunto altrettanto basso, che contraddistinguono diversi settori di attività in Sardegna: su tutto ciò sarà necessario continuare e strutturare con costanza il confronto con la giunta regionale, con la presidente Todde, con gli assessori del Bilancio, dell’Industria e del Lavoro”.

Sul fronte nazionale, contro la manovra di bilancio la Cgil scenderà in piazza anche in Sardegna il 12 dicembre, giorno dello sciopero generale. “Il governo non affronta nessuna delle criticità e le risposte sul tema salari sono decisamente insufficienti. La detassazione degli aumenti contrattuali, peraltro limitata nel tempo e nella platea dei beneficiari, non porterà vantaggi a chi guadagna fino a 28 mila euro all’anno, mentre chi arriva a 30 mila euro avrà un aumento mensile di soli 3 euro. E anche la rimodulazione degli scaglioni Irpef non risulta capace di invertire la tendenza al generale impoverimento dei redditi da lavoro dipendente e da pensione”.

Per il sindacato serve una riforma fiscale che premi e non penalizzi ulteriormente il lavoro, che preveda una effettiva progressività, combatta davvero l’evasione e l’elusione, intervenga sulle grandi ricchezze e sulla rendita improduttiva. “E c’è bisogno di politiche industriali e del lavoro – conclude Durante anche in riferimento alle crisi delle aree industriali sarde che non trovano alcuna risposta – per rilanciare il sistema economico e produttivo e dare prospettiva stabile e salari più alti ai lavoratori”.

I dati del rapporto Bes analizzati dal Centro studi della Cgil Sardegna. 

Il tasso di occupazione nella fascia di età tra i 20 e 64 anni, pur aumentando dell’1,8%, nel 2024 si ferma al 61,7% a fronte del 67.1% nazionale, mentre la mancata partecipazione al mercato del lavoro risulta peggiore della media nazionale di oltre 5 punti percentuali. La percezione di insicurezza dell’occupazione in Sardegna è del 4,2%, un punto percentuale in più rispetto al resto d’Italia. Questa percentuale sale al 13%, contro l’8,5% medio italiano, tra quanti si trovano nella condizione di un lavoro part-time involontario.

In miglioramento il dato relativo ai Neet: dal 19,6% del 2023 al 17,8%, anche in questo caso non si riesce a recuperare la distanza con il dato medio del Paese (15.2%). Sono in linea con il dato medio le trasformazioni di lavori da instabili a stabili (16% nell’Isola contro 16.6%), mentre è inferiore il dato relativo agli occupati sovraistruiti tra i laureati ( 19,2% contro il 20,7% nazionale). Migliore anche il rapporto tra i tassi di occupazione delle donne con figli in età prescolare rispetto a quelli delle donne senza figli, rapporto che nel 2024 in Sardegna si attesta al 78,3%, circa tre punti percentuali in più rispetto alla media nazionale; migliore anche quello relativo alla quota di occupati a termine da almeno 5 anni (17.1, circa il 2% in meno del dato nazionale).

Anche gli indicatori di benessere economico mostrano luci e ombre. Il reddito disponibile lordo pro capite è in Sardegna di 19.064 euro a fronte dei 22.374 euro medi nazionali, e se è vero che cresce rispetto all’anno precedente, lo fa meno della media italiana: +844 euro a fronte di +1074. Ciò che preoccupa è il peggioramento della disuguaglianza di reddito disponibile (il reddito equivalente totale ricevuto dal 20% della popolazione con il più alto reddito e quello ricevuto dal 20% della popolazione con il più basso reddito) che sale in Sardegna al 6.1%, segnando un incremento dell’1.4% a fronte del 5.5% italiano (in crescita di 0.2%). Il rischio di povertà nel 2024, nonostante il calo rispetto alla precedente rilevazione (-3.3%) e’ sensibilmente più elevato in Sardegna che nella media italiana: 25.7% contro 18,9% (invariato). Cresce nel 2024 anche l’indicatore che misura la difficoltà ad arrivare a fine mese: 14,7% (+0.8%) un dato più elevato di quasi 9 punti percentuali rispetto alla media italiana (5,8%). Risulta superiore di 10 punti percentuali il dato relativo alla bassa intensità lavorativa che in Sardegna si attesta al 19,5%, ulteriormente peggiorato rispetto al 2023 (era 17.1%). Diminuisce la quota di famiglie che ritiene che nel 2024 la propria situazione economica sia peggiorata, attestandosi comunque al di sopra della media italiana (32,6% contro 29,5%). Migliorano rispetto alla media nazionale sia il dato relativo alla grave deprivazione materiale e sociale (2,8% contro 4,6%), sia quello relativo alla grave deprivazione abitativa (4,5% a fronte del 5,6% italiano).