Sciopero generale, domani in piazza a Cagliari contro la manovra del governo Meloni
Domani mattina, in concomitanza con lo sciopero generale proclamato dalla Cgil in tutta Italia, si svolgerà a Cagliari la manifestazione regionale. L’appuntamento è in piazza del Carmine alle 10, dove dal palco interverranno, dopo il segretario della Cgil Sardegna Fausto Durante, delegate e delegati di tutta la Sardegna. Le conclusioni sono affidate alla segretaria nazionale Cgil Daniela Barbaresi.
Le ragioni dello sciopero sono legate ai contenuti della manovra finanziaria del governo Meloni che, secondo il sindacato contiene misure del tutto insufficienti a invertire il quadro economico e sociale del Paese. Un quadro che in Sardegna si riflette in modo ancor più negativo se si guarda ai dati del mercato del lavoro, ai redditi, alle crisi industriali, alle condizioni del sistema sanitario. “Nel Paese e nell’Isola – ha detto il segretario della Cgil Sardegna Fausto Durante – c’è una drammatica questione salariale e dei redditi da pensione alla quale la Finanziaria del governo Meloni non offre alcuna risposta e, anzi, rischia di ridurre ulteriormente il potere d’acquisto. Oltre a questo, il mondo del lavoro resta penalizzato dalla scelta di non intervenire sulla effettiva progressività del prelievo fiscale”. Secondo il segretario inoltre, “è la politica industriale un’altra grande assente di questa manovra di bilancio e nell’Isola le conseguenze rischiano di essere ulteriormente pesanti come già si vede dalle crisi industriali aperte e non risolte in tutto il territorio regionale”.
L’obiettivo dello sciopero è portare il governo nazionale a modificare la manovra attraverso misure per aumentare i salari e le pensioni, contrastare la precarietà, rilanciare l’industria e i settori produttivi con politiche efficaci. Fra gli interventi richiesti, una riforma fiscale equa e progressiva e uno stop all’innalzamento dell’età per andare in pensione deciso dal governo. In generale, il sindacato chiede che si investa in sanità, istruzione e servizi pubblici e che si fermi la corsa al riarmo che provocherà una progressiva diminuzione delle risorse del bilancio destinate alle reali necessità dei cittadini e delle cittadine.
Per quanto riguarda il quadro regionale, secondo dati Bes Istat il rischio povertà nel 2024 e’ sensibilmente più elevato della media italiana: 25.7% contro 18,9%. Il reddito disponibile lordo pro capite nel 2023 era di 19.064 euro a fronte dei 22.374 euro medi nazionali e nel 2024 cresce il numero di famiglie che dichiara di arrivare con difficoltà a fine mese: 14,7% (+0.8%) un dato più elevato di quasi 9 punti percentuali rispetto alla media italiana (5,8%). Non va meglio sul fronte del mercato del lavoro: se si osservano i dati sulle nuove assunzioni, nei primi 8 mesi dell’anno in corso si rileva che su 175.967 nuovi contratti, ben il 79% (139.616) erano a termine, sintomo di una domanda di lavoro diffusamente precaria (Banca d’Italia). I giovani sono sempre più penalizzati: secondo l’Istat nel 2024 il tasso di occupazione tra i 18 e i 29 anni si ferma al 34,1, inferiore al dato medio nazionale del 43% e in sensibile calo rispetto all’anno precedente (-2,6%, la contrazione in Italia è di 0,3%). Cresce il tasso di occupazione tra gli over 50 (+2,1%, da 58,3% a 60,4%), sintomo di un mercato del lavoro che favorisce i lavoratori più adulti, del mancato turnover e delle regole del sistema pensionistico. Per quanto riguarda le pensioni (dati Inps), al 1 gennaio 2025 il 71,6% non arriva ai 1000 euro (è il 62% nella media italiana) e l’importo medio è poco più di 900 euro, a fronte dei circa 1100 nazionali. Il riflesso di questo quadro generale, ulteriormente aggravato da un sistema sanitario regionale in condizioni drammatiche, è la rinuncia alle cure da parte del 17,2% dei cittadini sardi, il dato peggiore in Italia: ciò si lega sia a difficoltà economiche sia all’impossibilità di ottenere prestazioni in tempi accettabili. Chi può si rivolge alla sanità a pagamento, chi non può, non si cura.
