Non c’è umanità senza parità: 8 marzo di lotta per Filcams e Flc in sciopero

Non c’è umanità senza parità: 8 marzo di lotta per Filcams e Flc in sciopero

“Le donne guadagnano meno degli uomini, fanno più a fatica a trovare un lavoro e, quando lo trovano, è povero e precario, spesso un part-time non richiesto, comunque un contratto precario e uno stipendio basso”: la denuncia è della Cgil regionale che sostiene e partecipa alle iniziative organizzate in Sardegna il 9 marzo, in occasione dello sciopero indetto dalle categorie  dei lavoratori e delle lavoratrici della conoscenza, del commercio, del turismo e dei servizi.

Due gli appuntamenti in programma, davanti alle prefetture di Cagliari in piazza Palazzo e Sassari in piazza d’Italia dalle 10 alle 12, per i presidi organizzati da Filcams e Flc Cgil insieme alle Camere del Lavoro, ai quali sarà presente la Cgil regionale.

L’obiettivo dell’astensione dal lavoro è riaffermare l’urgenza di raggiungere la parità di genere, nel lavoro e nella società. Nei settori in sciopero, nei quali la presenza femminile è prevalente, le donne pagano il prezzo più alto di un modello economico diseguale, fatto di part-time involontario, bassi salari e una flessibilità che troppo spesso diventa sfruttamento. A ciò si aggiunge il peso del lavoro di cura, ancora quasi interamente scaricato sulle spalle delle donne.

I dati del mercato del lavoro, elaborati dal Centro studi Cgil Sardegna, sono molto preoccupanti nel dato complessivo ma evidenziano che le donne faticano di più a inserirsi e quando ci riescono sono condannate a condizioni di precarietà e povertà di salario.

Il tasso di occupazione delle donne in Sardegna è inferiore di oltre 14 punti percentuali rispetto a quello maschile (50,5 contro 64,7- dato Istat 2024). Il 44,5 per cento delle donne in età lavorativa non cerca più un lavoro (fra gli uomini la percentuale scende al 29,5 – Istat 2024). Nei primi nove mesi del 2025 si registrano 185 mila nuove assunzioni, di queste quasi 6 su 10 riguardano uomini. Tra i rapporti di lavoro delle donne, soltanto il 7,3 per cento sono a tempo indeterminato (10,1 per cento il dato maschile).

Decisamente più cospicua la percentuale di part-time, che interessa il 51,8 per cento delle donne mentre si ferma al 28,7 degli uomini (dato Inps).  Le donne inoltre, sono le più colpite anche dal part-time involontario, che supera il 21%, a fronte del 6,9% maschile (Bes Istat). Le ripercussioni salariali sono importanti: la retribuzione media lorda annua nel 2024 delle donne si ferma a poco più di 15 mila euro, quella degli uomini a 21 mila 814.